Atalanta, cento anni fa la fusione con la Bergamasca: come nasce il nerazzurro

Pubblicato il autore: Filippo Davide Di Santo Segui

A come Atalanta, B come Bergamsca, C come Calcio, poi per la D si vada di Domodossola“. Questa è la frase più comune che viene detta in quel di Bergamo per far capire che la squadra nerazzurra è consolidata da sempre in questa città. Un simbolo della stessa Bergamo che è stato tramandato di generazione in generazione regalando tantissime emozioni: non è un caso vedere per le strade della città bandiere dove la Dea viene messa in evidenza. Oggi però è un giorno dove viene ricordato un pezzo della storia orobica: la fusione che diede vita ai colori sociali della squadra. Già, perché una volta a Bergamo erano presenti due squadre: l’Atalanta (bianconera) e la Bergamasca (biancoazzurra). Entrambe rappresentavano calcisticamente la stessa città, fino al 4 aprile del 1920: data che scrisse una pagina importante dello sport bergamasco.

LA FUSIONE TRA L’ATALANTA E LA BERGAMASCA: COME NASCE IL “NERAZZURRO”

Siamo nel campionato 1919-1920 e sia grazie al successo nello spareggio contro il Brescia che per il buon campionato fatto, l’Atalanta riuscì a togliere equilibrio nel suo rapporto con la Bergamasca (seconda squadra della città di Bergamo che aveva i colori biancoazzurri, mentre la stessa Atalanta aveva la maglia bianconera). La fusione diventa a quel punto imprescindibile, e la bilancia dei rapporti di forza interni finisce fatalmente per pendere a favore della società bianconera, che pure concede ai rivali l’onore delle armi, riconoscendole superiorità a livello dirigenziale. Il presidente di questo nuovo ciclo è il cavalier Enrico Luchsinger, e la scelta dei colori viene fatta senza problemi: bianconeri e biancoazzurri si incontrano a metà strada eliminando il bianco, colore comune, e portando in dote alla nuova divisa sociale l’altro rispettivo colore, nero per l’Atalanta, azzurro per la Bergamasca. Se per le maglie non si riscontrano problemi, per il nome non è stato semplice: Umberto Battaglia (postino macina-chilometri, dirigente e centromediano della Bergamasca), insorge quando viene formulata la prima bozza di denominazione che poi diventerà quella definitiva: “Alla lunga, si dirà soltanto Atalanta, e nessuno nominerà più la Bergamasca“. Si devono però risolvere dei nodi anche dal punto di vista dirigenziale: gli ex bianconeri ottengono la maggioranza e il 31 marzo 1920, al caffè Turani, ci fu una riunione per capire come allestire al meglio la squadra, per poi farla esordire in un torneo a Carpi a Reggio Emilia. Viene fatta la lista, ma nel momento in cui si scopre che gli “stranieri” milanesi Ponti e Bianchi sono stati confermati, Battaglia decide di gettare la spugna (così come l’ultimo rappresentante della Bergamasca Zenoni), dando all’Atalanta il pieno controllo della fresca fusione. Da contare che quello stesso giorno nasce l’Unione sportiva Bergamasca con un pacchetto che comprendeva giocatori e sostenitori (per l’esattezza 117), ma si ritroverà subito alle prese con forti problemi economici e nel giro di due stagioni chiuderà i battenti lasciando il suo parco giocatori all’Alpe. La nerazzurra Atalanta Bergamasca Calcio è ufficialmente la squadra rappresentatrice della città di Bergamo, e che negli anni scriverà pagine importanti della storia del calcio non solo in Italia, ma anche in Europa.

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