Moggi sulla morte di Maradona: “Chi lo insultava ora lo osanna. Mi fanno pena! Ecco alcuni retroscena su di lui”

Pubblicato il autore: Giuseppe Biscotti Segui

La morte di Diego Armando Maradona, il ricordo di Luciano Moggi. Intervistato dal sito calciomercato.com, l’ex direttore generale del Napoli dal 1987 a l 1991 ha voluto commentare la scomparsa del Pibe de Oro usando parole forti contro chi improvvisamente si è ricordato di lui solo dopo il triste evento:  “Io non sono per le banalità e le frasi fatte, non mi appartengono. Vedo molte persone che insultavano Maradona, che da ieri pomeriggio lo osannano. Io l’ho vissuto, giorno e notte, per i 5 anni in cui siamo stati assieme a Napoli: inutile dire che fuoriclasse fosse sul rettangolo di gioco. Da professionista, è stato sicuramente il migliore al mondo, il numero uno. Nessuno al pari mio, del presidente Ferlaino e dei suoi compagni al Napoli lo ha potuto conoscere e vivere, come uomo. Gli volevo bene come a un figlio. Da qualche ora sembra che tutti siano andati a pranzo con lui, ma non è così. Che pena!”.


La morte di Diego Armando Maradona, il ritratto di  Luciano Moggi. L’ex dirigente ha continuato così nella sua intervista: “Il suo ricordo è quello di un uomo altruista, non ha mai rinnegato la povertà che lo aveva attanagliato. A Napoli sono tutti testimoni, ha sempre aiutato chi aveva bisogno. Questo era Diego, quando entrava in campo, sempre con il sorriso sulle labbra, amava ripetere: “Andiamo a vincere”, e il cuore di tutti si apriva. E’ stato un uomo, un personaggio vero, con tanti momenti difficili. Abbracciava la vita, in tutti i sensi: era ingenuo, folle, rivoluzionario. La sua rivoluzione era la forza che aveva nei piedi, lo sapeva e la metteva al servizio della gente. Mi mancherà”.

La morte di Diego Armando Maradona, il retroscena di Moggi. Luciano ha ricordato l’indimenticato Pibe de Oro  anche sul quotidiano Libero raccontando un aneddoto su di lui. In particolare, Moggi scrive: “Un rivoluzionario moderno, che avrebbe voluto cambiare il mondo e che nel suo piccolo ha lasciato un segno che nessuno mai sarà in grado di cancellare. Si batteva per i diritti dei compagni come un moderno sindacalista, come quella volta che venne a chiedermi di alzare l’ingaggio del portiere Pino Taglialatela, perché a suo parere era troppo basso. Senza filtri e senza ipocrisie, Maradona è sempre stato se stesso, nel bene e nel male. E le vicende negative che lo hanno visto protagonista, hanno avuto come conseguenza quella di far male solo a se stesso, mentre per il resto ha sempre cercato di aiutare gli altri. Ciao Diego. Sei stato il più forte di tutti. Sei stato un calciatore unico, sei entrato nella leggenda. Ma oltre a ogni cosa, sei stato un uomo vero”. 

 

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