Speciale Maradona, Buon compleanno D10S! Balla Diego, il calcio è vita

Pubblicato il autore: Giacomo Morandin Segui

Può darsi che non sarai mai felice. Perciò non ti resta che danzare, danzare così bene da lasciare tutti a bocca aperta.

Haruki Murakami, storico scrittore romanzesco giapponese, descrive così il binomio danza-felicità nel senso più emotivo che ci possa essere per poterlo scrivere su un pezzo di carta.
Si è sempre parlato della sacralità della danza, uno dei linguaggi di comunicazione che l’uomo usava persino nella Preistoria per comunicare con l’aldilà, in qualsiasi modo e forma lo concepisse.
Dalla Preistoria al 1989 il passo è breve, ma sempre di attraversare il confine religioso-contemplativo si tratta: qui mi soccorre fortunatamente Pier Paolo Pasolini, con uno dei miei (suo eh, ma lo faccio mio) mantra.

Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. E’ un rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre come la messa, sono in declino, il calcio è l’ultima rimastaci.

19 aprile 1989, il Napoli si gioca la semifinale di Coppa Uefa a Monaco di Baviera contro il Bayern, in una Germania che da lì a qualche mese avrebbe visto crollare il Muro di Berlino.
E’ il Bayern Monaco di Jupp Heynckes, dei giganti Augenthaler, Eck, Wegmann, Wohlfarth e ne dimentico sicuramente qualcuno: il Napoli, come spesso raccontato anche da Ciro Ferrara, arriva all’Olympiastadion impaurito ma consapevole di avere il più forte di tutti.

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Inizia il riscaldamento e mentre tutti scattano e corrono anche per smaltire un po’ di tensione, c’è Maradona che palleggia: il tempo di qualche tocco ed ecco che come ad una messa, in sottofondo parte il coro proveniente dalle casse dello stadio… “NA NAAAA NA NA NA….”
Il sangue argentino ribolle in D10S e inizia a muovere i fianchi, a palleggiare a ritmo della musica: la gente capisce che sarà un momento speciale, e proprio come ad una funzione sacra si ferma, ammira il Signore del calcio.
Il Napoli capisce durante il riscaldamento che quella partita non la potrà perdere.

Le note che si sentono sono quelle del gruppo rock degli Opus, nella loro più celeberrima canzone “Live is Life”, ovvero “vivere è vita”, quasi rimandandoci volontariamente a Muramaki.
Evidentemente D10S quel giorno aveva già deciso tutto: la sua danza e il suo modo di giocare, sono state le penne perfette per scrivere una pagina della bibbia del calcio.

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BUON COMPLEANNO DIEGO!

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