Juventus, alzati e cammina: ecco cosa è mancato

Pubblicato il autore: Paolo Russo Segui


Proprio così. Strano a dirsi, ma è arrivato quel momento: la Juventus ha bisogno di un miracolo. Dopo aver perso in finale la Coppa Italia, ora il club bianconero non può più permettersi passi falsi. Con la seconda finale consecutiva persa per via di un gioco inesistente e di una brillantezza individuale che è un miraggio, la Juventus adesso ha l’obbligo morale e sportivo di vincere lo Scudetto.

Juventus, una sconfitta (sul) morale

Non si può, non si può, non si può“, così recita una famosa canzone dei Pooh e allo stesso modo gridano gli animi dei tifosi più arrabbiati d’Europa. Ieri ha vinto chi non aveva nulla da perdere e ha perso chi aveva tutto da vincere. Quella sconfitta ai rigori era già preannunciata dai volti scuri di Dybala & co. “La Joya”, che ha il sorriso stampato sul volto per fisionomia, lasciava trasparire tensione (negativa), stress, morale sotto i tacchetti, nervosismo. Insomma, un brutto presagio che si è materializzato, poi, con i tiri dal dischetto.

A pochi passi di distanza, invece, c’era un Napoli carico, speranzoso, con la voglia e la motivazione di salire sul podio, spinto dal carico emozionale della situazione che la società tutta si stava trascinando con sé da settimane, se non mesi. Ha vinto una favola, la bella favola del Napoli che ha realizzato un sogno e lo ha fatto divenire realtà, non smettendo di crederci mai. La Juventus, dal canto suo, ha perso quando per tirare in porta si è dovuta affidare a un difensore centrale, Bonucci.

Leggi anche:  Milan-Atalanta 0-3: super Ilicic, la Dea cala il tris a San Siro

La Juventus e i grandi (ex) assenti

Il primissimo pensiero è volato verso un grande ex che, contro il Napoli, ha spesso fatto la differenza: il Pipita Higuain. Quanto è mancato il centravanti argentino, in grado di far girare il pallone e far girare il tanto ambito gioco alla Sarri. In grado di fare gol, ma di riportare tutti gli altri alle loro naturali posizioni, senza prime punte che non sono prime punte, senza falsi nueve. Non basta mettere tre attaccanti per fare gol, questo ormai, dopo una stagione, è chiaro. Se non li metti al posto giusto, dove brillano, per l’appunto, i gol non arrivano. Senza tralasciare terzini e mezze ali che dovrebbero inserirsi in area di rigore come fosse un dogma (Cuadrado a parte, quasi sempre tra i migliori; Alex Sandro eccellente fase difensiva ma zero spinta a differenza del colombiano).

Leggi anche:  Inter, agente di Hakimi: “Sta bene all'Inter ed è concentrato a vincere per questa maglia”

Eppure, anche senza questi movimenti, sarebbe potuto bastare un semplice, quanto controverso, Higuain: un centravanti puro, un bomber. Ed ecco che un altro nome, a mio avviso, segna la profonda lacuna dell’attacco bianconero e che, ad oggi, segna il fallimento della visione sarriana e del calciomercato juventino: Mario Mandzukic. Ne è l’esempio il Napoli che, una volta entrato Milik, ha avuto molte più possibilità di passare in vantaggio. Mandzukic sarebbe servito, in assenza di Higuain (un’assenza prevedibile, dati i tanti infortuni bianconeri di quest’anno), come il pane quando a tarda sera hai fame e hai poco o niente da mangiare in dispensa. E si sa che “Marioneavrebbe dato tutto, come ha sempre fatto per la sua Juventus. Cederlo sarà pure stata una discreta toppa per il bilancio, ma è stato un errore per le qualità che metteva a disposizione sul campo. E gli errori si pagano, soprattutto in momenti come questi, dove la condizione non è eccellente e le partite non si sbloccano mai. Puoi avere la rosa più lunga d’Europa, ma se non hai le pedine che ti sbloccano le partite, con qualità e gioco, non vinci, se non per qualche colpo di fortuna. Una fortuna che comunque la Juventus non può avere se gioca così, nonostante la fortuna sia cieca. E lo è anche la Juventus, dato che non ha saputo sfruttare i pochissimi errori del Napoli.

Leggi anche:  Dove vedere Fiorentina Crotone, streaming Serie A e diretta TV Sky o DAZN?

Gli obiettivi della Juventus di Sarri

Aver perso la Coppa Italia vuol dire obbligatoriamente vincere lo Scudetto. Se vincere la Coppa Italia avrebbe potuto allentare la fame della Juventus e dei suoi tifosi, in particolar modo la tensione tra Sarri e i tifosi, permettendole di dedicarsi anema e core alla Champions League, ora la questione si fa più complicata del previsto. Bastava vincere una finale di Coppa Italia per evitare di dover vincere obbligatoriamente 12 partite di Serie A e avere, così, occhi solo per la Champions League.

Ora, dinanzi alla “Vecchia Signora”, ci sono due mesi e mezzo di fuoco. E non solo per le temperature che l’estate porta con sé. Le grandi squadre non si dimostrano tali solo quando si vince, ma soprattutto quando è il momento di rialzarsi.

  •   
  •  
  •  
  •