A testa alta Diego, sempre! Lettera aperta a Maradona

Pubblicato il autore: Pietro D'Alessandro Segui


Caro Diego, non sono Gianni Minà, né voglio tentare di imitarlo. Non ci riuscirei perché lui è un grande e perché è avvantaggiato giacché ha avuto il privilegio di conoscerti personalmente, anzi di esserti amico.
Io no, non ti ho conosciuto, né tu mi sei amico. Io sì, però, perché ti ho ammirato, ti ho amato come calciatore e oggi piango la tua scomparsa.
Ho deciso di scriverti perché ho appreso oggi una notizia che mi ha nauseato.
Su di te in questi giorni si è detto di tutto: con te muore il calcio, sei stato il più grande, un genio, un talento spropositato. Si sono dette anche cose negative, che eri un tossico, un evasore, un libertino.
Non ero intervenuto finora perché pensavo che non sarebbe servito a nulla. Chi ti ha amato avrebbe continuato ad amarti, chi ti odia avrebbe continuato ad odiarti. Ma mi chiedevo perché questo odio? Tanti comportamenti della tua vita sono stati sicuramente censurabili. Ma tu non li hai nascosti ed hai pagato sempre gli effetti di questi comportamenti, forse anche con la vita,.
Avrei voluto chiedere, a tutti quelli che ti rimproveravano di essere un evasore, non la loro dichiarazione dei redditi che sicuramente sarà a posto, ma di informarsi meglio prima di giudicare. A costoro consiglierei di leggere l’articolo datato 27 novembre 2020 di Antonio Lamorte su “Il Riformista” dal titolo “La bufala di Maradona evasore: “Per il fisco era sloggiato e sconosciuto”” e il libro di Giuseppe Pedersoli e Luca Maurelli, dal titolo “L’oro del Pibe”. Queste letture forse potranno servire loro per ricredersi.
Come vorrei ricordare quanto la tua vita sia stata ricchissima di gesti di generosità e di solidarietà di cui nessuno parla. Tu li hai sempre nascosti per timidezza o per timore che fossero mal interpretati. Tu eri Maradona e ogni tuo gesto avrebbe avuto una risonanza mediatica troppo forte.
Ed ecco ora ti dico perché ho deciso di scriverti: ho appena letto un articolo sulla edizione online de “La Repubblica”, dove si riferisce che una calciatrice di una squadra spagnola abbia rifiutato di renderti omaggio, e la fotografia in cui si vede la calciatrice seduta a terra di spalle durante il minuto di raccoglimento in tuo onore ne è la prova, perché tu eri un “violentatore”.
Nell’articolo vengono pure riportate le parole della calciatrice a giustificazione del suo gesto: “La morte di #Maradona coincide con la GM contro la violenza sulle donne. Se non meritano un minuto di silenzio tutte le donne vittime di queste violenze, io non sono disposta a osservarlo per ricordare un VIOLENTATORE”.
Questo non sono riuscito a tollerarlo. Sono d’accordo che ci debba essere tutta l’attenzione verso le donne che hanno subito violenza e che debbano prendersi tutte le iniziative di legge e culturali per debellare questo spaventoso fenomeno, ma non si può affermare che tu sia stato un violentatore. Eri un uomo con le tue debolezze che ti sono costate tanto e che, ripeto, hai pagato a caro prezzo.

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Rispetto per Maradona

E allora invito tutti a rispettare la tua memoria. E a quanti asseriscono che sia eccessiva questa celebrazione, ricordo che tu eri un genio, un genio del gioco del calcio.
E come vengono celebrati i geni della letteratura, della pittura, del cinema e dell’arte in generale, è giusto celebrare te, che insieme a Pelè, sei stato il genio del calcio. Io non voglio dare né a te né a Pelè la palma del migliore, del più grande: siete stati tutti e due i più grandi e non si può fare né è giusto fare nessun paragone perché diverse sono state le epoche, diversi sono stati i modi di interpretare il calcio.
Addio Diego, scusa lo sfogo, ti voglio salutare ricordandoti ancora per la tua genuinità e schiettezza e, perché no, per la tua “napoletanità”.
Sempre alta la testa, Diego!
Pietro D’Alessandro

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