Adani: “Bielsa l’allenatore che vedrei per imparare il mestiere. Io allenatore?”. Le parole in diretta Instagram con Ambrosini

Pubblicato il autore: Giuseppe Colicchia Segui

Calcio, passioni, un bicchiere di vino con un amico, la felicità

Questa sera sui propri profili Instagram, Lele Adani e Massimo Ambrosini hanno fatto una bella chiacchierata in diretta con i fan. Si è parlato di calcio e non solo. Per pubblicizzare la diretta, Adani stesso aveva trovato un titolo divertente: “Lambro con Ambro“. I due infatti, durante la loro lunga conversazione hanno sorseggiata del buon vino, come in una serata tra amici.
Il primo argomento trattato dai due è l‘aneddoto di Ambrosini sul loro primo incontro negli spogliatoi di un campetto in Galles, prima di Galles-Italia: “Tu avevi fatto un battibecco clamoroso con Massimo Marazzina. Era una roba legata alla Chiesa, alla religione… Lui aveva fatto una battuta un po’ infelice e tu eri partito”. “Ma infatti adesso sono calmo rispetto a quei tempi” – risponde Adani – “adesso cerco più di arrivarci col ragionamento cercando di coinvolgere anche con un sorriso o un abbraccio”.
Lele Adani comincia poi un discorso sulle serie tv che sta guardando legate al calcio: “L’altra notte guardavo questa serie di due puntate, su Amazon, El sabio del exito, che sarebbe il saggio del successo, ovvero Luis Aragonés. Hanno fatto vedere il percorso dell’Europeo del 2008 della Spagna. Ai quarti di finale Italia-Spagna c’eri te in campo (riferendosi ad Ambrosini ndr.), ma perché mi è piaciuto? In quelle serie lì si vedono spogliatoio, riunioni tecniche, l’intimità di quanto è sacro lo spogliatoio. Quando entrano tra il primo e secondo tempo della vostra partita accade che lui (Aragonés) dice per due volte ai suoi: andate su Ambrosini“. Massimo si aggancia a quel discorso: “Quella partita è molto importante per me perché è una delle mie ultime partite in Nazionale. Quando finisce la partita e sto facendo il doping negli spogliatoi con Xabi Alonso, ho avuto la sensazione che il mio percorso con la Nazionale fosse finito”.
Lele Adani ricomincia a parlare della serie tv: “Quelle serie lì sono calcistiche, ma soprattutto sono umane. Ti fanno vedere il contatto umano, quasi carnale, tra giocatori, allenatore corpo tecnico, massaggiatori. Sono molto nel dettaglio. Poi c’è quella su Guardiola e il City, All or nothing, quella è clamorosa secondo me. Di Aragonés viene fuori una persona con uno stile legato alla Spagna però con un modo di fare legato ad un calcio che c’era prima, più stile Trap (Trapattoni ndr.). Ma con l’umanità, l’efficacia, l’empatia e soprattutto quella connessione con i giocatori che lo adoravano. Tanto è vero che vincono, gli fanno il coro di rimanere, lui non riceve nessuna comunicazione dalla società e dice già sul pullman non sarebbe rimasto, ma gli dice: per me questa squadra può vincere il Mondiale”.
I due amici e colleghi intraprendono un discorso legato agli studi Sky. Ambrosini dice ad Adani: “Pensa se facessero un dietro le quinte di quello che facciamo noi lì, sarebbe più bello dello studio stesso“. Continua Lele: “È più bello perché ci sono aneddoti, tempistiche, dettagli e ca****e che danno quel sapore molto più povero”.
Ambrosini chiede ad Adani: “Quante possibilità ci sono che ci rivediamo da qui alla fine di Giugno?“. “Secondo me scarse. Qua siamo tutti in apprensione, ed è giusto esserlo, finché non arriva il vaccino. Tu parli del calcio che ha una funzione sociale, ma il sociale non ha ricominciato a vivere. Quando ricomincerà il sociale, il calcio tornerà a vivere, il calcio è parte del sociale. Sarà un’estate di distanze e di mascherine… In campo non si gioca con la distanza e con le mascherine. Come si fa ad ipotizzare il calcio? Non mi permetto neanche di entrare in una ipotetica data perché non la vedo”.
Lele Adani ritorna sull’argomento serie tv calcistiche: “Oltre a All or nothing sul City di Guardiola c’è All or nothing: Brazil National Team, sul Brasile di Tite che vince l’anno scorso la Coppa America. Tite è un uomo di una profondità clamorosa, il calcio viene dopo i valori”.
Ambrosini gli propone una domanda: “Hai 4 giorni di tempo per andare a vedere un allenatore, chi vai a vedere?“. “Tolto Guardiola? Bielsa. Chi ha la possibilità di imparare il mestiere, se è in Italia va da De Zerbi, se è all’estero va da Bielsa. Per imparare il mestiere, il calcio che è richiesto oggi, non vuol dire che sostituisce quello di ieri ma aggiunge.”
Riguardo Semplici: “Ha dato grande dignità alla SPAL, l’ha salvata battendo delle grandi, quest’anno è stato anche sfortunato”. Adani torna sul proseguo dei campionati:”In un modo o nell’altro vanno finiti e si finiranno, devi rispettare quello che hanno fatto“. “Quanta voglia avrei di fare l’allenatore? Non faccio l’allenatore perché c’è bisogno di fare bene il nostro mestiere. La cosa che mi da soddisfazione è quando vedo ripresa da siti e da giornali una mia opinione, che diventa forte. La garra charrua non l’ho inventata io. La più grande impresa della storia del calcio è l’Uruguay che batte il Brasile. Perché non si è parlato della garra charrua in questi sessant’anni? Perché doveva accadere un episodio dove, spinto dall’emotività di un calciatore uruguagio, grazie ad un grido di libertà del calcio, adesso parlano tutti di garra charrua“.
Messi all’Inter? “Secondo me è quasi impossibile, poi impossible is nothing“. Lautaro o Aguero? “Ora ti dico ancora Aguero, poi è normale, uno è un ’88, l’altro un ’97”.

 

  •   
  •  
  •  
  •