Borriello, otto anni fa il gol Scudetto a Cesena

Pubblicato il autore: Davide Roberti Segui

Conte, alla prima stagione sulla panchina della Juventus, si trovava in testa, tre punti sopra i campioni in carica del Milan, a cinque giornate dal termine. Quella del tecnico leccese era, giá di per sè, un’impresa incredibile: i bianconeri, reduci dai due settimi posti dei campionati precedenti, si trovavano sopra di tutti, pur con una rosa certamente inferiore rispetto a qualche altra squadra, sicuramente inferiore a quella dei rossoneri. Dunque, il quadro di giornata è il seguente: Juve a Cesena, contro l’ultima in classifica quasi aritmeticamente retrocessa, e Milan a San Siro contro il Genoa.

Dominio bianconero

Vucinic e compagni attaccano a testa bassa dal primo minuto, anche se, forse, sembra mancare un pizzico di cattiveria, atteggiamento tipico di chi è conscio di affrontare l’ultima della classe, e quindi già certo di vincere. Addirittura, dopo 9 minuti la formazione ospite ottiene un calcio di rigore, che Pirlo sciupa spedendo sul palo: sembra il preludio di una pessima giornata. Appare, davvero, una partita stregata, e lo si capisce fin da subito: anche dopo il rigore fallito, la Juve continua a macinare gioco ed a creare occasioni, ma tutto in maniera vana. Vanno vicini al gol De Ceglie e Vucinic, ma il portierone Antonioli riesce a contenere gli assalti e salvare la porta romagnola. Nel frattempo, anche il Milan non sblocca la situazione contro il Genoa, che per di più resta in dieci uomini: pur in superiorità numerica, i rossoneri incontrano le stesse difficoltà della capolista. I minuti scorrono, ed anche nel secondo tempo nessuna delle due big riesce a sfondare il proprio muro. La Juve va ancora vicinissima al gol, e proprio quando sembra fatta, il vecchio volpone Antonioli salva sulla linea una botta di Alessandro Matri, che già gridava al gol. Conte prova a giocarsi la carta Del Piero, che aveva funzionato qualche settimana prima nell’infrasettimanale contro la Lazio con la punizione vincente del Capitano: questa volta, però, c’è ancora il super portiere del Cesena ad opporsi ad un suo splendido calcio da fermo. Non sembra davvero esserci soluzione per la Juventus, che mette in atto un vero e proprio tiro al bersaglio, ma non riesce davvero a segnare.

Borriello, l’uomo del destino

Ci sono giocatori che, nell’arco di un campionato, non risultano esattamente decisivi. E’ il caso, fino a quel momento della stagione di Marco Borriello: l’attaccante, acquistato dalla Juventus nel mercato di gennaio in qualità di “punta di scorta”, ha giocato pochino e, soprattutto, non ha mai trovato la via del gol. Eppure, pur non essendo mai stato il miglior bomber italiano, è un giocatore che ha sempre abituato i suoi tifosi a gonfiare la rete con una discreta regolarità. Ed è proprio Borriello la mossa della disperazione di Antonio Conte: al 75′, fuori Matri, dentro l’ex attaccante di Milan e Roma.
Cinque minuti più tardi, ecco che si materializza dentro l’area l’uomo del destino. Cross di Del Piero, sponda di Vucinic e voleè mancina proprio della punta di scorta: gol di Borriello, 1-0 per la Juventus. Nel frattempo, a San Siro, anche il Milan trova la via del gol con Boateng, ed è proprio questo fatto che dona un’importanza straordinaria alla rete dell’attaccante napoletano: chissà come sarebbe andato quel campionato, senza il suo gol.

“Ha pareggiato il Cesena”

Subito dopo il gol di Boateng, a San Siro arriva anche l’annuncio del pareggio del Cesena, ma si tratta solo di uno scherzo escogitato da qualche “simpaticone”. In realtà, la Juventus vince la sfida, esattamente come il Milan: entrambi i match terminano 1-0, avvicinando sempre di più i bianconeri allo Scudetto, ma tenendo ancora in vita qualche barlume di speranza per la squadra milanese.
Sappiamo tutti come finì: lo scudetto tornò a Torino, e sulla vittoria di quel campionato resterà il marchio indelebile di Marco Borriello.

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