Maradona come Best: quel maledetto 25 novembre

Pubblicato il autore: daniele conti Segui


Proprio stamane si leggevano tra le news del giorno quelle sulla ricorrenza della morte di George Best il 25 novembre del 2005. Il destino folle, triste, crudele, ha legato a questa data la scomparsa del campione più vicino all’asso nordirlandese: Diego Armando Maradona.

El Pibe de Oro si è spento nel pomeriggio italiano presso la sua abitazione a causa di un arresto cardio-circolatorio. Se ne va a 60 anni, uno in più della stella dello United, in ogni caso troppo pochi per rendere la cosa accettabile a tutti coloro che sono vissuti nel loro mito, innamorandosi di un calcio che sarebbe stato letteralmente stravolto dalle gesta dei due.

Maradona e Best: i due destini incrociati

La vita dei due fenomeni, entrambi simboli di una categoria che travalica il mondo pallonaro, quella dei grandi e dannati, è corsa su due binari paralleli. A posteriori quella tra i due è sembrata una staffetta, col testimone che l’argentino ha raccolto proprio dal britannico, il quale emigrava in America nel 1976, l’anno in cui la Mano de Dios faceva il suo esordio con la maglia dell’Argentinos Juniors. Parliamo di due giocatori che sono stati, Diego senza dubbio, i migliori calciatori delle rispettive epoche.

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L’addio al calcio di El Beatle è coinciso con l’arrivo a Napoli di Maradona. Un parallelismo che fa venire i brividi, così come le vicissitudini della loro esistenza fuori dal campo da gioco. Le donne, i soldi, la sregolatezza e i vizi. È clamorosamente ingiusto che oggi si debbano fare simili rimandi, ma ignorare la realtà significherebbe negare ciò che questi due attori hanno lasciato a contemporanei e posteri. Il loro ricordo, anzi le ripetute e frequenti celebrazioni, hanno sempre messo in un angolo quanto di male avessero fatto. Si pensi a questo per comprendere a che livello di grandezza fossero arrivati con le loro prodezze sportive.

George e Diego eroi dei trionfi europei di United e Napoli

Con le loro giocate fuori dal comune, entrambi hanno stregato due platee difficilissime ed esigenti. Allo United non ci si è mai affezionati a un calciatore come a George, l’intera città di Manchester lo aveva eletto ad autentica divinità, coccolandolo e accettando ogni suo capriccio. Il freddo mondo calcistico inglese si è piegato a lungo davanti a un giocatore che ha stregato la Premier, anche in precarie condizioni di salute, e ha saputo portare i Red Devils al primo storico titolo in Coppa del Campioni.

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Parlando di Europa anche i risultati di Maradona sono stati storici. Solo con lui il Napoli ha messo mano sulla Coppa Uefa 1988-89. Con lui gli Scudetti, il dominio sui campi di tutta Italia, le prime lotte ad armi pari contro le grandi del Nord. Proprio come il suo precedessore, è rimasto scolpito nel cuore della gente, fondendosi in un tutt’uno con la città che ancora oggi, sarà così per sempre, rappresenta un binomio inscindibile.

Maradona è Napoli così come Best è Manchester. Le successive vicende societarie ci raccontano di altri trofei incamerati, ma chi può toglierci il credo che tutto sia partito, o ripartito, da loro? Oggi più che mai vogliamo credere che sia così, perché quello che intendiamo tramandare alimenterà un mito eterno.

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Una data nefasta: il 25 novembre di George, Diego e Fidel

Questo giorno, che passerà alla storia come quello che ha legato indissolubilmente e per sempre il destino dei due campioni, allaccia il destino di Diego anche a quello di un suo grande amico, morto anch’esso il 25 novembre: Fidel Castro. Il Lider Maximo però se ne andò 4 anni fa dopo una lunga malattia, a vita conclusa e alla veneranda età di 90 anni.

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