Totti su Nedved nell’autobiografia: “Ti faceva venire voglia di picchiarlo … ma era forte”

Pubblicato il autore: Gabriele Ripandelli Segui

 

Foto Getty Images © scelta da SuperNews

Aneddoti su aneddoti. Francesco Totti ne aveva molte di cose da raccontare ed “Un capitano” , la sua biografia scritta dall’eccelsa penna di Paolo Condò, è l’esempio che Francesco per molti anni è rimasto in silenzio su molte cose. Il libro è stato presentato ieri in una magica serata al Colosseo dedicata a colui che a Roma viene considerato l’ottavo re di Roma, e che ieri spegneva 42 candeline. Insieme al leggendario numero dieci sono saliti sul palco compagni della sua avventura in giallorosso, tra cui ex compagni come Antonio Cassano e Daniele De Rossi, ex allenatori come Claudio Ranieri,  ex dirigenti come Rosella Sensi ed anche il sindaco di Roma Virginia Raggi. Il libro è già da giorni un topic dei giornali sportivi che riportavano estratti di testo, approfittando per parlare del legame che Totti aveva con personaggi che hanno caratterizzato la sua carriera, tra cui Baldini e Spalletti. Parole che avrebbero potuto alzare un polverone in un momento in cui la società è contestata dai tifosi, e che hanno portato alle dimissioni di Baldini. Totti però ci tiene a precisare, come affermato in un intervista al Messaggero, che non ha fatto questo libro per togliersi dei sassolini o far arrabbiare qualcuno, ma semplicemente “ho scritto la verità, non cavolate”.

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La bellezza del libro non sta solo nella romanità di Francesco Totti, ma nel poter leggere la storia recente  del nostro campionato e della nostra nazionale attraverso il pensiero di un campione che, giocando per 25 anni con la Roma, ha visto passare tutti i campioni delle ultime due generazioni che hanno giocato in serie A. Nella sua biografia ha deciso di spendere parole anche per Nedved, una delle colonne portanti della Juve, prima da giocatore ed ora da vice presidente. Un giocatore contro il quale Totti si è battagliato spesso, anche nei gironi del mondiale 2006 e proprio da lì parte l’aneddoto. Quella partita tra Repubblica Ceca ed Italia, in cui i primi avrebbero dovuto vincere per rimanere nel torneo, era stata una partita complicata sbloccata solo da un colpo di testa di Materazzi sul calcio d’angolo battuto da Totti. “Stringo i pugni e corro ad abbracciarlo – scrive nella biografia – è un gol importante perché nei primi minuti la Repubblica Ceca ci aveva aggredito con grande intensità”. Quale era stato il pericolo numero uno? Ovviamente il capitano avversario, il biondo bianconero.

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Quel giorno Nedved è in forma irresistibile, e mi costa dirlo perché in campo non l’ho mai sopportato: un piagnone allucinante, lo sfioravi e volava a dieci metri, ti faceva venire voglia di picchiarlo con le mani e ho detto tutto. Però era forte, mamma mia se era forte, e in quella gara di più, tanto che Buffon deve inventarsi tre o quattro parate di livello per tenerlo a bada“. Un mix di forza e leggerezza, che nutrivano un mix di odio e stima tecnica nel Nedved giocatore per Totti. Ed ora quale è il pensiero sul Nedevd dirigente? “Dopo aver ribadito– continua Totti nel libro- quanto mi stava sull’anima come calciatore, e confesso di non averglielo mai nascosto, devo invece dargli atto di essere stato molto carino con me la prima volta che ci siamo incontrati fuori ai sorteggi dei gironi di Champions di Montecarlo. E’ venuto lui da me – e il debuttante ero io- mi ha chiesto come mi sentissi subito dopo aver chiuso il calcio giocato“. In attesa di altri aneddoti, pace fatta tra i due campioni e odio sotterrato.

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