Quanto fanno bene i ritorni alla Fiorentina?

Pubblicato il autore: massimiliano granato Segui

La Fiorentina si appresta a riabbracciare Borja Valero, talentuoso centrocampista da subito amato a Firenze. Lo spagnolo giocò a Firenze dal 2012 al 2017: 212 presenze tra campionato e coppe, con 17 reti. L’operazione, se da un lato ha fatto piacere (Borja Valero sembrava vicino al ritorno l’estate scorsa ma poi rimase in nerazzurro), da un lato ha lasciato qualche perplessità, specie pensando che potesse essere legata alla cessione in prestito all’Hellas Verona di Marco Benassi, che ha ben nove anni meno dello spagnolo. L’operazione-nostalgia parrebbe fatta anche per tacitare i tifosi, che si aspettano però ben altri colpi. A ben pensarci però, la Fiorentina non è nuova a colpi simili, che hanno avuto un rendimento non sempre all’altezza delle aspettative.
Nel 1990 tornò a Firenze nientemeno che Stefano Borgonovo, dopo l’esperienza al Milan. Era però una Fiorentina orfana di un certo Roberto Baggio, con il quale l’ex comasco fece furore nella stagione 1988-89, che riportò i viola in Europa, seppur dopo spareggio. Borgonovo però, non riuscì a ripetersi, segnando solamente 7 reti tra campionato e coppa Italia. Nel 1992 venne venduto al Pescara. Non si contano i ritorni di Domenico Morfeo, fantasista acquistato nel 1997, prestato nel 1998 al Milan, tornato alla base nel 1999, ceduto definitivamente nel 2002 o, per meglio dire, svincolato causa fallimento della società. Ma qui sarebbe forse improprio annoverarlo con gli altri, anche se di fatto si tratta sempre di ritorni.
Nella stagione 2001-2002 la Fiorentina, orfana di Chiesa, infortunatosi a settembre, per cercare di salvarsi ripesca Anselmo Robbiati, 27 reti in campionato tra il 1993 e il 1999, co-protagonista delle vittorie in Coppa Italia e Supercoppa italiana del 1996. Robbiati, prestato (come Adriano) dall’Inter, può però fare ben poco: 5 sole presenze senza mai segnare. Il vero record spetta però al carrarese Cristiano Zanetti, che era considerato un giovane promettente: dopo sole 4 presenze tra il 1994 e il 1996, il giocatore gira ben sette società (tra cui Juventus ed Inter) prima di tornare incredibilmente a Firenze dopo ben 13 anni: sono anni però bui, quelli del ciclo-Prandelli che si sta esaurendo. In due anni Zanetti, dal 2009 al 2011, mette insieme 29 presenze, senza mai convincere. A fine stagione viene ceduto al Brescia e un anno dopo, a 35 anni, chiude col calcio giocato.
Proprio nel 2012, con una mossa a sorpresa, quando nessuno se lo aspetta, torna in viola, dopo 5 anni, il grande bomber e campione del mondo Luca Toni: per la punta si fa avanti il Sassuolo, ma lui cortesemente declina, scegliendo nuovamente il colore viola. L’attaccante va subito a segno e fa ruotare la mano come faceva un tempo: a fine anno saranno otto le reti. Toni ambisce a rimanere a Firenze, ma la società vorrebbe dargli un ruolo dirigenziale. Toni approda a Verona dove farà ancora sentire (e non poco) il suo fiuto del gol: 51 reti in 100 gare.
Nel 2015, si hanno ben due ritorni in riva all’Arno: il primo è quello di Alessandro Diamanti, che nel 2003 faceva parte della Florentia Viola: solo 3 presenze però, per lui. Poi, ben otto squadre, passando anche per Inghilterra e Cina. A dire il vero in viola non se la cava male: 15 presenze e 2 reti. Pur avendo il diritto di riscatto, la Fiorentina però decide di non tenerlo. In viola, sempre nel 2015, approda Alberto Gilardino, 49 reti (una sola in Coppa Italia) tra 2008 e 2012. Il campione del mondo segna 4 reti in 14 gare, ma non sufficienti a garantirgli la permanenza in riva all’Arno. Si arriva così ai giorni nostri, a questo ritorno che tempo fa fu evocato dai tifosi. Riuscirà Borja Valero a rendersi ancora utile alla causa viola? Al di là di questo quesito scontato, fanno davvero bene i ritorni alla Viola?
L’impressione è che vengano fatti quasi per “calmare ” la voglia di nuovi e significativi acquisti da parte di una tifoseria eccellente, che spera in un colpo importante per la stagione oramai alle porte.

 

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