Lecce, l'ex Ernesto Chevanton:«Onorato di essere ritenuto il più forte della storia del Lecce».

Ernesto Chevanton, ex bomber del Lecce, ha parlato , nel corso di una diretta Instagram, con la chef salentina Isabella Potì, fondatrice del Bros Rugby Club, nuova realtà per tutti gli amanti di questo sport nel Salento. Vediamo cosa ha dichiarato:«Da calciatore ricordo che facevo qualche lavoro con la palla di rugby per fare riscaldamento. Ci divertivamo con il pallone ovale. Non sono un intenditore di questo sport, ma conosco le regole. In Uruguay e Argentina si segue molto il rugby. Abbiamo la nostra Nazionale, los teros». L'uruguaiano prosegue:«Da piccolo, all'età di 5 anni, andai a casa di un amico. Dietro casa sua c'era una squadra, chiamata Reformers. Il mio amico mi invitò a giocare. Cominciai, e subito mi resi conto di essere bravino. Da quel momento comincia il mio percorso. Avevo, inoltre, lasciato gli studi e il calcio era l'unica via d'uscita. Con tanti sacrifici ci sono riuscito. Ma è così per tutti, senza passione e dedizione non è possibile far nulla. Il mio primo gol in A non lo dimenticherò mai. Mi presentai al Via del Mare rubando palla a Frey e segnando. Il gol più bello è stato al San Nicola di Bari contro i biancorossi. C'erano tanti tifosi del Lecce. Dopo sarei dovuto andare all'Inter, ma poi mi comprò il Monaco. Io volevo giocare la Champions e, andare nel Principato, avendo i monegaschi giocato l'anno prima la finale, è stato fondamentale per la mia carriera. A Siviglia ebbi la fortuna di vincere la Coppa Uefa. Vincemmo in Scozia, il momento in cui alzi la coppa è indimenticabile. Tutto il lavoro che feci è stato ripagato. Io sono un testardo, e ho messo sempre il doppio in tante piccole sfide che ho avuto. Per esempio, quando tornai a Lecce, nel 2010-2011, l'allenatore non mi voleva, non mi convocava. Io lavoravo ancora di più per dimostrare che si sbagliava. Mi presi il premio segnando i due gol più importanti della stagione, a Napoli e a Parma». Chevanton conclude:«Ho provato tante emozioni nella mia carriera da calciatore. La cosa più bella, essendo innamorato del Lecce, è aver fatto la storia del sodalizio salentino. Sentire dalla gente di essere stato il più forte della storia del Lecce per me è un onore. Un'altra emozione indelebile, che mi porto nel cuore, è aver segnato con l'Uruguay, davanti a 80 mila persone, nello stadio di Montevideo. Non ha prezzo, devi viverlo per comprenderlo appieno».