Atalanta, crescita con il “falso nueve”

Pubblicato il autore: Filippo Davide Di Santo Segui

Essere grandi non solo vuol dire consolidare le proprie potenzialità ai danni delle altre squadre, ma migliorare anche sotto quegli aspetti dove si fa ancora fatica. Gian Piero Gasperini tende sempre a sottolineare che l’Atalanta o vince o impara da quello che fa: sia in positivo che in negativo. La dimostrazione più chiara ed evidente è sicuramente la maturità costruita in UEFA Champions League che ne ha scaturito una storica qualificazione agli ottavi (e chissà cosa succederà a Valencia), ma anche dal punto di vista tecnico si sono fatti grandi passi. Il Milan è stato spazzato via con un sonoro 5-0, sottolineando le migliorie sul tanto discusso “falso nueve”: modulo che se prima creava dei piccoli problemi in termini di goal, contro i rossoneri è stato tin troppo decisivo.

LA CRESCITA DEL FALSO NUEVE DELL’ATALANTA

TANTO DISCUSSO, QUANTO DISCONTINUO: CHE FATICA SENZA PUNTA – L’Atalanta è sempre una squadra puntata ad attaccare e il goal diventa una necessità nettamente maggiore di ogni cosa: si può subire qualche rete in difesa, ma la priorità rimane la fase offensiva. Prima dell’arrivo di Duvan Zapata nel 2018, la Dea doveva accodarsi ad un “falso nueve” vista l’assenza di un vero e proprio centravanti. Questo modulo fu testato in maniera intensa dalla partita contro il Borussia Dortmund fino alla semifinale di ritorno di Coppa Italia contro la Juventus (prima dell’ingresso in prima squadra di un certo Musa Barrow che ha rimescolato le carte in tavola), e i risultati furono questi: maggiore intensità sotto il profilo del gioco, aumento della qualità offensiva dal punto di vista stilistico, e una freddezza praticamente al di sotto delle aspettative vista l’assenza di un centravanti che poteva dare un riferimento decisivo. L’anno scorso con il numero 91 atalantino, il sistema è stato completamente accantonato: l’Atalanta aveva tra le mani ciò che gli mancava. Per rivedere il “falso nueve” bisognerà aspettare qualche mese, ma con delle sorprese molto interessanti.

CRESCITA INASPETTATA E UNA FREDDEZZA DECISIVA – Zapata è fuori per infortunio e Luis Muriel fa molta fatica nel ruolo di centravanti. Gian Piero Gasperini non ha scelta: bisogna ritornare al “falso nueve”. Inizialmente la scelta diventa un grandissimo azzardo vista la posta in palio tra campionato e Champions League: sarà anche passata solo una stagione, e nonostante il tempo l’esito del modulo non cambia. Il dado sembra tratto, ma le cose cambiano in maniera dirompente nella partita contro il Manchester City a San Siro: Gomez dietro Pasalic e Ilicic regalano una partita che non si era mai vista prima con quello schieramento tattico. L’Atalanta comincia a farci l’abitudine, anzi, si esalta sempre di più sotto tutti i punti di vista: estetici, offensivi e incisivi. La ciliegina sulla torta arriva nella famosa “manita” contro il Milan tre giorni fa: si scende in campo con la coppia Jojo-Papu davanti (e Ruslan dietro) ed è subito calcio champagne. Questa Dea impara eccome dalle proprie difficoltà, e risolvere qualche problema tecnico personale è sempre un punto a favore: cosa ne caratterizza la sua grandezza nel saper consolidare il proprio esito in determinate condizioni.

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