“È stata tua la colpa”. Grazie Papu Gomez, ma l’Atalanta viene prima di tutto

Pubblicato il autore: Filippo Davide Di Santo Segui

Tradimento? No, bensì la delusione di aver visto un capitano mettere davanti il proprio ego rispetto alla squadra che lui aveva il compito di portare sulle spalle: anche a costo di fare un passo indietro. Quanti giocatori hanno messo l’Atalanta davanti alla loro posizione all’interno della rosa? Tanti, da ricordare Bellini, Raimondi e anche un certo German Denis quando aveva fatto il suo tempo nel 2015: perché per farsi amare da chi ha “l’atalantinità” dentro, non bastano, né dribbling, né giocate, né goal. Da simbolo di questo capitolo europeo nerazzurro (“il numero 10 per eccellenza” venivi definito da molti) alla caduta finale, volontaria. Già, perché indipendentemente dalle scelte del mister, Alejandro ha fatto di tutto per non rimanere: tra frecciatine e post ai limiti della provocazione. Quei social che ti hanno fatto cadere in un tunnel dove bastava poco per risolvere tutto. La realtà però è un’altra, perché mentre “noi scriviamo la storia” (citando Papu), lui starà ad osservarla da un’aereo diretto verso la Spagna. Dopo 8 anni, 252 presenze, 59 goal e 71 assist, Alejandro Dario Papu Gomez chiude il suo percorso in nerazzurro. Il “Grazie” è dovuto, perché non si può cancellare il passato glorioso e condito da tanti record storici (rinnegarlo sarebbe da ipocriti), ma il bene dell’Atalanta Bergamasca Calcio viene oltre tutto e prima di ogni cosa. Come si dice in questi casi: “Morto un Papu se ne fa un altro“.

  •   
  •  
  •  
  •  
Leggi anche:  Juve-Lazio, gli errori di Massa: Tuttosport lo definisce "Incapace"