Calcio italiano, catastrofe all’orizzonte

Pubblicato il autore: Paolo Russo Segui

Il calcio italiano è in piena emergenza Coronavirus. La FIGC sta valutando varie ipotesi per scongiurare gli effetti più catastrofici di questa crisi senza precedenti. Molti club italiani, sia dilettantistici che professionistici, rischiano di scomparire completamente, senza avere possibilità di sopravvivenza.

La situazione del calcio italiano

Il calcio italiano, in questo momento storico, ha letteralmente le mani legate. Non tanto per l’emergenza Coronavirus in sé, ma per il fatto che ancora non si riescono a fare previsioni tanto chiare da definire una prospettiva futura concreta per tutti i club nazionali. Questo perché ancora non si conoscono tempi e modalità di ritorno in campo. Il campo, quel che, per molte società, è l’unica possibilità di avere degli introiti fissi.

Il contributo socio-economico delle società dilettantistiche

In questi giorni FIGC, Lega Pro e Lega Nazionale Dilettanti stanno istituendo un tavolino per cercare di trovare soluzioni che favoriscano l’integrità e la salvezza di tutte le società, dalla Lega Pro alla LND, le più a rischio di sparizione dal calcio italiano, le più fragili a livello economico. Sono circa 12mila le società dilettantistiche presenti ed attive sul territorio nazionale, per un totale di circa 1 milione di calciatori o aspiranti tali. Un contributo, il loro, non solo economico. Il loro è un contributo di natura sociale, raccoglie ed unisce persone di piccoli paesi di provincia in cui spesso il calcio è l’unico momento di svago al di fuori della vita di tutti i giorni. Il calcio delinea le forme e stringe le maglie del tessuto sociale.

Pensiamo anche che la LND oggi ospita anche realtà come Palermo, Messina, Mantova e Foggia. Società che hanno fatto la storia del calcio professionistico, chi più chi meno. L’anno scorso, dopo l’esclusione dalla Serie B, vedeva presenti tra le sue file l’Avellino ed il Bari. Tutte società, queste, che hanno da poco saputo ricominciare con solidità la propria storia calcistica e che ora potrebbero veder sfumare tutti i loro sogni di rivalsa, dopo le beffe delle retrocessioni forzate. Se la Juventus, il club economicamente più solido del calcio italiano, è al numero uno della classifica dei maggiori danni che si potrebbero subire per via di questa crisi, figuriamoci cosa potrebbe succedere ai club delle categorie minori.

Scongiurare una catastrofe

Tutta la questione è aperta. Non solo le federazioni e le leghe calcistiche dovranno discutere sulle possibilità di proseguimento dei campionati e sulla salvaguardia delle società. Anche il Governo dovrà aprire una discussione su un settore che, fermandosi, ha provocato danni sociali ed economici dalla Serie A alla Terza Categoria, in tutto lo stivale. Il calcio è un settore produttivo a tutti gli effetti, coinvolge una mole di persone paragonabile a quella di un settore turistico, producendo guadagni notevoli per i territori e per le sue attività. Ma, la cosa peggiore, è che fino a che non arriveranno comunicazioni più chiare e concrete da parte della comunità scientifica e dalle istituzioni, queste rimarranno solamente idee. Per fare le opportune valutazioni e poter quindi partire all’azione, ci vorrà del tempo. Forse ancora molto tempo.

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