Lazio, non vendere per non comprare: basterà per la Champions?

Pubblicato il autore: GennaroIannelli Segui

In quest’ estate bollente di calciomercato, una sola Big risulta tra le grandi assenti: la Lazio. La squadra biancoceleste ha seguito la solita strategia sul mercato, affidandosi alle mani sapienti del DS Tare che, con occhio clinico, è solito scandagliare i principali campi d’ Europa (soprattutto nella fascia balcanica), alla ricerca di qualche talento che possa esplodere in prospettiva.

Già, perchè a Roma, negli ultimi anni, sono arrivati profili molto giovani che, se esplosi (vedi Felipe Anderson, nonostante tutto), hanno poi garantito al club di mettere a segno importanti plusvalenze, se rivelatisi dei “flop” (Wallace) finiscono presto ai margini della squadra. Se si analizza la rosa biancoceleste, si potrebbe pur pensare che l’ organico vada bene così com’ è: confermata l’ ossatura della passata stagione, con el Tucu Correa che può essere l’ uomo capace di spostare gli equilibri in campo, la squadra si è rinforzata con l’ arrivo di Manuel Lazzari dalla Spal, un esterno di corsa e qualità che può ricoprire, all’ occorrenza, entrambe le fasce.

Messosi in luce già contro la Sampdoria, Lazzari è forse quel tassello che mancava ad Inzaghi per aggiungere una discreta qualità anche sulla corsia di destra, dove ormai Marusic non sembrava poter offrire determinate garanzie. Eppure, si ha sempre la sensazione che, alla Lazio, manchi qualcosa per fare il definitivo salto di qualità. Oltre all’ acquisto di Lazzari, infatti, la società ha denunciato un preoccupante immobilismo sul mercato e, oltre all’ acquisto di un Vavro ancora tutto da scoprire, ha messo a segno il colpo Jony dal Malaga(niente più che una potenziale riserva di Lulic sulla sinistra).

Andando ad analizzare uno dei reparti nevralgici per il gioco della squadra romana, il centrocampo, non si può non notare come la squadra manchi di una mezzala di ricambio, che possa magari consentire a Luis Alberto di avanzare il proprio gioco qualora ve ne fosse bisogno, nè di un mediano vero e proprio, dal momento che, con la cessione di Badelj alla Fiorentina (a dire il vero mai entrato nelle grazie di Inzaghi), l’ unico in grado di giocare davvero davanti alla difesa resta Lucas Leiva, giocatore dotato di grande visione di gioco, ma per cui oramai gli anni si fanno sentire. Per ciò che riguarda Parolo, l’ ex Parma, nonostante l’ indole da vero stacanovista, non sembra poter essere l’ uomo giusto per una squadra che voglia puntare davvero ai massimi livelli.

Il difetto principale della squadra di Inzaghi in questi anni è stato uno: la discontinuità nei risultati. Segno che quando la squadra sta bene, e tutti gli effettivi titolari girano alla perfezione, la Lazio sa mettere sotto chiunque dimostrando doti offensive e una coralità che poche squadre, nel nostro campionato hanno. Ma, durante gli inevitabili periodi di flessione per una squadra che affronta tre competizioni, la rosa ha dimostrato di non essere all’ altezza

Un’ ultima chiosa, poi, sul caso Milinkovic-Savic. Il serbo, nonostante abbia dimostrato grande professionalità esordendo in maniera egregia contro la Sampdoria, rischia di rimanere “ingabbiato” nelle maglie di una squadra che, pur avendone fatto il suo pezzo pregiato, non pare abbia la voglia o la convinzione di poter puntare a qualcosa in più. Procedendo così, il classe 1995 potrebbe accusare anche un calo nelle motivazioni, dimostrato dal fatto che, durante la prima parte della scorsa stagione, non era stato così incisivo come in passato.

Certamente, parlare male di una squadra vittoriosa all’ esordio per 3-0 non è mia intenzione. Mi resta solo la curiosità di capire se la Lazio riuscirà, quest’ anno, ad acquisire quella maturità e quella continuità che le sono mancate gli anni passati. Le scelte societarie non sempre hanno pagato, e ora è arrivato il momento di alzare l’ asticella.

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