Juventus, 12 capi ultras sotto arresto: “Brava la società a denunciare”

Pubblicato il autore: GennaroIannelli Segui


Duro colpo per il tifo organizzato bianconero.
La procura di Torino, in questi giorni, ha intrapreso un’indagine in grado di coinvolgere diversi esponenti della “curva” bianconera, fra cui capi di alcuni dei gruppi “storici” come i “Drughi” i “Vikings” e “Quelli della…via Filadelfia”.

Sono 12 le persone all’indirizzo delle quali il Gip di Torino ha emesso delle misure cautelari imputando loro diversi capi d’accusa. Tra questi: estorsione, bagarinaggio, associazione a delinquere e violenza privata.

L’indagine, denominata Last Banner, sarebbe partita dalla denuncia della stessa società, a seguito di alcune pressioni ricevute per aver collaborato con la giustizia nell’ambito delle indagini sul bagarinaggio effettuate due anni fa.

La Juventus è parte lesa di questa vicenda-ha dichiarato il capo della Digos Carlo Ambra- Se quest’inchiesta è andata a buon fine, la gran parte del merito è proprio della società bianconera, che ha collaborato con la Polizia di Stato sin dall’inizio, e ci ha seguiti, passo passo, nell’arco di tutta questa vicenda”.

Dalle parole degli inquirenti emerge un quadro “fosco” fatto di intimidazioni perpetrate ai danni dei tifosi “normali” che erano costretti a disertare lo stato per mostrarsi “solidali” durante gli scioperi del tifo indetti dalla curva. Intimidazioni che si sarebbero ripetute anche all’indirizzo di membri interni al club, al fine di continuare a detenere il controllo sulla vendita abusiva dei tagliandi d’ingresso allo Stadio.

La strategi- afferma Ptrizia Caputo, procuratore aggiunto di Torino- consisteva nel ricorrere al ricatto per far scendere la società a compromessi. Tu non accetti le nostre richieste? E noi ti facciamo chiudere lo Stadio, espongo striscioni come in Juventus-Napoli, mi rendo protagonista di cori razzisti. Si trattava di un “controllo” del territorio dello Stadio, esercitato tramite una forza intimidatoria che era data dall’essere in gruppo. Ci fosse stato qualcos’altro, si sarebbero potuti avere gli estremi per il reato di associazione mafiosa. E’ stata importante la collaborazione della società, che ha avuto il coraggio di presentarsi alla Digos e denunciare”.

Tra le richieste non accondiscese dalla società, scrive Tuttosport, ci sarebbero quelle di biglietti gratis per le gare, inviti alle feste della società, prezzi agevolati per i tifosi incaricati di sistemare gli striscioni in curva e consumazioni gratuite al bar dello Stadio.

Per una volta, però, il calcio italiano ha detto “no!”: basta piegare supinamente il capo dinnanzi alla protervia di un manipolo di “tifosi” che trattano la squadra come se fosse di loro poprietà. Così come in amore, c’è differenza tra sentimenti, passione, e possesso. La realtà, è che chi si “arroga” il diritto di essere considerato il “dodicesimo” uomo in campo, lo fa solo per soddisfare secondi fini, e non certo per una genuina fede sportiva. Un primo segnale di reazione, quello della Juventus che, come auspicato dallo stesso questore di Torino, Giuseppe De Matteis, possa fungere da monito per altre realtà sportive che, seguendo l’esempio dei bianconeri, diano il proprio contributo nel debellare una piaga, quella del tifo organizzato, che da troppi anni è sfociata in territori “liminali” che poco hanno a che fare con lo sport e il calcio in particolare.

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