La proposta di Adriano Galliani: “Campionati nell’anno solare”

Pubblicato il autore: Andrea Riva Segui


In questo momento di emergenza Coronavirus il calcio sta studiando il modo per cercare di partire e di finire i campionati 2019-20 soprattutto per evitare che molti club medio-piccoli evitino il fallimento, ma intanto in attesa di capire quale sarà il futuro del calcio italiano, l’amministratore delegato del Monza (Serie C) Adriano Galliani ha proposto una nuova calenderizzazione dei campionati stile Sudamerica dove i tornei si giocano l’anno solare. Un’idea che potrebbe essere presa in considerazione visto che il prossimo Campionato del Mondo (in Qatar) si disputerà nell’autunno 2022 e dunque si potrebbe anticipare di un anno questa riforma. Ovviamente sarà l’Uefa che dovrà decidere eventualmente questa ipotesi perchè tutta Europa si dovrebbe poi adeguare a questa riforma.
Oltre a questo, Galliani ha parlato anche del taglio degli stipendi, argomento molto caldo in queste ultime settimane.

Queste sono le parole del dirigente brianzolo a riguardo rilasciate alla Gazzetta dello Sport.

Galliani, ecco la sua proposta

FUTURO CAMPIONATI: “Lancio una proposta: il tempo c’è, si faccia per due anni come in Sudamerica, campionati nell’anno solare. Il campionato 2020-21 cominci nel febbraio 2021, stessa cosa per il 2022. Poi magari si tornerà all’antico, ma io sono certo che dopo un paio d’anni ci convinceremo che è una buona soluzione. In estate, a luglio o agosto, giocando di sera, sarà bello vedere il calcio, più che in altri mesi. Penso a certe serate di Coppa Italia in gennaio, soprattutto al nord. Credo che alla fine potremmo avere più pubblico. La Fifa ha già spostato le date del Mondiale 2022 a fine anno, si faccia lo stesso con l’Europeo e la coppa America nel 2021. Sarebbe comodo, ma si può anche lasciare Euro 2021 lì dov’è, in estate, interrompendo i campionati. Ma bisogna tornare a giocare, per regolarità sportiva e perchè altrimenti il calcio esplode”.

TAGLIO STIPENDI: Non si possono stabilire percentuali valide per tutti, la maggior parte dei giocatori di C guadagna 26mila euro lordi, il più pagato della A duemila volte tanto. Quindi, bisogna ragionare su cifre diverse. Un club non può tagliare più di quello che ha perso, ma neanche di meno. Se ho perso il tre per cento ti tolgo il tre per cento, se ho perso il 14 ti tolgo il 14, se non ho perso non ti tolgo niente: i giocatori devono capirlo. Sto parlando del calcio di vertice, ripeto: tornando in campo i club non perderebbero moltissimo.
Il botteghino vale il dieci per cento dei ricavi. Tornando a giocare le società manterrebbero le entrate dagli sponsor e dalle TV. Ma non capisco questa fretta di rientrare in campo per ripartire a settembre. Ci stiamo confrontando con una pandemia. Finchè non ci sarà un vaccino, non credo si potrà giocare davanti a un pubblico. Ma si potrà andare avanti anche fino all’autunno a porte chiuse, e poi magari in febbraio ricominciare con i tifosi, perchè un vaccino ci sarà. Speriamo”.

 

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