La tortuosa analisi psicologica di Mario Balotelli

Pubblicato il autore: jean Segui

Mario Balotelli, centravanti in forza al Brescia.

Alla soglia dei trent’anni, il numero 45 delle rondinelle sembra aver toccato nuovamente il fondo, quasi dovesse periodicamente adagiarsi su di esso prima di tentare uno slancio vitale , sportivo che lo rilanci, anche agli occhi dell’oramai assueffatta opionione pubblica. La cosa che risalta maggiormente è che le sue disavventure non fanno quasi piu notizia; non ci sono piu i fondi editoriali con tanto di ricorso ad antropologi o ex allenatori per capire che cosa lo affliga, sembra che, ed è questo un evidente sintomo della sua sconfitta, la vicenda non interessi piu nessuno. Era tornato a Brescia dopo buone esperienze in Francia, dove l’ex tecnico della Roma Rudi Garcia, che di campioni, dal giovane Hazard a Lille, fino a Totti e Deepay se ne intende, lo aveva consacrato accostandolo a Totti, “per visione di gioco e movimenti”, trovando una buona continuità e ritrovando, parzialmente posto in nazionale.  La sua stagione contiene in nuce tutto il suo repertorio ed ‘è paradigmatica di quella che è stata la sua frastagliata carriera. Troviamo prodezze indiscutibili, come il destro sotto l’incrocio a Verona; c’è spazio per ululati razzisti, nella stessa partita al Bentegodi, con tanto di pallone scagliato in curva, ma anche per una insita discontinuità nell’approccio con la disciplina; dopo la luna di miele iniziale, i buoni propositi di dimagrire, ed i miglioramenti oggettivi di partita in partita, ecco che ritornano le incomprensioni, gli allenamenti giocati sotto ritmo, i rimbrotti del tecnico di turno, Grosso, e le esclusioni eccellenti.
Il mio pensiero è che Balotelli sia stato piu vittima che carnefice, premettendo che non gli è mai mancato nulla ed ha avuto la chance di condividere trofei, emozioni e momenti indelebili con grandi personalità come Zanetti, Aguero, Buffon e tanti altri.
Fin dalla sua esplosione, accecante e fragorosa, in una fredda serata di fine Gennaio dell’anno 2008, quando con una doppietta alla Juventus trascinò la sua Inter in semifinale, competizione dove aveva esordito a metà dicembre con una doppietta alla meno blasonata Reggina, venne accostato al suo alter ego Pato, all’epoca molto piu reclamizzato e considerato un profilo già internazionalmente fruibile, e attirò allo stesso tempo pretestuose antipatie. La stagione sua personalmente fu esaltante, vedasi con quale abnegazione giocò l’ultima gara a Parma, sotto il diluvio, da esterno sinistro. La sua crescità era portentosa, come lo spazio che trovava sui media, stava diventando un fenomeno nazionale, quasi di costume. Il turning point negativo lo si può scorgere, e tornerà costantemente, già nella notte del 18 Aprile 2009, quando con una sua prodezza consenti ai suoi di mantenere le distanze invariate, nello scontro diretto a Torino, dalla Juventus. Quella notte venne bersagliato di ululati e fischi, stadio a porte chiuse per squalifica nel turno successivo, ma si stava delineando all’orizzonte una pericolosa spaccatura fra chi condannava il gesto in quanto tale e chi tentava, peraltro a volte in buona fede, di spostare il mirino su presunte provocazioni del talento neroazzurro. La stessa cosa successe a Verona, Gennaio 2010, lui segna, gioca bene, aiuta la squadra in un campo ostico ed per lui molto piu che ostile, ma nel post partita le parole del portiere Sorrentino suonano fredde, censurabili e  da squalifica , ” se gli fa schifo Verona non ci venisse piu, gli è permesso di  tutto “. Le dichiarazioni di per sè non sono particolarmente affilate e pungenti, ma contestualizzando l’evento, un appena 19 enne subissato di ululati in trasferta,  denotano una pericolosa mancanza di empatia nei confronti dell’attaccante, che farà breccia in molti supporters. La sua linguaccia rivolta ai tifosi in trasferta della Roma, marzo 2009, dopo aver realizzato un discutibile rigore, sono censurabili, ma nella stessa partita era stato vittima di buu razzisti. Il tema del razzismo viene strumentalizzato, o sopravvalutato come spiegazione ultima, oppure , a seconda della personalità che ci si trova di fronte, approfondito o meno.
La sensazione, al netto di gravi errori da parte sua, è che sia stato proprio il mondo esterno ad etichettare Balotelli in un certo modo, cosi da convincerlo e spianargli la strada verso alcuni comportamenti rivedibili. Se fin dai 18 anni venne considerato un bad boy, assunse questo status come forma mentis.
Secondo la teorie dell’etichettamento, Labelling Theory,” il deviante altro non è che colui che viene definito, “etichettato” come tale dalla società e dagli organi ufficiali di controllo “. “Spesso è proprio la stigmatizzazione del primo comportamento deviante che genera, attraverso il mutamento dello status sociale dell’individuo stigmatizzato, una tendenza a permanere nel ruolo sociale di deviante”. Balotelli ha svolto anche la funzione, vedi il post partita di Italia Uruguay a Nadal, il ruolo di capro espiatorio. Dopo un luminoso percorso di maturazione, calcistica e non, figlia e vita non piu da scapolo, bastarono alcune partite sottotono giocate in uno dei peggiori Milan della storia, 2013 14, per farne un giocatore sopravvalutato ed anarchico.  Su questo fertile terreno attecchirono le critiche, da Boban e Marocchi a Buffon e Chiellini, dal blog piu sconosciuto della penisola alle firme del corriere dello sport. Già dopo la fallimentare stagione a Liverpool nessuno piu si aspettava qualcosa da Balotelli. La strana anomalia è che mentre agli esordi e dopo le prime tre stagioni se ne parlava come di un giocatore già fatto e lanciato verso il gotha calcistico mondiale, bastarono 14 mesi, Aprile 2014 Giugno 2015, per affossarlo quasi del tutto. Le successive stagioni, tormentate da infortuni e meccanismi gà evidenziati, hanno un che di ripetitivo peculiare, come se la sua gestione fosse divenuta una sorta di recita in cui l’allenatore al primo o secondo intoppo lo debba per forza accantonare, con dichiarazioni a mezzo stampa, salvo poi riusarlo, dopo una delegittimazione avvenuta, come se nulla fosse accaduto. Stampa tifosi addetti ai lavori sembrano oramai disinteressati al tema. L’immagine di Balotelli, pagina 23 edizione romana del corriere dello sport, Matteo Marega, che dopo un colloquio solitario con il custode del centro d’allenamento di Torbole, torna a casa in tenuta sportiva potrebbe essere una delle ultime indagini sul fenomeno.  Le dirette instagram ripetititive, il periodico ricordo del calcione di totti e delle liti con Materazzi, la semifinale con la Germania, l’immagine di Balotelli ruota intorno a ricordi passati ed uso presente dei social, ma senza piu nessun dono accattivante.

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