Giampiero Ventura, debutto horror sulla panchina clivense

Pubblicato il autore: Stefano Trentalange Segui

Foto Getty Images© per SuperNews

Non è stato certo quello che si può chiamare un esordio coi fiocchi quello che ha visto Giampiero Ventura sedersi per la prima volta sulla panchina del Chievo. A quasi un anno di distanza dal disastroso playoff che ci ha negato il pass per il Mondiale russo, Ventura colleziona la sua prima sconfitta al ritorno in Serie A. E non è una disfatta facile da digerire per i tifosi gialloblu: il tabellone del Bentegodi oggi recitava un impietoso 1-5 in favore dell’Atalanta.

Non proprio un bel biglietto da visita per l’ex ct della Nazionale, mostratosi eccitato, almeno davanti ai microfoni, per la fiducia ricevuta dal presidente Campedelli. Negli ultimi giorni, Ventura ha parlato di salvezza assolutamente possibile per la squadra del piccolo quartiere di Verona, sottolineando come la gara di oggi potesse restituire stimoli importanti ai suoi giocatori. Invece, dopo aver subito ben 5 gol dai bergamaschi, ci sarà da raccogliere quel poco di buono che si è visto in campo e bisognerà principalmente rimettere in sesto l’umore sotto i piedi della squadra veneta. La classica spinta psicologica che spesso si attiva nella testa dei calciatori dopo un cambio di allenatore non si è vista e già c’è chi si domanda se non sia stato affrettato dare il benservito a Lorenzo D’Anna, bandiera da giocatore e, fino a poco fa, da allenatore dei “Mussi volanti”.

Davanti le telecamere di Sky Sport, un Giampero Ventura scuro in volto ha fatto mea culpa, addossandosi tutte le responsabilità per una prestazione definita «incommentabile» da parte sua. A suo dire, il tecnico genovese avrebbe commesso l’errore di focalizzarsi troppo nel dare, fin da subito, un’impronta di gioco chiara al Chievo, senza prima soffermarsi sulla necessità di recuperare qualità come la cattiveria, la compattezza e la combattività tipiche del miracolo calcistico approdato in massima serie agli inizi del Terzo Millennio.
Cercare di imporre il proprio gioco non è stata quella che si chiama una mossa felice da parte dell’allenatore ormai settantenne, soprattutto quando si affrontano squadre superiori tecnicamente e vogliose di riscatto come l’Atalanta. I bergamaschi, contro un Chievo poco “provinciale” nel suo gioco, hanno ritrovato anche un giocatore come Ilicic, un talento alla ricerca della continuità perduta dopo la splendida stagione passata. Lo sloveno ha messo a segno una tripletta, mettendo in ginocchio da solo la vergognosa retroguardia clivense.

Ora, per il povero Ventura, non resta altro che raccogliere i cocci di un organico spento nel gioco e nella testa, bisognoso di ritrovare innanzitutto la serenità. Anche se l’ambiente intorno allo stadio Bentegodi non è dei più esigenti, la squadra e l’allenatore si sono beccati i fischi di coloro che hanno assistito a uno spettacolo indeocoroso di 11 giocatori senza mordente e senz’anima. Sarebbe prematuro e sciocco dire che la situazione è già compromessa alla nona giornata, ma serve una sterzata decisa per togliere almeno il segno negativo dalla classifica del Chievo.
Se il buon Ventura non riuscirà a inculcare le sue idee nella testa dei suoi uomini in breve tempo, è meglio per lui che il 2018 si chiuda il prima possibile, dopo gli attacchi, a volte ingiusti, ricevuti da pseudo-tifosi che non hanno avuto il minimo rispetto per la persona, prima ancora che per l’ex allenatore azzurro. Come sempre in questi casi, sarà solo il campo a dirci se il tecnico ligure abbia ancora le capacità e le motivazioni giuste per allenare a certi livelli.         

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