Un’impresa epica: Premier League 2011-2012

Pubblicato il autore: manuel Segui

La fede calcistica, l’appartenenza, l’amore, sono tutti valori imprescindibili per sostenere una squadra, specie se essa rappresenta la tua città.
Il tifo per lei è unico e resterà sempre un vanto, anche nei momenti di sconforto o più bui: andiamo oggi a raccontare una storia di una rivincita, dopo anni di trionfi dei concittadini.
Stiamo parlando di una delle rivalità più importanti al mondo, ovvero quella di Manchester: da una parte vi sono i Red Devils, la squadra più titolata d’Inghilterra e più tifata della città, dall’altra il City meno acclamati e con una storia alle spalle di minor rilievo.
Lo United da sempre trionfa di più e attira su di sé un appeal maggiore, mentre il seguito dei Citizens, in confronto, è minore.
A inizio anni 2000 non c’è storia: è un predominio della banda guidata e diretta alla perfezione da Sirg Alex Ferguson, che in quegli anni vanta campioni del calibro di Giggs, Ronaldo, Beckham, Van Persie e Ferdinand.
Insomma, rispetto ai cugini che di exploit ne hanno in quantità ridotte vi è in tutto e per tutto una superiorità schiacciante.
Verso le fine del decennio si muove qualcosa in casa City: migliorano i piazzamenti in Premier League, e nonostante un rischio fallimento nel 2008, i nuovi proprietari portano entusiasmo con spese sempre maggiori.
Lo United continua a dominare nei confini nazionali e non solo, ma nel frattempo dall’altra parte della città c’è voglio di riscatto e un nuovo progetto è alle porte.
Roberto Mancini arriva nella Manchester azzurra nel 2009 e ha le idee ben chiare: dopo l’esperienza in Italia sulla panchina di Fiorentina e Inter vuole riportare il club nell’ Olimpo.
La crescita dei suoi ragazzi è sempre più esponenziale tanto che nella stagione 2010-2011 si piazzano terzi a pari merito con il Chelsea.
Per l’annata 2011-2012, i bookmakers danno come favorite le due squadre di Manchester, con i Red Devils detentori del titolo leggermente avvantaggiati.
La stagione, come da pronostico ,incomincia con questo binomio dominante e continua come tale per tutta l’annata.
Mancini crea bel gioco e con una squadra talentuosa, inizia ad attirare su di sé l’attenzione dei media per gli ottimi risultati: 1-5 contro il West Ham, o l’ecclatante 1-6 proprio contro lo United in una sfida storica ad Old Trafford che dimostra le crepe dei cugini.
In quel match vi è da segnalare la doppietta del giovanissimo Balotelli, pupillo del Mancio, e la marcatura di Dzeko.
I ragazzi di Ferguson, però, sono squadra ostica e non si fermano al primo ostacolo. Recuperano 5 punti di svantaggio prima e piazzano il sorpasso poi.
La chiave della stagione sembra essere intorno alla Primavera, momento nel quale, i Citizens paiono crollare regalando troppi punti su campi alla portata.
Ad Aprile, la classifica recita +8 per i Red Devils e un altro possibile smacco ai cugini, da sempre inferiori dal punto di vista dei trofei.
E’ chiaro, insomma, che tutti nell’ambiente City aspettino quell’impresa che manca da 43 anni precisi ovvero la vittoria della Premier League, che in un momento storico come quello sarebbe una soddisfazione doppia.
Nel calcio, però, tutto è possibile ed ecco che con un calo di tensione inaspettato lo United perde malamente contro un Wigan in lotta per la salvezza, mentre i rivali riprendono a viaggiare.
Arriviamo dunque ad un crocevia di quella stagione: derby di Manchester,gara di ritorno. I Citizens, padroni di casa, davanti ad uno stadio gremito portano a casa la contesa per 1-0 grazie a Kompany.
Insomma due su due contro lo United è fatto raro e per di più riporta i ragazzi di Mancini in piena lotta scudetto.
La doppia vittoria contro gli storici rivali da una mole di fiducia impressionante, tanto che il cammino torna ad essere spedito e senza intoppi.
D’altra parte Ferguson carica l’ambiente, e i suoi ragazzi non vogliono farsi scappare lo scudetto sul più bello.
Ambe due le compagini vincono e convincono i rispettivi tifosi, sino all’ultima giornata dove si delinea un traguardo storico: gli storici rivali si trovano a pari merito a 87 punti a giocarsi un campionato sul filo di lana.
Sarà un’ultima giornata incandescente ricca di colpi di scena, l’occasione per i tifosi del City di imporsi dopo anni di calvario di fronte ai cugini, plurivincitori ed ancora affamati di successo.
Per decidere il campionato, ci vorranno dunque due sfide decisive: le squadre giocano alle ore 3 in contemporanea.
La banda di Mancini attende all’Etihad Stadium un Qpr in lotta salvrezza, mentre i i rivali vanno in trasferta contro un Sunderland già salvo e privo di ambizioni.
I tifosi ascoltano gli aggiornamenti dei campi, c’è tensione nell’ aria, una voglia di prevalere l’uno sull’altro sia sugli spalti, che sul rettangolo verde.
Il primo acuto lo piazza Wayne Rooney, che al 23’ minuto porta avanti i suoi con un colpo di testa: in questa situazione, i campioni d’Inghilterra sarebbero loro.
Saputa la notizia, il City continua a spingere e creare diverse occasioni assaltando la metà campo avversaria. Fino al 39’ minuto la palla non entra, poi Zabaleta, giocatore fondamentale per quella squadra, sigla il vantaggio riportando in testa la sua compagine.
I padroni di casa sembrano in controllo del match e continuano a creare gioco, ma all’improvviso, alla prima sortita offensiva del Qpr ecco arrivare il pari: palla dentro per Cissè, lasciato troppo solo, che davanti ad Hart sigla l’1-1.
La paura derivante dal pareggio, si trasforma ben presto in un incubo, quando pochi minuti dopo, gli ospiti in 10 uomini, si portano avanti 1-2.
I tifosi sono impassibili, nessuno crede che il match si sia ribaltato in maniera tale, ed ora il destino è tutto nelle mani dei Citizens: 40 minuti per siglare due reti e cercare una rimonta epica.
Mancini carica i suoi, che si riversano nella metà campo avversaria tenendo in mano il pallino del gioco.
La sorte, però, è contro i padroni di casa e i ripetuti sforzi risultano vani. Tra i miracoli del portiere avversario, qualche legno di troppo si giunge al 90’.
Al 18 esimo calcio d’angolo, David Silva scodella la sfera in mezzo, dove Dzeko da vero rapace d’area di rigore sigla il 2-2.
Nel frattempo, sullo altro campo lo United è uscito vittorioso ed attende il risultato della sfida decisiva: i supporters dei Red Devils, saputo del pari del bosniaco, si impauriscono.
Sono connessi in tutti i modi sull’Etihad Stadium, non vogliono perdersi un solo istante.
Dopo il 2-2 i padroni di casa sono galvanizzati e spingono con le ultime forze: ad 1 minuto dalla fine, la sfera arriva sui piedi di Balotelli al limite dell’area di rigore: l’italiano, però si allunga troppo la palla, che sembra persa, ma SuperMario con un gesto istintivo decide di buttarsi per farla arrivare ad Aguero.
L’argentino è reattivo e con una finta di corpo si libera di due giocatori, chiude gli occhi, e calcia un missile sul palo del portiere.
La palla, in quel momento, ribolle di rabbia e tensione, di voglia. E’ un proiettile terr’aria, imparabile. E’ 3-2.
La reazione di tutti è istintiva:il pubblico esplode per una gioia tenuta dentro e repressa per ben 43 anni, Aguero corre all’impazzata, i compagni si abbracciano e corrono dall’autore del goal, mentre Mancini è quasi incredulo.
Festa grandissima, i compagni di squadra celebrano i goal con veemenza, mentre sugli spalti vi è un’esultanza infinita, lunghissima.
L’arbitro fischia la fine: ora è ufficiale, il Manchester City è campione d’Inghilterra.
Saputa la notizia, a Sunderland, cala il silenzio.
Da una parte c’è una delusione atroce per un titolo sfiorato, mentre dall’altra vi è pazza gioia con un’invasione di campo, tifosi in delirio incontenibili, che ora possono mostrare sentimenti repressi per troppo tempo.
Quel giorno qualcosa è cambiato: la Manchester meno avezza al grande calcio è entrata nell’elitè, acquisendo popolarità e una fama, di cui nel passano avevano goduto solo i cugini.
Nell’alzare quella coppa c’è tutta la gioia di un popolo che per troppi anni ha vissuto nell’ombra e di una squadra, che dopo tante delusioni, può finalmente sfoggiare il suo urlo liberatorio. Un urlo di tale bellezza. Semplicemente unica.

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