2 giugno 1963: l’Atalanta vince la sua prima Coppa Italia. Chi erano gli eroi della finale?

Pubblicato il autore: Filippo Davide Di Santo Segui

2 giugno 1963: una data storica per l’Atalanta Bergamasca Calcio e del suo popolo nerazzurro. Con un 3-1 rifilato al Torino, la Dea conquista per la prima volta dal 1907 il suo primo trofeo: la Coppa Italia. Un ricordo ancora vivo a distanza di 57 anni, e dopo la finale dell’anno scorso persa contro la Lazio, la voglia di ritornare ad alzare al cielo quella coppa è tanta, anche perché per gli orobici vale tantissimo. Ma chi erano gli eroi di quella finale? Riavvolgiamo il nastro e rispolveriamo quell’Atalanta 1962/1963.

In porta “la figurina introvabilePizzaballa, tanto bravo tra i pali quanto innamorato follemente dell’Atalanta (ritornò a Bergamo nel 1976 dopo dieci anni di attesa); a sinistra Alfredo Pesenti, considerato da molti come uno dei migliori terzini mai visti a Bergamo grazie alla sua velocità sulla fascia; a destra Franco Nodari, soprannominato “ol gàt dé marmo” per via del suo particolare stile di gioco (per lui dodici stagioni con la Dea), a capo della difesa Gardoni, colui che da vero leader trascinò la squadra alla vittoria finale, meritando di alzare al cielo quella Coppa Italia. In mediana Giorgio Veneri, dove disputò nove stagione collezionando solo 30 presenze; per poi arrivare a Umberto Colombo, dove la sue esperienze nella Juventus, dove conquistò tre scudetti e due coppe Italia, risultarono decisive per le sorti di quel 1963; infine un certo Flemming Nielsen, uno dei più forti centrocampisti della storia dell’Atalanta, nonostante i soli tre anni, restò legato all’ambiente bergamasco. Per una squadra vincente ci vuole un numero 10 vincente, e per questo che sale in cattedra Mereghetti, dove la sua tecnica fu dirompente. Le ali ti portano in alto, e su quella fascia spunta un numero 7, Angelo Domenghini, l’autore di quella tripletta che solo un campione come lui poteva fare (l’inizio di una grande carriera che lo porterà a vincere tre scudetti, una Coppa dei Campioni, due Intercontinentali, un Campionato Europeo e la medaglia d’argento ai mondiali messicani del ’70). Dall’altra parte c’è Magistrelli: giocatore in grado di cambiare le partite nei momenti difficili. Infine il centravanti, Salvador Calvanese, importante il suo gioco di sponda per aiutare Domenghini: una pedina sempre pronta a tutto, tanto da sostituire ai sedicesimi di finale di Coppa delle Coppe Pizzaballa in porta. In panchina il mister romagnolo Paolo Tabanelli, competente nel suo ruolo nonché il condottiero di quella cavalcata storica: ritornerà ad allenare l’Atalanta nel 1967/1968, concludendo la sua avventura orobica con un esonero a tre giornate dal termine del campionato.

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