Hachim Mastour, un talento folle quanto fragile

Pubblicato il autore: manuel Segui

Oggi vi racconto la storia di un talento mai esploso, sul quale vi erano aspettative elevate, forse troppe vista la giovanissima età con la quale il ragazzo si è affacciato al mondo del calcio: Hachim Mastour.

GLI INIZI

Hachim nasce a Reggio Emilia il 14 giugno 1998 da genitori marocchini poi trasferitisi in Italia.
Sin da giovanissimo la sua passione è il calcio, sport che inizia a praticare dalle elementari con i club locali: tra i coetanei è il più forte, non c’è paragone.
Riesce a giocare con i ragazzi più grandi e sorprende tutti, riuscendo in giocate che a quell’età sono fuori dal comune.
Hachim si allena con costanza e non vuole montarsi la testa, ma in cuor suo ha la consapevolezza di voler diventare un calciatore professionista in futuro.
A 12 anni arriva la prima svolta della sua carriera: diversi osservatori lo notano, Milan e Inter danno vita ad un derby di mercato per aggiudicarselo.
I rossoneri però lo vogliono con insistenza e lo so acquistano: Hachim era considerato un prodigio e con l’approdo in rossonero si pensava ad una carriera come bandiera a Milano. D’altronde, come dichiarato da lui, il Milan è una seconda casa.

LA PARENTESI MILANM TRA ASCESA E DISCESA
Il marocchino fa le trafila delle giovanili, sino al suo esordio che avviene nei giovanissimi a 15 anni contro l’Albinoleffe.
La sua prima partita con il Diavolo ci da un infarinatura delle sue potenzialità: stupisce tutti e la difesa avversaria non gli sta mai dietro.
Sigla una doppietta nella quale spicca un goal irreale: marcato da due giocatori riesce ad alzarsi la palla, e con il peso del corpo all’indietro ha un istinto. Vede il portiere fuori dai pali e prova il pallonetto che finisce in rete.
Questo gesto balistico ci da l’idea del suo reale talento, e perciò arrivano anche i primi contratti con gli sponsor.
Nel Milan, il marocchino trova la sua collocazione definitiva: il suo ruolo prediletto è l’ala offensiva, che combacia alla perfezione con le sue caratteristiche.
Calciatore rapido, tecnico e dotato di un dribbling ubriacante, il suo punto di forza, riesce a fare sfaville tra i coetanei.
L’attenzione dei mass media sul quindicenne sale ed arrivano le prime interviste, oltreché agli sponsor. The Guardian, giornale inglese, nel 2015 lo inserisce nella lista dei 50 calciatori più promettenti insieme a gente come Pulisic, Dani Olmo e Odegaard.
Nello stesso periodo la Red Bull lo invita ad una sfida con Neymar: i due hanno caratteristiche simili, e il marocchino approda su un grande palcoscenico assieme al brasiliano.
Quel giorno, in una sfida a palleggi, impressiona tutti ancora una volta, ricevendo i complimenti dal giocatore del Barcellona.
I paragoni fioccano e le aspettative si alzano di colpo: da un calciatore ancora semi-sconosciuto diventa l’idolo di molti milanisti, che rivedono in lui la rampa di lancio per il futuro.
Insomma, le pressioni su di lui si moltiplicano: la tifoseria crede molto nel suo talentino, i giornali fanno a rissa per ricevere un’intervista, gli sponsor sono molti. Per un quindicenne tutta quella pressione si fa sentire, ma Hachim sembra non darci troppo peso e continua ad allenarsi.
Il Milan lo inserisce in prima squadra e pianifica già un suo esordio entro breve termine.
Con le giovanili dei rossoneri le cose vanno a gonfie vele: lui è il perno di quella squadra, e contro il Sassuolo sigla un goal di rara bellezza.
Parte palla al piede dal centrocampo, supera 5 giocatori e batte il portiere avversario.
Un’altra soddisfazione è l’esordio con la nazionale maggiore del Marocco all’età di 16 anni, subentrando a partita in corso contro la Libia.

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LA GIRANDOLA DI PRESTITI SINO AD OGGI
Il Milan preso atto del suo talento vuole puntarci e decide di mandarlo in prestito in Liga, al Malaga, per fare minutaggio.
Gli spagnoli sono squadra dalle gerarchie consolidate e Hachim a soli 16 anni non riesce ad integrarsi in Spagna.
Disputa solo 5 minuti contro il Betis, nei quali non incide, e spesse volte viene relegato alla tribuna.
Secondo molti è ancora acerbo, e quella avventura non gli fa bene: psicologicamente le pressioni aumentano, il Milan crede ancora molto nel ragazzo e i paragoni continuano a fioccare.
Per i mass-media deve ancora crescere fisicamente per poter competere su buoni livelli, e i rossoneri vogliono dargli chance per giocare.
L’estate successiva, preferiscono girarlo in un club nel quale avrà più spazio e nonostante l’elevata concorrenza, il marocchino si trasferisce in Olanda al Pec Zwolle, squadra di media classifica.
L’Eredivisie non sembra fare per lui, un calcio differente da quello imparato e praticato tra Italia e Spagna e il poco minutaggio ad alto livello si fa sentire.
Qualcuno pensa che il ragazzo abbia affrontato una fase depressiva in Olanda, ma sicuramente l’ambientamento è stato complicato.
Qualche vicissitudine con l’allenatore ecompagni, ma sta di fatto che il suo talento non sboccia. Le presenze al termine dell’annata sono solo 5, di cui spezzoni di partita, nei quali però mancano goal e assist.
Ritornato alla casa base a Milano, la dirigenza si interroga sul suo futuro e dal mercato arrivano le pretendenti.
Il ragazzo non viene inserito nella Lista Uefa e in quella del campionato, e quindi visto anche un contratto di 500mila euro si pensa alla cessione.
E’ chiaro che i rossoneri non credano più in lui: il club si aspettava di più dal ragazzo nelle annate in prestito, e quando il Palermo si dichiara interessato, la dirigenza fa di tutto per lasciarlo andare, ma i siciliani di fronte all’ingaggio elevato si tirano indietro.
La stagione 2017-2018 il marocchino la passerà con presenze sporadiche con la Primavera deludendo, salvo poi svincolarsi al termine del contratto a fine stagione.
I primi a puntare su di lui sono i greci del Pas Lamia che gli offrono la possibilità di rilanciarsi con meno pressioni.
L’esordio con i greci il 24 settembre è negativo e di fatto mette in salita il suo cammino greco: entra a partita in corso contro il Panathinaikos e fallisce un rigore, poi ribattuto in rete da Adejo.
Nei mesi successivi gioca poco o nulla, venendo addirittura dato per disperso dal club ( in realtà era tornato in Italia per accertamenti medici). Il rapporto con la squadra è ai ferri corti, e a Marzo viene svincolato.
La sua ultima avventura è in Serie C con la Reggina, dove tutt’ora ha disputato 17 minuti contro la Virtus Francavilla.
Il ragazzo ha sicuramente talento , e lo ha dimostrato, ma la questione psicologica tutt’ora ha inciso di più sulla sua carriera.
Hachim è un ragazzo tranquillo e ha patito la troppa pressione dei media, una fragilità psicologica che lo ha portato a rendere meno.
Sicuramente quando aspetto mentale e piedi torneranno a combaciare il marocchino potrà tentare il rilancio.
Ad oggi è prematuro definirlo rimpianto, ma con una miglior gestione del ragazzo e meno fretta, magari, staremo parlando di un calciatore totalmente esploso.
Ovviamente con i se e con i ma non si fa la storia, ma essendo Mastour un classe 98’, le possibilità di tornare a sognare sono molte. E allora io credo in lui e nel suo talento.
Facci sognare Hachim.

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