Champions League, cos’è successo al Monaco? I biancorossi arrancano anche in Ligue 1

Pubblicato il autore: Alessandro Treccani Segui
PARIS, FRANCE - MARCH 23: Radamel Falcao of Colombia reacts during the international friendly match between France and Colombia at Stade de France on March 23, 2018 in Paris, France. (Photo by Aurelien Meunier/Getty Images)

Radamel Falcao – Foto Getty Images© scelta da SuperNews

La squadra del Principato è irriconoscibile, penultima (a parimerito con l’ultima) in Ligue 1, ultima nel suo girone di Champions e maltrattata pure dal Club Brugge.

Correva la stagione 2016/2017 quando il Monaco stupì tutta l’Europa arrivando alle semifinali di Champions League, fermato dalla Juventus, e vincendo il campionato con 95 punti davanti al ricchissimo PSG.
Una squadra bella da vedere, talentuosissima, con i vari Mbappé, Lemar, Bernardo Silva, Fabinho, il miglior Bakayoko. Tutti giocatori che oggi non ci sono più.
Il fenomeno francese classe ’98 si è accasato ai rivali parigini, Lemar all’Atletico Madrid, Bernardo sta facendo il salto di qualità giocando benissimo al Manchester City di Guardiola, Fabinho sta faticando a trovare spazio a Liverpool e Bakayoko, per ora ben lontano dall’essere il fenomeno ammirato quell’anno, è in prestito al Milan dal Chelsea.

Oggi, però, la situazione è tutt’altro che rosea.
I Monegaschi, ad oggi 7 novembre 2018, sono a quota 7 punti in 12 partite di Ligue 1, frutto di una sola vittoria, contro il Nantes, 4 pareggi e ben 7 sconfitte, con un’incredibile striscia in campionato di 11 partite consecutive senza i tre punti.
Solo il Guingamp ha fatto peggio: stessi punti, ma differenza reti peggiore, -17 contro -6.
Lo storico allenatore, il portoghese Leonardo Jardim, è stato esonerato dopo 4 stagioni e mezzo (arrivò nel 2014/2015), rimpiazzato dal figliol prodigo Thierry Henry, che proprio a Monaco iniziò la sua brillante carriera calcistica da professionista. La musica, però, non è cambiata: all’esordio del neo tecnico, lo Strasburgo vince 2-1 e, alla seconda e terza gara, arrivano un 2-2 casalingo con il Digione e un’altra sconfitta, per 1-0, contro il Reims.
Il clima di tensione e incredulità nel club è testimoniato anche dalle 3 espulsioni nelle ultime 4 giornate di Ligue 1.

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In Champions, se possibile, va ancora peggio.
Se le sconfitte con Atletico Madrid e Borussia Dortmund e il pareggio all’andata contro il Club Brugge sono comprensibili, il perentorio 0-4 rifilato dai Belgi al ritorno, in casa del Monaco, ha un qualcosa di inquietante.

Facile pensare che tutto ciò sia dovuto alle illustri cessioni di quell’annata d’oro.
Verissimo, ma esistono altre motivazioni più profonde, a partire dall’assenza di un vero leader nella squadra.
Radamel Falcao fa quel che può, 4 gol e 2 assist in 10 partite di campionato, aiutato da Yuri Tielemans e il tedesco Henrichs, due tra gli elementi più di talento in una rosa complessivamente povera, il cui talentino Rony Lopes si è rotto dopo sole 4 giornate di campionato. Diciamo che nemmeno la fortuna li aiuta.

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In estate sono arrivati Aleksandr Golovin, corteggiato anche dalla Juventus, per 30 milioni di euro, il classe 2001 Willem Geubbels dal Lione, pagato ben 20 milioni ma infortunato praticamente da inizio stagione, e appunto il citato Benjamin Henrichs, ’97 ex Bayer Leverkusen corteggiato da mezza Europa ma che ha visto nel Monaco il club adatto per continuare la sua crescita.
Anche il nostro Antonio Barreca, dal Torino, ha scelto i biancorossi, così come il mediano Pelé del Rio Ave e Nacer Chadli, che ha disputato un buon Mondiale con la casacca del Belgio.

Troppo poco, però, se si torna all’inizio di questo articolo e si confrontano questi acquisti con le cessioni.
Certo, anche Mbappé e compagni erano semi sconosciuti all’inizio della loro esperienza nel club, ma erano comunque affiancati da gente più esperta, come il faro del centrocampo Joao Moutinho, partito anche lui quest’anno in direzione Wolverhampton, in Premier League.

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Anche qui risiedono le motivazioni del tracollo del Monaco: il Portoghese era un leader tecnico e mentale, faceva girare la palla e dettava i tempi di gioco.
Le squadre vincenti sono sempre state un giusto mix tra gioventù vogliosa ed esperienza, cosa che il Monaco non ha, soprattutto in mezzo al campo, la zona fondamentale del gioco.
L’età media della rosa è infatti di 23,8 anni, incredibilmente bassa, ricordando che gli estremi non vanno mai bene e che paradossalmente in un calcio dove si incoraggia sempre più a puntare sui giovani, si ignora il fatto che servano anche gli “anziani” a guidare il gruppo e a mettere a disposizione le proprie conoscenze.

Sta a Thierry Henry trovare la quadratura del cerchio anche se, come abbiamo visto, i mezzi a disposizione sono limitati, non tanto tecnicamente quanto in termini di mentalità e “mestiere”.

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