Allegri, la corrente dei detrattori si placherà solo con la Champions

Pubblicato il autore: Armando Cheula Segui

TURIN, ITALY - SEPTEMBER 09: Massimiliano Allegri head coach of Juventus FC looks on during the Serie A match between Juventus and AC Chievo Verona on September 9, 2017 in Turin, Italy. (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Ormai sono 5 gli anni dalla traumatica rottura tra il capopopolo Conte e la beneamata Juventus. Se all’epoca dei fatti la stragrande maggioranza del popolo juventino aveva accolto la notizia con scene di isteria collettiva se non quando con visibile empatica delusione, di acqua sotto i ponti ne è passata e ad oggi è giusto sottolineare che nonostante la squadra abbia mantenuto elevatissimi standard prestazionali, permane più o meno subdola una corrente di pensiero tra i tifosi juventini che inviterebbe se fosse loro possibile il tecnico di Livorno a levare anzitempo le tende e a emigrare su lidi i più lontani possibile.

I tifosi bianconeri o presunti tali lamentano sostanzialmente brutture di gioco, storpiature tecniche e scelte cervellotiche: a detta loro se a sedere sulla panchina della Juventus ci fosse Zidane o Guardiola (o per i più critici..chiunque altro..) la Vecchia Signora offrirebbe altro degno spettacolo. Eppure il campionato italiano da sempre esprime eccellenze orientate al risultato non abbinato allo spettacolo e/o viceversa: difficile combinare risultati e spettacolo e il recente fallimento in questo senso di Sarri a Napoli non ha però convinto  i più scettici a desistere che ciò non si possa concretare. Anzi molti perdonano a Sarri di non aver avuto in mano una fuoriserie e molti sono convinti che a scambio di panchine, la Zebra non ci avrebbe rimesso.
Si obietterà però, spezzando una lancia a favore di Max, che i numeri sono largamente dalla sua parte. Ricordiamoli.

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In campionato la truppa di Allegri viaggia a ritmi elevatissimi se è vero che all’alba del quinto anno ha raggranellato qualcosa come 117 affermazioni in 155 gare (22 le partite nulle e 16 le sconfitte)il che si riassume in 4 campionati vinti su 4 tentativi; in coppa italia lo score parla di 17 successi e tre sconfitte indolori che equivalgono a 4 coppe Italia vinte su altrettanti tentativi. Ruolino di primo piano anche nella rassegna continentale se è vero che in quattro edizioni, raggiungendo sì due finali ma mai vincendo il trofeo, la juve ha vinto 24 volte , pareggiato la metà e perso rispetto alle vittorie esattamente un terzo delle volte. Numeri che certificano un dominio tra i confini nazionali più volte ribadito negli ultimi anni e campagne europee che seppur senza regalare acuti di spessore hanno sempre portato i bianconeri vicini se non vicinissimi all’impresa.

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Sommando tutte le competizioni fanno 223 partite sotto la guida di Allegri con 159 successi, 36 pari e 28 sconfitte. Anche i dati relativi a gol fatti e subiti che non necessariamente sono indice di spettacolo a livello assoluto, paiono comunque assolutamente lusinghieri: 431 i gol fatti, quasi due di media a partita e 156 palloni raccolti in fondo alla rete il che testimonia di una difesa sempre granitica. Il tutto si riassume statisticamente nel 71% di successi: da 5 anni quando la juve scende in campo vince di media 7 partite ogni 10.
Nessuno dei tanto illustri predecessori ci si avvicina. Il Trap nel periodo 1976/1991 ha percentuali di successo complessive che si fermano al 53%, Lippi(1994/2001) al 56%, Ancelotti (1999/2001) al 55%, Capello (2004/2006) al 64% e Conte(2011/2014) al 67%. A onor del vero, Trapattoni e Lippi pur bissando le delusione europee  di Allegri con finali perse in serie(alcune brutali leggasi Amburgo e Borussia Dortmund) annoverano gli unici due trionfi continentali nella storia juventina e complessivamente sono ritenuti allenatori vincenti e amati.
Essenzialmente per questo motivo ad oggi mister Allegri rimane nel limbo proporzionalmente in odore di santificazione solo in caso di sugello continentale.
Fino ad allora dovrà accettare di buon grado questo rapporto di amore e odio. E a onor del vero, in soccorso si dirà, ad indorare la pillola gli perviene un ricchissimo ingaggio che lo fa uno degli allenatori più pagati del panorama europeo.
Diventerà beato il primo giugno prossimo?

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