Sarri, una scelta di Agnelli: un errore che sta pagando caro

Pubblicato il autore: Paolo Russo Segui


Casa Juventus. Si sta discutendo molto negli ultimi giorni di mister Sarri, delle sue scelte tattiche, delle sue sostituzioni, dei suoi diverbi con i giocatori. Questi ultimi, veri o falsi che siano, mettono in luce, come se non si sapesse, quanto Sarri la Juventus se lo stia trascinando fino a fine stagione. Una questione di eleganza in pieno stile Juventus.

Storia della Juventus e dei suoi allenatori che le insegnarono a volare

La Juventus non esonera un allenatore a campionato in corso dal 2010, quando in un fine gennaio di quell’anno sostituì Ciro Ferrara con Alberto Zaccheroni. Andrea Agnelli non era ancora presidente, ma sarebbe arrivato di lì a poco, assieme a Marotta e al nuovo allenatore Del Neri, di cui ci si ricorda per una delle peggiori stagioni della Juventus post-Calciopoli. Esatto, erano ancora gli anni bui di Calciopoli da cui la Juventus cercava, non con poca fatica, di riprendersi con dignità.

Nel primo decennio degli anni 2000 la Juventus ha avuto ben 8 allenatori diversi (7 se escludiamo Corradini ad interim dopo le dimissioni di Deschamps nel maggio 2007 a due giornate dal termine del campionato). Nel secondo decennio la Juventus ha avuto solo 4 allenatori e infatti ha portato a casa risultati decisamente migliori (l’anno di Del Neri a parte). Con Andrea Agnelli, dopo l’anno di rodaggio con Del Neri, si è partiti da 4 stagioni con Antonio Conte per arrivare a Maurizio Sarri, passando per 5 stagioni con Massimiliano Allegri. Ma la domanda è “Come si è arrivati a Sarri?

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Sarri, la scelta di Agnelli per assecondare i tifosi

Sarri è l’uomo del bel gioco, ormai è risaputo. Allegri era quello che ti faceva vincere sudando freddo, però alla fine ti portava a casa il risultato, mentre ti eri da poco addormentato sul divano di casa con la TV accesa. Senza offesa per un grande allenatore come Allegri, ma è la sintesi (ironica) dei commenti dei tifosi bianconeri, che piaccia o no. Il piano del gioco, o meglio del tipo di gioco, è risultato fondamentale quando, ad un certo punto dell’era Allegri, ci si è convinti che per poter vincere in Europa bisognasse cambiare visione. E perché non farlo prendendo come spunto le idee che arrivavano dal tifo bianconero? Volete il bel gioco? Eccovi Sarri.

Di certo, non è andata propriamente così. C’è chi suppone che Sarri sia stata la pedina di transizione nell’attesa della disponibilità di Guardiola e allora, per ripiegare, Agnelli ha puntato Sarri, mal visto dal resto della dirigenza. Fatto sta che Agnelli, forse per la prima volta, era così in crisi rispetto al da farsi, (dato che non c’erano motivi razionali per liberarsi di Allegri) che alla fine ha optato per fare il presidente dalla parte del popolo e quindi per un bel gioco senza margini di vittoria assicurata. Insomma, tifosi accontentati. O sarà che, con questa mossa, Agnelli abbia voluto assecondare per poi zittire i tifosi, dimostrandogli che di calcio non capiscono nulla e che il bel gioco non serve necessariamente a vincere?

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Agnelli, la scelta sbagliata di ascoltare i tifosi

Che i tifosi capiscano nulla o poco di calcio è palese e risaputo. Basti vedere anche con quale superficialità si affrontano certi temi nei programmi sportivi più seguiti della televisione italiana, programmi dai quali probabilmente molti tifosi traggono esempio per le loro strampalate idee e a cui fanno da pappagalli. Il calcio “per sentito parlare” genera il caos che sta travolgendo mediaticamente la Juventus e ora Agnelli, con la scelta di Sarri, ne sta pagando le conseguenze. E se ne paga le conseguenze lui, le paga anche la Juventus sul campo. Tant’è che ora si richiama a gran voce Allegri, guarda caso. E, come ulteriore conseguenza, si porta a casa una tifoseria ulteriormente spaccata che, a lungo andare, potrebbe degenerare in qualche protesta di sorta contro l’allenatore o la società stessa, come già accaduto in passato anche per altre questioni.

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Giusto non esonerare Sarri, non solo per tradizione e stile. Infondo, in ballo ci sono ancora i due obiettivi più importanti della stagione e con buone previsioni: Scudetto e Champions League. Lo Scudetto è d’obbligo e, nel caso non dovesse arrivare, bisognerà mettere da parte la tradizione e l’eleganza (come si è fatto in malo modo con la questione Del Piero, ad esempio) e arrivare all’esonero o alla richiesta di dimissioni da parte di Sarri, cercando di accaparrarsi, così, almeno la Champions League. Non prima, però, di aver trovato un sostituto, anche temporaneo, degno di sedere su quella panchina e concentrato sul trofeo da portare a casa.

Nel frattempo i tifosi facciano i tifosi, senza creare allarmismi inutili in una squadra che non ne ha bisogno. Di finti opinionisti incompetenti il calcio ne è fin troppo pieno. Agnelli, aprendo le orecchie alle loro richieste, ha dimostrato quanto sia fallimentare accettare le richieste del popolo. Stavolta Agnelli ha sbagliato: il presidente faccia il presidente ed i tifosi facciano i cori allo stadio.

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