Il boom del “pezzotto”: DAZN, Sky e Netflix a 10 euro al mese. Si rischia il carcere?

Pubblicato il autore: Giuseppe Biscotti Segui

Foto Getty Images© scelta da SuperNews


Il boom del pezzotto a danno delle pay tv.
Nell’ultima puntata de Le Iene è andato in onda un servizio sul fenomeno dell’abbonamento pirata che permette di vedere i canali di DAZN, Sky Netflix a cifre mensili quasi irrisorie. Alessandro Di Sarno ha incontrato alcuni hacker napoletani  che si occupano della vendita e dell’installazione del servizio. Il “pezzotto” è sempre più diffuso, si parla di circa un milione e mezzo di persone che lo usano in tutta Italia per un giro d’affari di oltre 500 milioni di euro. I prezzi oscillano tra i 10 euro e i 15 euro mensili e permettono di vedere i contenuti in FULL HD su smart tv, pc, tablet e mobile. Uno dei tecnici intervistati ha spiegato che l’idea è nata nell’est europeo e si è diffusa da un paio d’anni anche in Italia. Il “pezzotto” si appoggia ad un server estero creato ad hoc che trasferisce la linea agli utenti italiani che possono utilizzarlo tramite una stringa e più nello specifico “ogni singolo abbonamento è un abbonamento Sky originale. Il server centrale si trova in una casa dove ci sono tutti i decoder Sky collegati, il ché vuol dire che si tratta di abbonamenti originali”. In ogni città italiani ci sono 30-40 installatori per coloro che si abbonano al servizio.

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Il pezzotto è illegale. Cosa si rischia? Ormai vedere il calcio in tv è diventato sempre più costoso con la divisione dei diritti della Serie A tra Sky DAZN che obbliga a sottoscrivere due abbonamenti. Sono in aumento coloro che decidono di rivolgersi alla visione pirata dei canali nonostante sia illegale. Infatti si rischia fino a 5 anni di carcere e un’ammenda amministrativa fino a 15.000 € per chi distribuisce il servizio illegalmente. Invece gli utenti finali, qualora scoperti dalla Polizia Postale e dalla Guardia di Finanza, sono accusati di violazione di diritto d’autore stabilito dall’articolo 171 e rischiano fino a 3 anni di carcere più un’ammenda amministrativa che varia dai 2.500€ ai 26.000€. Nell’ottobre 2017, infatti, una sentenza della Cassazione ha respinto il ricorso di un utente condannato per aver guardato la Pay Tv senza regolare abbonamento grazie al sistema del card sharing condannandolo a quattro mesi di reclusione e 2.000 euro di multa.

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