Inter: 10 anni fa l’inizio di un sogno (5 maggio 2010)

Pubblicato il autore: Giuseppe Colicchia Segui

Per vincere bisogna passare dalle sconfitte, anche le più cocenti. Non è solo retorica e dieci anni fa, anche il destino ha voluto dare questo segnale. Nelson Mandela diceva: “Io non perdo mai. O vinco o imparo“. Micheal Jordan, l’icona per eccellenza dello sport mondiale, disse due frasi che divennero molto celebri: “Per imparare ad avere successo, devi prima imparare a fallire” e  “Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri, ho perso quasi trecento partite, ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto“. Nello sport, come nella vita, le sconfitte e le delusioni sono soltanto il primo passo verso la vittoria.
Oggi è il 5 maggio. Nella storia dello sport questa data è inevitabilmente legata al campionato di calcio del 2002 quando, proprio in questa giornata, all’ultima partita del campionato, l’Inter di Cúper perse lo scudetto sul campo della Lazio, in favore degli acerrimi rivali della Juve che vinsero contro l’Udinese. Una sconfitta molto pesante per gli interisti, una ferita mai totalmente guarita. Le lacrime di Ronaldo seduto in panchina divennero iconiche: per lui l’Olimpico sarà uno stadio disgraziato. Da quel giorno il 5 maggio diventò un punto fermo tra gli sfottò juventini nei confronti degli interisti.
La bellezza del calcio e lo strano destino che gioca con i sentimenti di milioni di sportivi e appassionati, furono pronti ad emergere ancora una volta il 5 maggio di 8 anni dopo. Il 5 maggio del 2010 infatti (esattamente 10 anni fa), la stessa Inter alzò al cielo un’importantissima Coppa Italia, vinta contro la Roma, la rivale contro cui i nerazzurri lottarono per le conquiste dei campionati di quegli anni. L’aggettivo “importantissima” non è messo a caso, o soltanto per enfatizzare un trofeo troppo spesso snobbato dalle tifoserie e anche da alcuni club. L’Inter, per diventare grande in quegli anni, passò prima dalle sconfitte, e poi dalle prime vittorie. L’Inter di Mancini, prima di diventare vincente in campionato, mise le prime fondamenta alzando per due volte consecutive la Coppa Italia nel 2004-2005 e nel 2005-2006.

La Coppa Italia vinta dall’Inter il 5 maggio 2010 non fu solo il primo trofeo di quella stagione, che sarebbe poi passata alla storia come quella del Triplete nerazzurro, ma fu un passo decisivo per i calciatori facenti parte di quel gruppo per il raggiungimento degli altri trofei. Un gruppo che era già ben consolidato e che alimentava la propria fame di vittorie e la convinzione sui propri mezzi. Tra i campioni del Triplete, erano presenti anche bandiere nerazzurre che avevano affrontato anche i momenti brutti delle stagioni passate, persino quel 5 maggio 2002. Tra questi, lo storico capitano Javier Zanetti che più volte ha espresso il proprio parere riguardo a questa data e alla valenza che ha avuto per tutta l’Inter: “Per vincere bisogna saper perdere. Tutte le grandi vittorie nascono da grandi sconfitte. I momenti di difficoltà rendono una squadra più forte. Avevamo Ronaldo, un fenomeno, la partita non è andata in maniera positiva, abbiamo perso un campionato. Quelli che sono rimasti, sono rimasti più forti. Non è vero che dobbiamo cancellare il 5 maggio, perché dal 5 maggio è nato il Triplete“.
E allora torniamo a quella partita, alla finale di Coppa Italia di 10 anni fa tra Inter e Roma.

A risolvere quel match fu Diego Milito: trascinatore e uomo simbolo per eccellenza del Triplete, grazie ai gol realizzati in ogni finale e partita decisiva. Milito al 39′ del primo tempo decise quella finale con un gol meraviglioso: palla recuperata e pregevole colpo d’esterno di Thiago Motta a lanciare l’attaccante argentino che inizia la propria corsa solitaria verso la porta avversaria ed, appena entrato in area di rigore avversaria, lascia partire un destro potente che si insacca vicino all’incrocio dei pali. Quella fu una partita sofferta dai nerazzurri, non solo dal punto di vista della pericolosità degli avversari, ma soprattutto dal piano fisico. I calciatori della Roma, dal primo all’ultimo minuto del match, adottarono un approccio molto aggressivo nei confronti degli avversari, con una serie infinita di falli, anche cattivi. Non a caso, quando si parla di quella partita, si parla della “caccia all’uomo” dei giallorossi nei confronti dei nerazzurri. L’arbitro di quella gara, Rizzoli, graziò più di un giallorosso meritevole di cartellini gialli e rossi. L’arbitro decise però (giustamente) di espellere verso il termine del match il giocatore più rappresentativo nonché capitano della Roma, Francesco Totti: il 10 giallorosso perse la testa nel corso del match e sfogò tutta la propria frustrazione contro Mario Balotelli, con un calcio violentissimo e volontario sulla gamba dell’avversario.

L’Inter uscì meritatamente vincitrice da quella gara ma con le ossa rotte. Il 5 maggio da quel giorno in poi non fu solo la data da ricordare per quel Lazio Inter del 2002, ma entrò alla storia come la data del primo dei tre trofei alzati dall’Inter di Mourinho nella straordinaria stagione del 2010.

  •   
  •  
  •  
  •