Sky e DAZN fanno flop, crollano gli abbonati. Gli italiani in fuga dalle pay tv?

Pubblicato il autore: Giuseppe Biscotti Segui


Sky e DAZN non ci siamo, crollano gli ascolti. Non è un momento facile per le pay tv, questo è certo. Dopo lo stop del calcio per più di tre mesi a causa del Coronavirus, gli italiani sembrano aver perso l’entusiasmo per il campionato e, a quanto pare, hanno preferito andare al mare o uscire piuttosto che guardare le partite in tv. Secondo il quotidiano Il MessaggeroSky DAZN hanno perso circa 2,5 milioni di spettatori a giornata. Lo share è crollato del 40%, la media di telespettatori nel periodo prima della chiusura a causa della pandemia era di 6,5 milioni. Nell’estate 2020 è drasticamente calata a 4 milioni. Inoltre, secondo quanto scritto da Milano Finanza, gli abbonati di Sky sono calati dai 5 milioni totali del periodo pre Covid ai 4,6 milioni attuali con l’emittente satellitare che sta valutando il taglio di almeno 350 dipendenti nel 2021 e una politica di sconti sui pacchetti Calcio e Sport per riavvicinare gli italiani alla pay tv.  

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Sky e DAZN in crisi, le cause del flop

Il calo negli ascolti sta pesando e non poco per le casse delle pay tv, i ricavi pubblicitari scarseggiano e numerosi utenti hanno disdetto l’abbonamento anche per gli effetti economici della crisi post Coronavirus. Già nel 2019 l’azienda britannica specializzata nelle ricerche di mercato Enders aveva certificato 1,15 milioni abbonamenti in meno per Sky DAZN rispetto all’anno precedente. Stanno pesando anche gli orari pomeridiani e i turni infrasettimanali che mal si conciliano con le abitudini degli italiani, ma anche la scarsa competività del nostro campionato che ha visto una Juventus vincitrice di nove scudetti consecutivi. Ormai la Serie A è un prodotto sempre meno appetibile e in tantissimi hanno deciso di affidarsi alla pirateria. In Italia sono sempre di più i consumatori che disdicono l’abbonamento alle pay tv per sottoscrivere Iptv illegali che offrono la visione dei canali di Sky, DAZN e Netflix ad una cifra compresa tra i 10 e i 15 euro mensili. Il fenomeno è sempre più crescente, 4,6 milioni di abbonamenti illegali, e sta causando conseguenze economiche negative in tutto il settore. I ricavi sottratti dalla pirateria sono stimati sopra il miliardo di euro, con 5.700 posti di lavoro a rischio e una perdita di PIL pari a 369 milioni di euro.

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