Vialli, l’orgoglio del guerriero: “Le cicatrici sono un segno di ciò che ho passato”

Pubblicato il autore: Francesco Rossi Segui


Gianluca Vialli
si è sempre contraddistinto in campo grazie alle sue indiscutibile abilità tecnica, ma anche per via della sua tenacia. L’ex Juventus e Sampdoria ha sempre dimostrato di avere un carattere di ferro e questa caratteristica lo portò ad alzare la Champions League nel 1995/96 da capitano. Una fascia e un trofeo meritato sul campo. Riuscire a portare a casa la coppa dalle grandi orecchie fu un’impresa epica, ma ciò è niente in confronto all’ultima battaglia per la vita combattuta da Gianluca.

La diagnosi di cancro al pancreas nel 2017 fu il colpo più duro in assoluto per il campione italiano. Un colpo che ha trafitto il cuore di tutti: familiari e tifosi. Vialli ha parlato della sua malattia in un’intervista Skype al The Guardian e ha affermato di guardare al passato con orgoglio e di non vergognarsi assolutamente di piangere:

Ho imparato una cosa: è necessario liberare il dolore. Tenere le cose dentro non è un bene. Ora ho capito che quando ho bisogno di piangere, lo faccio. Non mi vergogno più, ma cerco di non piangere di fronte a persone che potrebbero diventare molto emotive. Provo a piangere da solo. Quando sono in un posto confortevole, non tengo nulla dentro. Ora mostro anche le cicatrici con orgoglio, sono un segno di ciò che ho passato”. 

Un viaggio con un compagno indesiderato

Vialli ha descritto il rapporto con familiari e amici durante la malattia: “Senti che stai deludendo qualcuno, come i tuoi genitori. Non vuoi che i tuoi genitori ti vedano soffrire così tanto e non vorresti andartene prima di loro. Sono sempre stato percepito come un ragazzo duro. Un ragazzo forte e con molta determinazione. Non essere in quella posizione mi rendeva inquieto. Non volevo essere visto come un povero ragazzo con una malattia. Ecco perché non l’ho condiviso per 12 mesi”. Vialli parla poi degli amici e di questo compagno di viaggio indesiderato: “I miei amici, persone che erano a conoscenza della mia condizione, mi hanno detto ‘Dai che vincerai questa battaglia’. Ho sempre pensato di non voler combattere il cancro, perché è un nemico troppo grande e potente, ho sentito tutto questo come un viaggio. Si tratta di viaggiare con un compagno indesiderato fino a quando si spera, non si annoi e muoia prima di me”. 

Il peso della malattia e il Coronavirus

Vialli ha poi dichiarato di quanto sia pesante la malattia, rilasciando pure un pensiero a coloro che hanno perso i loro cari per via del Coronavirus:

“La malattia è anche un peso. Persone chiamano per mostrarti che stanno pensando a te. Ho pensato che invece di passare il tempo al telefono, avevo bisogno di tempo per me stesso. Ecco perché indossavo un maglione sotto la camicia, per nascondere che avevo perso così tanto peso. Questi sentimenti sono naturali e rimangono con te per un po’. E poi, almeno nel mio caso, se ne vanno. Il giorno in cui inizi a guardare le cose in maniera diversa, la tua vita cambia”. Pensiero poi al Coronavirus: “Per me è stato difficile perché vengo da Cremona, la città probabilmente con il più alto tasso di mortalità nella regione. In un certo senso sento che dovrei essere lì con la mia gente. Mi sono sentito così male a leggere che le persone morivano in ospedale senza i loro cari. E’ una tragedia. Stare a casa a Chelsea non è un problema, posso lavorare da remoto e andare a piedi al parco. Con me ci sono mia moglie e le mie figlie, è bello stare con loro. A Londra conosco solo due persone che sono positive. Grazie a Dio non ho perso nessuno che conosco in questo paese. Ma a Cremona è diverso dove ci sono 80.000 persone. Londra ha sei milioni di persone. Lo senti di più in un posto piccolo”.

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