Atalanta-Verona, la rinascita della Curva Nord nerazzurra

Pubblicato il autore: Filippo Davide Di Santo Segui

September 15, 2019, Genova, Italia: Foto LaPresse – Tano Pecoraro.15 09 2019 Genova – (Italia).Sport Calcio.Genoa vs Atalanta.Campionato di Calcio Serie A TIM 2019/2020 – Stadio “Luigi Ferraris”.nella foto: tifosi atalanta..Photo LaPresse – Tano Pecoraro.15 September 2019 City Genova – (Italy).Sport Soccer.Genoa vs Atalanta.Italian Football Championship League A TIM 2019/2020 – “Luigi Ferraris” Stadium.in the pic: tifosi atalanta (Credit Image: © Tano Pecoraro/Lapresse via ZUMA Press)

Ci sarebbero tante parole per descrivere quella che è stata la partita tra Atalanta e Hellas Verona: tanto cuore, gioco di emozioni e tre punti che valgono un consolidamento in piena zona Europa, eppure la protagonista è un’altra entità. Essa può essere ricondotta (metaforicamente parlando) ad una fenice: il mistico uccello che rinasce dalle sue ceneri ritornando più splendente di prima. Stiamo parlando del ritorno al tifo della Curva Nord atalantina, nonché parte importante della Dea: semplicemente il simbolo dell’unione e forza di un popolo che nonostante le difficoltà è sempre compatto, dimostrando coerenza e sostegno nei confronti della stessa Atalanta (portandola alla vittoria).

DIECI MINUTI CHE RACCHIUDONO TUTTO IL TIFO, ED ECCO LA RINASCITA – La partita con il Verona è fondamentale in termini di classifica, ma segna anche il ritorno della Curva Nord con la postilla dei dieci minuti di silenzio. Parte il match e non si sente volare neanche un coro. Ad un certo punto viene mostrato uno striscione significativo: “Una tifoseria unita non si piega“. Questa scritta è il simbolo dell’unione compatta e coerente del popolo dell’Atalanta nei momenti difficili: in grado di superare ostacoli che potrebbero segnare la fine dell’identità della Dea. La Curva comincia finalmente a cantare e la differenza si sente rispetto a prima. Gli uomini di Gasperini, nonostante lo svantaggio iniziale e gli errori sbagliati sotto porta, vengono sostenuti dai loro tifosi che, al goal di Malinovskyi, esplodono di grande gioia: 1-1 e partita riaperta alla fine del primo tempo.

LA FENICE SPECCHIO DELLA SQUADRA: CREDERCI FINO ALLA FINE – Nella ripresa è un match combattuto sotto il profilo dell’intensità, ma è l’Hellas a trovare il secondo goal. C’è preoccupazione, anche se il popolo atalantino continua ad incitare i ragazzi con un’intensa unica. Ad un certo punto l’arbitro fischia un calcio di rigore a favore dell’Atalanta: batte Muriel e palla in rete. “Dai crediamoci, la partita non è ancora finita”. È questa la frase più citata dopo il goal del colombiano, anche se la Dea non riesce a finalizzare le numerose palle goal. C’è un piccolo tassello da notare: gli uomini di Gasperini sono direttamente proporzionali, in termini di credibilità, alla tifoseria atalantina (più sugli spalti si crede all’impresa e più Gomez e compagni vogliono la vittoria). Al 90′ il sogno diventa realtà con Djimsiti che realizza una rete che fa esplodere tutto il Gewiss Stadium: gente che esulta, si abbraccia e gioisce per il 3-2. Al fischio finale è una liberazione, con l’intero gruppo che saluta la Pisani tra gli abbracci della sua gente. A Bergamo è così: si vince e si perde insieme, all’insegna di un popolo che ha fatto dell’unione il suo più grande punto di forza, rinscendo dalle sue difficoltà, mentre il bellissimo tramonto bacia l’intera città di Bergamo (come una vera e propria fenice).

  •   
  •  
  •  
  •  
Tags: