I 49 anni di Rui Costa

Pubblicato il autore: massimiliano granato Segui

Lo ammetto candidamente: è un articolo di parte, ma non del tutto, visto che c’è stato anche il Milan, nell’esperienza italiana di Manuel Rui Costa, che arrivò nel nostro paese a soli 22 anni, dopo un buon triennio nel Benfica dei grandi e otto anni nel Benfica dei piccoli, intervallati da una buona stagione nel Fafe, tanto per non smentirsi.
E’ il 1994, l’anno dei mondiali in Usa. La Fiorentina ha riconquistato la massima serie dopo un solo anno di Purgatorio: bisogna ricostruire la squadra per tornare velocemente tra i grandi. Rui Costa viene visionato da mister Ranieri assieme a Figo: il destino vuole che Cecchi Gori decida di prenderne solo uno. E il destino decide per Rui: Figo arriverà, ma solo undici anni dopo, per vestire il nerazzurro, altre storie. Il ricordo della retrocessione è ancora fresco ma c’è bisogno di aria nuova e soprattutto di vedere (col dovuto rispetto di gente che la indossò dopo Baggio) un grande numero 10. Si sa, noi fiorentini siamo abituati bene, visto che una grande stella come Antognoni la indossò. E Rui non si fa pregare: 9 reti al primo anno, grande intesa con Batistuta, grande disponibilità con la squadra, grandi sorrisi. Se sbaglia (screzio con Ranieri per l’ennesima sostituzione) fa marcia indietro e si scusa. Nel 1996, 6 reti tra campionato e Coppa Italia ma arriva il sospirato trofeo a Firenze dopo ben 21 anni di digiuno: qualche semifinale e null’altro. E Rui viene giustamente osannato: seconda stagione in viola e primo trofeo. Passano due mesi ed arriva la Supercoppa italiana: mai una vincitrice di Coppa Italia l’aveva ottenuta. Rui prende per mano la squadra in Coppa delle Coppe e prova a tenerla a galla in campionato, ma la stagione 1996-97 è sottotono, nonostante la semifinale europea. Arriva Malesani e il portoghese è sempre in prima linea: lo sarà anche con Trapattoni e alla fine con Terim e Mancini, nell’anno della seconda Coppa Italia: è il 2001 ed è lui a sollevare il trofeo. Batistuta è ormai un ricordo e i tifosi contano sul portoghese per tenersi vivi. La burrasca però è in arrivo e la società, ormai boccheggiante, è costretto a sacrificarlo: nella torrida estate 2001, un commosso Rui Costa saluta la gente di Firenze: ” vi porterò tutti con me”. Le gare in viola sono 276, le reti 50: mica male. Con il Milan vince cinque trofei tra cui Champions League (2003) e Scudetto (2004) prima di tornare, nel 2006, nell’amato Benfica, con cui chiude nel 2008. A Firenze si parla ancora di lui, come un grande numero 10 ma anche e soprattutto come una persona onesta e sincera fuori dal campo, un signore in tutti i sensi. Auguri allora: 49 anni portati con classe e signorilità. E chissà se un giorno a Firenze non spunti un altro Rui Costa, magari col 10 sulla schiena.

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