Lecce-Atalanta,il presidente del Lecce Saverio Sticchi Damiani:«Persino io, non esperto, ho capito i rischi di quella partita».

Pubblicato il autore: Mattia Ala Segui

Il presidente del Lecce, Saverio Sticchi Damiani, in una lunga intervista al Corriere dello Sport. affronta diversi temi, fra cui l’emergenza sanitaria. Ecco le sue parole:«Lecce-Atalanta è stato un azzardo enorme, giocare col fuoco. Ero arrivato persino io, un non esperto, a comprendere il rischio. Scrissi a tutte le istituzioni, ma senza ricevere risposta alcuna. Adesso rivolgo un abbraccio caloroso a quella zona d’Italia, la Lombardia, maggiormente colpita dall’epidemia. Non raccolgo la provocazione di Cairo, tutti i presidenti sanno benissimo cosa serve al calcio. I club, in questo momento dovrebbero aiutare la gente in difficoltà. La solidarietà è molto più concreta delle ipotesi campate in aria. Per esempio noi stiamo fornendo al nosocomio di Lecce camici idrorepellenti e mascherine filtranti». Il presidente prosegue:«Il campionato dovrebbe riprendere perchè il sistema non può restare fermo. La Serie A possiede una capacità di contribuzione fondamentale per l’Italia. Il problema non sono i calciatori, in gran parte privilegiati. Lavorano con noi tante figure cosiddette minori, collaboratori, fisioterapisti, e via dicendo. E la A da linfa ai campionati minori, come la B. Produce due miliardi che sono indispensabili all’intero movimento. In questo momento di tragedia per il Paese nessuno ha voglia di riprendere, addirittura io non ho neppure voglia di recarmi al mio studio legale. Ma bisogna farlo, in quanto ciascuno di noi è responsabile di soggetti terzi. Dipende anche da come si concepisce il calcio, per me è stato un ottimo sistema per rendere un servizio alla mia terra. Il Salento grazie alla sua squadra in A ha avuto un impatto straordinario. Mentre io e i miei soci abbiamo pensato solo a ripianare le perdite. Sperare di ripartire con questa macchina significa solo riaccendere un volano consistente per il Sud. Le porte chiuse sono un’ipotesi concreta. Bisogna evitare che il contagio ricominci una volta ripresa la vita quotidiana, le misure di contenimento saranno necessarie. Ma anche di questo se ne occuperanno le istituzioni. Per quanto riguarda la situazione economica del Lecce, noi quest’anno abbiamo destinato una fetta consistente del budget alla ristrutturazione dello stadio. Avremmo voluto dotarlo anche di una copertura, ma, intanto, abbiamo portato avanti quasi tutte le opere previste. Certo, se avessimo potuto prevedere questa situazione, avremmo agito diversamente. Qualora, invece, non dovessimo ripartire, il calcio perderebbe circa 740 milioni. Allora bisogna andare a vedere il livello di indebitamento dei club. Chi è gravato da tanti debiti vacilla, il Lecce, che non ha mai fatto il passo più lungo della gamba, reggerebbe. A livello europeo non saprei se il calcio rischierebbe o meno, anche se è vero che le regole del fair play finanziario non danno il giusto peso all’indebitamento. Si vanno a cercare minuzie, tipo l’indice di liquidità, trascurando l’aspetto principale. Questo è un tema caldo. In particolare il calcio italiano, negli ultimi anni si è lasciato andare a grandi acquisti con ingaggi faraonici. Difficile dire se tutto quanto sia sostenibile, a prescindere dal Coronavirus». Sticchi conclude in merito ai tagli degli stipendi:«Ritengo sia prematuro parlarne, campionato concluso o ripreso sono due ipotesi diverse».

 

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