Ambrosini: “Lo striscione contro l’Inter? Gli errori si pagano. Sul futuro di Maldini…”

Pubblicato il autore: Giuseppe Colicchia Segui

Massimo Ambrosini nel pomeriggio di oggi ha partecipato ad una diretta Instagram in compagnia di un suo caro amico. Per quanto riguarda la diretta, si trattava di un’iniziativa benefica da parte dei due amici con lo scopo di aiutare il Paese in questo momento di difficoltà: sono stati donati 5 euro alla Protezione Civile per ogni partecipante che ha assistito alla diretta.
Le domande rivolte all’ex Milan da parte dell’amico e dei fan hanno dato più di qualche spunto di riflessione sul calcio e su quello che è stata la carriera di Ambrosini.
Si inizia a parlare delle prime esperienze nel calcio professionistico: “Ogni tanto noi della Primavera andavamo ad allenarci in prima squadra, ci chiamavano quando c’era qualche infortunato. Quando si giocava squadra A contro squadra B, un paio di volte sono andato e mi è capitato di fare qualche gol. La fortuna fu che l’anno in cui io facevo la Primavera, la prima squadra del Cesena fece uno spareggio contro il Padova per andare in Serie A e lo perse, rimasero in Serie B e l’anno successivo fu più facile per loro puntare sui giovani”.
Ti ricordi il gol contro il Lecce? “Certo che me lo ricordo, ho fatto solo quello (ride ndr.). È il mio primo gol, me lo ricordo anche perché fu un bel gol. Io mi ricordo tutto anche perché di gol non è che ne abbia fatti tanti, ne ho fatti una quarantina. Mi ricordo anche i gol che ho fatto al campetto, all’oratorio“.
Il passaggio quando avevi diciotto anni al Milan per 3.7 miliardi di lire, ti portò pressione? “Mi ero cagato addosso, ero un ragazzino. Non ero abituato a vivere in una grande città”.
Più emozionante l’esordio in Nazionale o quello col Milan? “Sono due sensazioni diverse, io mi ricordo un’emozione forte quando entrai per la prima volta a San Siro, quando feci le scale per arrivare in tribuna“. Quando potrà tornare ad alti livelli il Milan? “Dipende da cosa si intende per alti livelli. Per essere competitivo può non mancare tantissimo. Se è per competere per un posto in Champions League, fino all’anno scorso il Milan era stato lì. Secondo me per quello, con qualche cosa si può sistemare. Competere ad alti livelli per vincere è un percorso lungo e complicato che va affrontato con una stabilità che al momento il Milan non ha. Maldini rimane? Non ho la minima idea. Quando ho visto che Boban era andato via, pensavo che potesse lasciare anche lui, invece no. Adesso questa situazione di stallo ha fatto prendere tempo, giuro che non so cosa succederà“.
Poi si apre un capitolo sul famoso striscione contro l’Inter mostrato da Ambrosini sul pullman, durante i festeggiamenti della Champions League: “Su questa roba adesso si ride, ma all’inizio era stato un po’ pesante. Avevo bevuto tanto. Quando uno fa una cagata è giusto che lo dica, io lo avevo detto ma non bastò. La gente si era giustamente offesa. Quando sei in quelle situazioni lì e hai bevuto ci vuole uno che ti tiri giù da lì e ti fermi, qualcuno ci ha anche provato però… Poi uno paga anche le conseguenze. Il giorno dopo dovetti stare chiuso in casa, blindato. Non è stato facile, gli errori si fanno e si pagano le conseguenze“.

“Gli elementi che ti fanno capire di essere in una grande società, al Milan come adesso a Sky, sono la chiarezza dei compiti all’interno di una società e la sensazione che tu hai di poterti fidare. Quando c’è un po’ di confusione lo avverti”.
Ambrosini passa a parlare della Nazionale: “Io di nazionali non è che ne abbia fatte tante. Il biennio mio buono, quello con Donadoni, fu l’unico periodo in cui giocai con continuità. Nel 2000 ero un giovane, c’erano giocatori già affermati. In quel biennio del Mondiale del 2006 io in quella squadra non feci quasi niente. Avevo fatto la prima partita ufficiale che non andò bene, non giocai bene e Lippi mi tolse. Cominciò a giocare De Rossi e poi io mi feci male ed ebbi una stagione travagliata, non so cosa sarebbe successo”.
Quanta era la convinzione che ad Atene vi sareste presi la rivincita contro il Liverpool?Era grande fino al gol loro. Quando arrivò il gol loro a 5 minuti dalla fine, lì ci siamo cagati addosso abbondantemente. Però giocammo male, il Liverpool meritò. Il calcio è così. Ad Istanbul meritavano di prendere 6 pere e non sanno neanche loro come hanno fatto a finire, e ad Atene la partita era equilibrata ma siamo passati noi. I giovani di oggi hanno meno fame, questo è un discorso sociale, non riguarda solo il calcio. I giovani non devono aver paura di far fatica”.
Infine, su Gattuso al Napoli? “Rino non poteva scegliere di meglio. A livello di qualità il Napoli è secondo solo alla Juventus. Per il modo che ha di giocare, per il suo carattere e il modo che ha di entrare in empatia, anche con il presidente, era la scelta obbligata e giusta”.

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