Juventus-Manchester United 1-2, prima rocambolesca sconfitta dei bianconeri in questa Champions. Contro il Valencia l’imperativo è vincere

Pubblicato il autore: Stefano Trentalange Segui

Massimiliano Allegri – Foto Getty Images© per SuperNews

Il calcio non sarebbe né così appassionante né tantomeno lo sport più seguito al mondo se non avesse l’imprevedibilità tra le sue caratteristiche. A volte può accadere un episodio in tuo favore, in altri frangenti l’imponderabile è lì dietro l’angolo pronto a condannarti ad una sconfitta inaspettata e, spesso, totalmente ingiusta.
Il bello del calcio stavolta ha avuto come vittima la Juventus di Max Allegri. I bianconeri sono usciti dallo Stadium con una sconfitta incredibile per come è maturata contro un pur ottimo Manchester United allenato da José Mourinho.
Se si vanno a rivedere gli highlights della partita giocata questa sera a Torino, nessuno può mettere in dubbio l’assoluto e incontrastato dominio juventino per almeno 80 minuti. Eppure, ai Red Devils ne sono bastati 10 per ribaltare lo svantaggio e vincere la folle sfida dello Juventus Stadium per 2 reti a 1.

Dopo un primo tempo controllato dalla Juventus e condito da un palo clamoroso di Khedira, la rete bianconera arriva al 65° minuto, siglata dal tanto atteso Cristiano Ronaldo. Al primo gol europeo con la nuova maglia, l’asso portoghese  sfrutta come meglio non potrebbe un assist di 40 metri da parte di Leonardo Bonucci, colpendo la sfera al volo per insaccarla alle spalle dell’incolpevole De Gea. Con il vantaggio ottenuto contro un Manchester United fin lì troppo attento a non prenderle, la squadra di Allegri crea palle gol a livello industriale. Due grandi occasioni capitano sui piedi di Pjanic, una a Cuadrado che sbaglia un rigore in movimento, senza dimenticare la traversa colpita da Dybala, lasciato colpevolmente con troppo spazio nell’area del Manchester United. I numerosi match point falliti dalla Juve non hanno fatto altro che provocare le ire di Allegri, che sa quanto sia importante chiudere le partite, soprattutto se si hanno di fronte giocatori di qualità come quelli di Mourinho.

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Al minuto 84, l’allenatore toscano fa una mossa a cui spesso ci ha abituato, ma che, a dirla tutta, spiazza il sottoscritto. Entra l’esperto Andrea Barzagli che sostituisce un intraprendente Mattia De Sciglio. Allegri decide di passare al modulo 3-5-2, alzando Alex Sandro e Cuadrado all’altezza del centrocampo.
La decisione di cambiare il volto della squadra dal punto di vista tattico a pochi minuti dalla fine non convince più di tanto, considerando che la Juventus era in vantaggio, anche se solo di un gol. Forse Max Allegri, in cuor suo, ha creduto troppo nelle qualità dei suoi giocatori, più volte capaci di dimostrare la loro versatilità e disponibilità ad adattarsi ai cambi di modulo schizofrenici ma vincenti attuati sovente dal tecnico livornese. Qualche minuto prima, Mourinho aveva buttato nella mischia Rashford, Mata e Fellaini. Il gol del pareggio degli inglesi nasce proprio da una splendida punizione dal limite di Juan Mata, spesso inspiegabilmente trascurato e lasciato in panchina dal suo tecnico. Allo scoccare del 90° minuto, succede l’impensabile. Punizione tesa e insidiosa calciata da capitan Ashley Young, spizza di testa Fellaini che manda in confusione la difesa juventina. La palla sbatte addosso ad Alex Sandro e si infila alle spalle di Szczesny per quello che è stato uno sfortunatissimo autogol. Imbeccato in contropiede con la Juventus sbilanciata, Rashford ha avuto addirittura l’opportunità del tris, ma sarebbe stata una punizione troppo severa per gli spaesati bianconeri. Szczesny compie il miracolo e il match finisce 1-2.

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Dopo il fischio finale, lo stadio resta per un pò in silenzio, salvo scatenarsi con una bordata di fischi all’indirizzo di José Mourinho, beccato per tutta la partita, come all’andata, da insulti per il suo passato interista. L’allenatore lusitano, a fine partita, porta la mano all’orecchio come per stuzzicare ancor di più gli allibiti tifosi della Juventus. Ecco le parole del tecnico di Setúbal sul suo gesto: «Sono stato insultato per 90 minuti quando io sono venuto qui solo per fare il mio lavoro e niente di più. Nel finale non ho offeso nessuno, ho solo avvicinato la mano all’orecchio per fare il gesto di chi vuole ascoltare di più. A freddo dico che non dovevo farlo, ma gli insulti nei riguardi della mia famiglia e anche di quella interista non mi sono piaciuti». Decisamente diversa l’accoglienza iniziale riservata a Paul Pogba, giocatore ancora amato a Torino, cresciuto calcisticamente grazie agli anni juventini.
Da parte sua, Allegri si è limitato a parlare di ingenuità mostrata dai suoi uomini che hanno sprecato l’impossibile, pregiudicando il risultato finale. La qualificazione della Juventus non è assolutamente a rischio, ma, nella prossima sfida sempre in casa contro il Valencia, servirà la macchina perfetta e spietata che siamo stati abituati ad ammirare. Con una vittoria, la Juventus avrebbe la matematica certezza della qualificazione e forse del primo posto, a patto che metta da parte gli ultimi maledetti 10 minuti di stasera, in cui la presunzione di chi si sente sempre e comunque superiore agli altri si è impossessata dei giocatori bianconeri, portandoli a una disfatta a cui si fa ancora fatica a credere.

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