You’re Back Home, Leeds United

Pubblicato il autore: Gabrisollazzo Segui

Leeds United’s manager Marcelo Bielsa

“Perché non esiste una squadra in tutto il paese, non esiste una squadra in Europa, che non voglia battere Don Revie e il Leeds United. Neanche una. È il sogno di tutti, giocare contro Don Revie e il Leeds United e battere Don Revie e il Leeds United. Io non sogno altro, giocare contro Don Revie e il Leeds United e battere Don Revie e il Leeds United.“

Le parole riportate fanno parte del libro “Il Maledetto United” di David Peace, un piccolo capolavoro in cui si narra dell’avventura di Brian Clough sulla panchina dell’odiato Leeds, un’esperienza durata appena 44 giorni, il tempo necessario a ribadire la distanza di pensiero e filosofia tra il club dello Yorkshire e l’allenatore due volte campione d’Europa sulla panchina del Nottingham Forest. L’avversione di Clough nei confronti dei “Peacocks” non era un caso isolato. Lo United, a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, ovverosia nel periodo del suo massimo splendore, era conosciuto per il suo stile duro e sporco, connotati che contribuirono a conferirgli la fama di squadra cattiva. Le vittore del Leeds di Don Revie, giunte sia tra le mura inglesi, con due campionati, una FA Cup, una Coppa di Lega e due Community Shield, sia sconfinando in Europa, con due Coppe delle Fiere, sono sempre state accompagnate da un retrogusto di disprezzo. Billy Bremner, lo storico capitano, e i suoi compagni si contraddistinguevano per l’aggressività riversata in campo, per episodi di condotta violenta e per un atteggiamento spesso scorretto. Nulla di tutto ciò, ovviamente, può sminuire i successi ottenuti da campioni del calibro di Norman Hunter, Johnny Giles e Allan Clarke. Il periodo d’oro di Don Revie, conclusosi nel 1974 dopo tredici anni, sarà seguito da anni e decenni bui, illuminati solo dalla vittoria in campionato nel 1992, un caso totalmente isolato, e dalle semifinali di Champions League raggiunte nel 2001. Nel mezzo, retrocessioni, fallimenti e tante delusioni.

Nel 2017, dopo tre anni di gestione Cellino, le quote di maggioranza del Leeds vengono acquisite da Andrea Radrizzani, imprenditore milanese che ha visto fruttare le proprie fortune grazie alla fondazione del gruppo ASER, una società di investimento globale che si concentra sui settori dei media e dello sport. La nuova proprietà, dopo una prima stagione transitoria conclusa al tredicesimo posto, decide di invertire la rotta, puntando a fare risvegliare il gigante dormiente. Nell’estate del 2018 la storia recente dello United cambia e sulla panchina arriva Marcelo Bielsa, “El Loco”.

Allenatore istrionico per eccellenza, intelligenza sopraffina e carattere stravagante, Bielsa è da sempre considerato un innovatore, uno dei tecnici più stimati del pianeta, uno scienziato prestato al mondo del pallone, affermazione resa inconfutabile dal modo in cui studia gli avversari, minuziosamente, maniacalmente. Dopo una sconfitta in finale di Copa del Rey nel 2012 contro il Barcellona di Pep Guardiola, quando “El Loco” era alla guida dell’Athletic Bilbao, il tecnico argentino decise di inviare al giovane collega un reportage sul Barcellona, redatto in preparazione all’evento, come segno di ammirazione per la sua squadra. La risposta di Guardiola fu ancora più sorprendente: “Sai più tu del Barcellona di quanto ne sappia io”. Più chiaro di così.

Dopo una prima stagione esaltante in cui i “Whites” sono rimasti stabilmente in cima alla classifica di Championship, lottando per la promozione diretta con Norwich City e Sheffield United, il sogno è svanito sul più bello, perdendo le prime due posizioni e subendo l’eliminazione in semifinale playoff per mano di Frank Lampard e del suo Derby County. Un campionato contrassegnato dallo “Spygate” che ha coinvolto Bielsa, reo di aver inviato un suo collaboratore a spiare la rifinitura dello stesso Derby prima di un match casalingo. Un caso conclusosi con l’ammissione della colpa da parte del “Loco” e con il pagamento di una multa da 200 mila sterline.

Il 2019-2020, nel centenario del club, il Leeds ha avuto quasi l’obbligo di risorgere, riuscendoci dopo aver dominato in lungo e in largo una Championship mai in discussione, nonostante lo stop realtivo all’emergenza Coronavirus. Un cammino lungo 16 anni culminato nella promozione in Premier League, grazie all’impegno di un imprenditore milanese e al genio di un nativo di Rosario, una delle patrie del calcio mondiale, terra di talento e campioni, proprio come Leeds.

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