Udinese 2010-2011: un’annata epica

Pubblicato il autore: manuel Segui

Estate 2010: l’Udinese è reduce da un’annata negativa conclusa al 15esimo posto e diversi cambi sulla propria panchina.
Marino al termine della stagione viene nuovamente esonerato, e la dirigenza guidata da Pozzo punta sul ritorno di Guidolin, che già conosce la piazza.
Ancora una volta il calciomercato è privo di cifre folli, ma il club fa alcuni investimenti mirati: arrivano Armero dal Palmeiras e Benatia.
Il marocchino era, secondo gli addetti ai lavori, un talento emergente, pronto ad esplodere sin da subito.
La squadra orchestrata dal tecnico italiano si basa su un 3-5-2 molto offensivo, nel quale spiccano individualità come Di Natale e Sanchez.
Ai nastri di partenza , i friulani figurano come una di quelle squadre in lotta per un piazzamento a metà classifica, con l’obiettivo di concludere nella zona sinistra.
Nelle prime uscite stagionali si denotano problemi nel costruire la manovra e la squadra non sembra essere unita.
Guidolin predica calma e crede molto nel suo sistema di gioco: il problema, però, riguarda la fase offensiva, non in grado di rispettare le aspettative. I novi arrivi non si ambientano del tutto, soprattutto Armero, il cui rendimento è altalenante.
Alla terza giornata la Juventus suona la carica al Friuli con un sonoro 0-4 che espone i ragazzi di Guidolin alle critiche di stampa e tifosi.
E’ il primo segnale che qualcosa non va, e la dirigenza viene incolpata di un mercato deludente, dove non è arrivato nessun rinforzo di rilievo.
Alla quarta giornata, un ko sul campo del Bologna, mette già al bivio l’avventura del tecnico sulla panchina dei friulani: la squadra non gira, il 3-5-2 che davanti doveva decidere le partite è bloccato.
In mezzo al campo manca la qualità, e pochi sono i calciatori in grado di dare la svolta: è il momento che lo spogliatoio si unisca per ripartire.
Di Natale, da buon capitano, vuole scossa e Guidolin continua ad insistere su un 3-5-2 già provato e studiato. Secondo Francesco è questione di tempo prima che i suoi assimilino alla perfezione la sua idea di gioco.
In mediana, arriva però la svolta: Pinzi fino a quel momento impiegato in fase difensiva viene avanzato, mentre la candidatura di un giovane rampante come Badu viene accolta.
Il ghanese è un ragazzo promettente, provato da Guidolin a stagione in corso, e in grado di essere un ricambio efficiente per i titolari.
Dopo un pareggio alla quinta, la classifica vede i bianconeri toccare un punto bassissimo: ultimo posto e solamente 2 reti messe a referto.
Contro la Sampdoria, nel match terminato 0-0 i friulani ci provano e destano buone impressioni. La squadra sta crescendo e le idee aumentano.
Il crocevia della stagione è però la sesta giornata, quando al Friuli arriva un Cesena in cerca di punti per la salvezza.
Il match è nervoso e non si sblocca, ma i padroni di casa creano di più senza però concretizzare, mentre gli emiliani attendono e cercano un punto importante.
95’ minuto, ultimo assalto dei friulani: da un calcio di punizione battuto dal limite dell’area di rigore si forma un batti e ribatti in area di rigore con la sfera che termina sui piedi di Benatia.
Il marocchino, sino a quel momento molto criticato, riesce a battere il portiere avversario e a regalare la prima vittoria ai suoi.
E’ festa grande, un goal tanto atteso e dietro al quale si celano molte difficoltà e tante incertezze. La rete del marocchino porta fiducia e consapevolezza.
Ora, però, serve anche l’apporto del attacco, sino a quel momento troppo sprecone, con Di Natale e Sanchez ancora alla ricerca della miglior intesa.
A Brescia arriva un’ altra vittoria di misura in un match molto noioso, nel quale però dalla cintola in su si osserva una crescita esponenziale.
Pinzi in fase di impostazione garantisce affidabilità, Armero e Asamoah sono del tutto sbocciati, mentre mancano all’appello ancora i due bomber.
La squadra, però, ha preso un altro piglio, e dopo due vittorie sofferte, arrivano altri 3 punti in casa contro il Palermo.
Contro i rosanero Guidolin opta per un 3-4-1-2 a trazione offensiva e i suoi dominano il campo per 90’ minuti archiviando la pratica per 2-1.
I ragazzi sono uniti e propongono un calcio di qualità sempre maggiore, nel quale finalmente si intravede la figura di Totò, in grado di siglare il rigore del raddoppio.
La difesa diventa il punto di forza di quella squadra, e il terzetto formato da Benatia ( ancora in rete), Zapata e Domizzi è arcigno, orchestrato da un Handanovic in forma monstre.
Dopo l’ennesimo successo consecutivo, questa volta in trasferta a Bari, i friulani ribaltano la situazione in classifica avvicinando la zona Champions.
Nell’ambiente regna l’entusiasmo di una macchina che si è accesa e vuole continuare a correre.
Alla 10esima contro il Cagliari, le due compagini danno vita ad un match molto acceso e ricco di colpi di scena. Gli ospiti passano avanti grazie ad una magia di Conti, ma vengono poi raggiunti in extremis da Floro Flores.
Per i ragazzi di Guidolin è il quinto risultato utile consecutivo, e il gioco gira alla perfezione: l’alchimia tra i calciatori è consolidata, e dall’ultimo posto di qualche settimana prima, la zona europea viene avvicinata.
Nella giornata successiva, un Catania in fiducia ferma l’Udinese in casa, ma anche questa volta l’atteggiamento dei friulani piace, e i siciliani vengono salvati più volte da Andujar.
Alla dodicesima arriva un secco 4-0 contro il Lecce, squadra inferiore e mai in grado di tenere il campo alla pari. Vi è da segnalare la tripletta di Di Natale, che ora pare essersi sbloccato.
Nonostante un ko a Roma il weekend successivo, i friulani sono in zona Europa League, non troppo distanti dalla massima competizione.
Le big viaggiano spedite, ma dal quarto posto in giù c’è molto equilibrio, e la lotta per la Champions sembra alla portata.
La chiave per Totò e compagni diventa inaspettatamente la difesa, che complice l’esplosione di Benatia e Zapata subisce poco.
Alla 14esima arriva al Friuli un Napoli reduce da due vittorie roboanti, che gira alla perfezione ed è in piena lotta per le Coppe Europee.
Guidolin la prepara alla grande, e i suoi giocatori non danno mai il tempo ai partenopei di sviluppare la manovra. E, poi, quella sera c’è un Di Natale in uno stato di forma regale.
Tripletta per l’Ex Empoli, di cui un goal fantascientifico dai 30 metri, che porta 3 punti d’oro alla propria compagine.
L’impressione è chiara: con un Di Natale al meglio quella squadra può raggiungere traguardi storici, e dando uno sguardo alla classifica, si può sognare addirittura il quarto posto.
Alla 15esima un ko a Parma riporta con i piedi per terra i friulani, che se vogliono sognare devono avere più costanza, soprattutto in trasferta, dove sono arrivati tre ko di fila.
Il Friuli, invece, è un feudo e tra le mura amiche i giocatori paiono avere un’altra marcia: un 2-1 contro una Fiorentina agguerrita, deciso dai soliti Sanchez e Totò, permette di tornare in alto.
Il girone d’andata si conclude con uno spettacolare 4-4 contro il Milan a San Siro, nel quale Sanchez delizia tutti. Il cileno mette a referto una doppietta spettacolare con due goal di importante fattura.
Alla conclusione delle prime 19 giornate, i ragazzi di Guidolin chiudono ottavi a meno -7 dalla Lazio, al quarto posto.
Quella squadra, però, ha raggiunto una consapevolezza fuori dal comune e continua a esprimere un calcio davvero godibile ed efficace.
Il girone di ritorno inizia col piglio giusto: 10 punti in 4 giornate, e vittorie di peso contro Juventus e Inter.
L’entusiasmo inizia a crescere, e i tifosi sognano in grande.
Il cammino della banda friulana è pulito, senza intoppi e alla 27esima giornata sul campo di un Palermo in crisi, arriva uno show senza precedenti.
Il match si conclude 0-7, un dominio assoluto, con 4 goal per Sanchez e 3 per Di Natale: il quarto goal è un insieme di doppi passi del cileno che fanno fuori tutta la retroguardia avversaria, un goal di rara bellezza.
Le attenzioni su quella squadra sono sempre maggiori, e la Champions oramai dista un solo punto.
Ci sono tutti gli ingredienti per credere nel segno, e siccome la Lazio va a corrente alternata, nessuno esclude che quei ragazzi possano fare il colpaccio.
Battuto di misura un Bari organizzato le cui parate di Gillet tengono in vita i pugliesi per larghi tratti del match, arriva il momento di andare a Cagliari.
Gli isolani hanno sconfitto la Lazio due giornate prima, e trascinati da Conti e Cossu stanno disputando una discreta stagione.
I friulani, però, hanno svoltato anche fuori dalle mura amiche, e in Sardegna danno il meglio di sé: 0-4 secco, senza discussione e frutto di un dominio per 90’.
Di Natale è protagonista, e la spalla con Sanchez è un binomio vincente. Ma non solo, la squadra gioca compatta e tutti gli undici effettivi convincono.
Alla trentesima un secco 2-0 al Catania, permette ai bianconeri di sognare addirittura lo scudetto, portandosi a -6 dal Milan capolista.
La settimana successiva, però, arriva la prima sconfitta del 2011, contro il Lecce al Via del Mare.
Nel primo tempo i friulani creano, ma non concretizzano, e nella ripresa un Bertolacci scatenato sigla la doppietta.
I friulani sembrano un po’ stanchi, meno incisivi rispetto alle ultime partite, ma il sogno Champions rimane più che legittimo.
Un ko contro la Roma per 2-1 riporta i ragazzi di Guidolin sulla terra: come ribadisce il tecnico, bisogna mantenere la calma e non lasciarsi andare proprio ora.
In quella squadra, però, tutti vogliono raggiungere un obbiettivo di portata storica, e il weekend successivo arriva un altro scalpo al Napoli, fuori casa.
In quel match i bianconeri attaccano per 90’ in un campo difficile come il San Paolo, giocano con personalità e si dimostrano ostici per tutti.
Mazzarri, nel post-partita, si complimenta più volte con l’Udinese: chiunque tifa quella squadra, partita per salvarsi, ora in zona Champions.
Hanno stupito tutti, forse anche sé stessi, e con un gioco bello da vedere hanno ottenuto consensi di media italiani ed esteri.
Nelle ultime sfide il Friuli è un catino ribollente, strapieno e pronto a portare al traguardo più grande il club.
Un 5-2 subito a Firenze fa pensare a qualche crepa in quella squadra e i giocatori risultano meno incisivi rispetto ai primi mesi del girone di ritorno.
Oramai è più una questione di cuore, e per arrivare al quarto posto bisogna a tutti i costi battere la Lazio in casa.
I biancocelesti arrivano a Udine reduci da due ko contro Inter e Juve, ma in rimonta sui bianconeri, e pronti al sorpasso in caso di vittoria.
Ambo le compagini sanno che quello è il match decisivo per la lotta al quarto posto. L’inizio di partita è teso, con gli ospiti più volte al tiro.
La prima vera occasione è dei friulani con Di Natale che non arriva per pochi centimetri su uno scavetto di Pinzi, con Muslera fuori dai pali.
E’ un segnale, e l’Udinese ha fame e voglia di vincere, più dei rivali, troppo disuniti tra un reparto e l’altro e non in grado di affrontare la sfida con molta grinta.
Il vantaggio dell’Udinese è una bellezza per gli occhi: Sanchez trova al volo Di Natale con un lancio ad hoc, il bomber stoppa e calcia battendo il portiere uruguagio.
I due si trovano a meraviglia, con un’ alchimia che pochi hanno. Il cileno, vero protagonista del match, si inventa un altro lancio da campione, che trova Isla troppo solo.
In mezzo c’è Di Natale che deposita a porta sguarnita siglando il 2-0 che resiste sino all’intervallo.
Un primo tempo giocato su ritmi elevati per i friulani, che nella ripresa si abbassano troppo, concedendo più campo ai biancocelesti.
I ragazzi di Guidolin sono stanchi e al 20’esimo, rimangono in dieci uomini per un fallo ingenuo di Angella su Rocchi.
Dal dischetto va Zarate, il cui tiro è orribile, centrale e debole e viene parato da Handanovic: per il portiere sloveno è il quinto rigore intercettato in stagione, un vero e proprio record.
Guidolin opta per una difesa serrata nell’ ultima mezz’ora di match ed inserisce il giovane svedese Ekstrand al posto di un Sanchez applauditissimo.
Poco dopo, sull’ennesimo assalto dei rivali, Kozak timbra il 2-1 preparando i bianconeri da un assedio finale.
Il portiere sloveno è in grande forma e respinge tutte le iniziative degli avversari, mantenendo fino alla fine il risultato di 2-1.
Al Friuli è festa grande, una vittoria che porta il traguardo sempre più vicino, e per il quale ora basterà amministrare nelle ultime sfide.
All’ultima giornata, il Milan festeggia sul campo dell’Udinese lo scudetto, mentre i friulani con lo 0-0 finale possono far partire il loro tripudio: è Champions League, la storia è stata riscritta.
In uno stadio colmo nel match serale, a suon di champagne e cori della curva, la piazza di Udine viene invidiata e proclamata da tutti.
Una stagione nella quale i friulani hanno espresso il loro miglior gioco di sempre concludendo a 65 reti, miglior attacco a pari merito proprio con i rossoneri . In quella annata Di Natale concluderà in testa anche alla classifica marcatori a quota 29 goal.
Questi numeri ci dimostrano la forza di quella squadra, e premiano l’idea di calcio proposta da Guidolin, criticata all’inizio, ma che alla lunga è stata una filosofia vincente.
Un’annata che rimarrà a lungo nelle menti degli appassionati, e soprattutto del popolo friulano, orgoglioso di quella cavalcata trionfale.

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