Il boom della pirateria, ingenti perdite per le pay tv: la proposta di legge Butti per combattere gli abbonamenti illegali

Il fenomeno della pirateria audiovisiva, i danni per il settore. Sono sempre di più i consumatori italiani che preferiscono disdire gli abbonamenti alle pay tv ed utilizzare IPTV illegali o il decoder pirata per la visione dei canali Sky, DAZN e Netflix ad un prezzo che oscilla tra i 10 e i 15 euro mensili. I numeri sono sempre più crescenti, 4,6 milioni di italiani nel 2018, e le perdite economiche nel settore delle televisioni a pagamento sono ingenti. I ricavi sottratti dalla pirateria sono stimati sopra il miliardo di euro, con 5.700 posti di lavoro a rischio e una perdita di PIL pari a 369 milioni di euro. Si è tornati ai livelli dei primi anni 2000 quando tre milioni di schede pirata invasero il mercato costringendo Tele+ e Stream alla fusione in Sky a causa dei numerosi debiti accumulati. In particolare, la pay tv di Murdoch guarda sempre di più con preoccupazione il fenomeno della pirateria n virtù di un investimento di 4 miliardi di euro di diritti televisivi nel prossimo triennio e un numero di abbonamenti che ha raggiunto i 4,8 milioni di italiani ma stenta a decollare.
Gli effettivi negativi della pirateria, l'iniziativa di un parlamentare. Il deputato di Fratelli d'Italia, Alessio Butti, ha presentato alla Camera dei Deputati la proposta di legge relativa alle norme di contrasto alla fruizione illegale di contenuti trasmessi o diffusi in diretta, tutelati dal diritto d’autore e dai diritti connessi. Intervistato dal sito agcult.it, il parlamentare ha dichiarato: "Tra i giovani esiste una cultura dell'illegalità inconsapevole. La pirateria colpisce lo sport, il diritto d’autore e in particolare i broadcaster, ma anche i consumatori che pagano 1.000/1.500 euro all’anno per vedere i programmi a pagamento". Il sistema proposto da Butti funziona così: "Si parte da una lista di indirizzi IP di alcuni server tra quelli che presentino, sulla base di monitoraggio delle settimane precedenti, un volume di traffico di dati sospetto e che abbiano come principale scopo di facilitare veicolare l’accesso ai contenuti illegali. In seguito, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) predispone un‘ingiunzione che viene notificata agli ISP che a loro volta intervengono bloccando il flusso di dati per un periodo determinato".