Roma, James Pallotta al The Athletic: “Lo stadio un enorme rimpianto. Su Totti..”

Pubblicato il autore: Giacomo Morandin Segui


Dopo un silenzio durato alcuni mesi l’ex presidente della Roma James Pallotta è tornato a parlare del mondo giallorosso, dopo aver venduto la Roma il 17 agosto 2020 al magnate statunitense DanFriedkin: l’ex proprietario nativo di Stoneham, è stato protagonista di una lunga intervista al quotidiano “The Athletic“.

Sono molto più rilassato, mi hanno dato il nuovo soprannome di Jimmy Chill. La Roma mi è rimasta nel cuore, 9 anni sono tanti, è una parte importante della mia vita.

Pallotta ha parlato a 360 gradi della sua era da presidente della Roma: dalla notte della rimonta con il Barcellona, alla questione Totti, il rapporto con Spalletti, l’affaire Zaniolo, i tifosi e sullo stadio mai realizzato. Tanta carne al fuoco, pronta a far discutere l’inter Capitale.

La notte di Roma-Barcellona 3-0 del 10/04/2018

Questa settimana è il terzo anniversario di quella notte storica. “A mezzanotte ricordo solo che feci un tuffo nella fontana in Piazza del Popolo: ero bagnatissimo, sono tornato in hotel fradicio e non c’erano asciugamani, mi sono seduto e ho mangiato pasta per un’ora. La mattina dopo ho scoperto che mi multarono 450€ per il tuffo nella fontana: chiesi scusa, pagai e donai 230.000€ per riparare la fontana di fronte al Pantheon.
Quando Kostas segnò il 3-0, correva a caso cercando di trovare qualcuno da abbracciare: sembrava Jimmy V quando vinse North Carolina”.

Sull’inizio alla Roma di Pallotta

“La strategia dei social media ha dato una nostra presenza ovunque nel mondo: siamo passati da 5 a 17 milioni di followers con account in tutte le lingue. I primi sei, sette anni siamo stati molto competitivi anche in termini di costruzioni di marchio, marketing, radio, TV. Dopo 9 mesi di Di Benedetto, ho preso io il timone per via della mia esperienza. Sapendo quello che so ora però, avrei gestito alcune cose diversamente: la capitalizzazione, la gestione della squadra e anche il modo di capire come funzionano le cose in Italia”. Poi racconta un aneddoto: “Ricordo che vidi una delle mie prime partite con Alex Zecca (head trainer del gruppo di Pallotta) e gli chiesi perchè fu annullato un gol. Mi disse che era semplicemente fuorigioco. Non capivo nulla, avevo molto da imparare”.
Poi sulla Serie A: “In Italia ci sono grandi città, grande seguito ed è uno dei top campionati al mondo e mi sono sentito frustrato quando ho capito che sarebbe così semplice fare un upgrade come sistema ma non ci si riesce”.

Pallotta e Walter Sabatini

“Walter è stato bravo a trovare molti giocatori: Alisson, Marquinhos, Lamela, Manolas, Salah, Pjanic, Nainggolan e Benatia… Si è fatto il culo perchè lui vive di questa roba. Non si è nemmeno preso cura della sua salute, a volte gli rubavo i pacchetti di sigarette perchè fumava troppo e un giorno mi disse che avrebbe portato sempre un pacchetto in più. Walter capisce il talento, avrei voluto vederlo con Baldissoni”.

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Sull’assemblea di Serie A

Pallotta ricorda alcune sue presenze alle assemblee di Lega: “Non ho mai visto nulla del genere: sembra di avere un biglietto in prima fila per la Royal Rumble. A volte pensavo scavalcassero il tavolo per picchiarsi a vicenda, ho pensato che questa fosse una cosa davvero interessante da guardare in tv”.

Sulle strutture della Roma

“La prima volta che sono andato a Trigoria ho chiamato tutti fuori e mi sono tuffato nella piscina, ma non sapevo che non fosse riscaldata: era un segnale che volevo dare, avremo svoltato perchè volevo vincere i campionati e festeggiare nelle fontane. Un giorno sono entrato nel negozio ufficiale della società fuori città, e c’erano scatoloni enormi dell’inventario: un caos totale, eravamo indietro anni luce in termini commerciali. Vi faccio un esempio: erano rimaste un milione e mezzo di infradito ufficiali con il logo della squadra, perchè i proprietari fecero un affare con il loro cugino che vende infradito e biancheria intima. Mi sono detto: ODDIO. Inviavano le cose per beneficienz in Africa, perchè non sapevano come venderle”.

Sullo stadio a Tor Di Valle e l’Olimpico

“Avevamo tanti sponsor pronti per il nuovo stadio: la Coca-Cola era una di queste, sono andato persino ad Atlanta per parlare con loro. C’erano sponsor pronti a pagare 15-20 milioni di euro all’anno solo per mettere il proprio nome sullo stadio. Avevamo calcolato introiti per 100 milioni di euro all’anno solo di match-day”. La Roma aveva lanciato un progetto disegnato da Dan Meis (l’architetto che ha progettato il nuovo stadio dell’Everton) ma fu abbandonato. Pallotta aveva anche altre idee: “Questa era per l’Olimpico, che reputo lo stadio più iconico mai costruito: chiesi quanto potevamo ricavare da una partita in pay-per-view contro Real Madrid, Bayern per restaurare i monumenti della città ma il Ministro della Cultura non prese nemmeno la cosa in considerazione”.

Sui ricavi che si potevano ottenere con il nuovo stadio, Pallotta rispose così: “Ero furioso, la Juventus in un anno era passata da 17 a 65 milioni di euro di ricavi col nuovo stadio. Faccio un esempio: all’Olimpico i 4.000 posti migliori per ogni match sono dati a vip, politici o persone famose. Lo scoprii dopo un po’. Questi non pagano, cazzo e sono i posti migliori”.

“Per quello che è stato possibile, la VIP Hospitality però ha avuto un incremento pazzesco, ma dovevamo farla e disfarla ogni partita perchè poi ci giocava anche la Lazio. Era frustrante”.

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“Un giorno mi sono arrivate più di 100 mail di gente che voleva sposarsi nel nuovo stadio, così siamo arrivati al punto di chiederci se dovevamo costruire anche un cimitero a fianco dello stadio. Volevamo creare un anfiteatro da 14.000 posti, un’area vicino Piazza di Spagna da 2.500 metri quadrati e altre piazze dove poter fare dei concerti”.

Il rapporto coi tifosi e la stampa

“I tifosi ricevevano notizie dalla stampa parecchio contrastanti, spesso false. Dicevano che Pallotta volesse costruire uno stadio nuovo per fare soldi per sè stesso: follia. La holding era fatta apposta per proteggere squadra e stadio da un potenziale fallimento e per essere conformi alle normative UEFA. Ci sono 9 testate diverse che scrivono per la Roma ogni giorno, se sei bloccato nel traffico del Grande Raccordo Anulare accendi la radio e senti parlare della Roma, ogni testata o radio si fa concorrenza per avere prima la notizia o la pubblicità. Era diventatro frustrante, potevo starmene tutti i giorni a confutare quello che scrivevano delle mie dichiarazioni: a che punto potevano fidarsi i tifosi della Roma di noi, se i giornali scrivevano quello?”.

Sui plexiglass nella Curva Sud dopo la morte di Ciro Esposito nella finale di Coppa Italia, Pallotta risponde così: “Il giorno la disposizione del Prefetto, feci un’intervista alla radio e dissi di tradurre esattamente ciò che avrei detto. C’è un gruppetto di fottuti idioti che rovinano tutto per i grandi tifosi della Roma, questa è la cosa triste. Abbiamo condannato i responsabili, ma la Sud non ci ha più voluto”.

Su Luciano Spalletti

“Mi piace Luciano, ho un’ottimo rapporto con lui e ho mangiato a casa sua a Firenze nella mia ultima vacanza italiana. Ha sempre pensato che alla Roma ci fossero persone che gli sparavano addosso, non avrebbe mai dovuto tornare secondo lui”.

Su Francesco Totti

“Francesco è stato alla Roma per 30 anni e ha sempre vissuto a Trigoria. Però aveva 40 anni, e per il team esecutivo era giunto il momento di avere un altro ruolo. Francamente ho avuto delle discussioni con lui, gli chiedevo cosa avrebbe voluto fare con la Roma e la sua vita e gli proposi di lavorare con noi per reclutare i giovani giocatori e farli crescere alla Roma. Francesco però voleva fare l’allenatore e io gli dissi che non capivo perchè volesse farlo a questo punto della sua vita: gli diedi degli insegnanti, ma a lui non piaceva. Poi volevamo coinvolgerlo come direttore tecnico e anche in operazioni di marketing e sponsorizzazioni, ma lui aveva la sua opinione e non si sentiva apprezzato. Totti poi ci disse che voleva Antonio Conte come allenatore, ma persino il mister si era tirato fuori a un’intervista alla Gazzetta”.

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“Francesco ha detto di essere stato invitato a partecipare a dieci riunioni in due anni, sempre all’ultimo minuto. Non è vero, lo abbiamo invitato più volte a Boston e Nuntucket per le riunioni, anche a Londra quando avevamo gli incontri sul Management”.

Su Monchi

“Le cessioni di Salah e Alisson erano dolorose ma non avevamo scelta: dovevamo stare nei parametri del Fair Play Finanziario. Ho adorato Cengiz Under, anche Kolarov. Purtroppo però con Monchi abbiamo fatto quelli che vengono chiamati errori costosi”. Ovviamente l’ex presidente si riferisce ai vari Schick (42 milioni), N’Zonzi (26.6 milioni) per non dire Pastore, pagato 28 milioni al PSG. “Avrei dovuto interromperlo prima, mi davano ragione anche gli analisti, ma ho pensato che dovessi fidarmi. Pensavo di aver assunto il migliore al mondo in quel ruolo, ma guardando tutti quegli acquisti, molti furono un errore”.

“Non voleva aiuti, voleva dimostrare di essere Monchi. Un altro errore che ho fatto con lui è che voleva essere chiamato Monchi (abbreviativo di Ramòn): è come chiamarti Madonna. Dovevo accorgermene prima”.

Poi l’aneddoto su Zaniolo: “Niccolò è arrivato al 100% grazie a Baldini. Stavamo parlando con l’Inter per mandare Nainggolan a Milano, ma Baldini intervenne dicendo che il presidente (io) voleva Zaniolo, senza di quello Nianggolan non sarebbe stato venduto. Monchi ci guardò e chiese ‘ma chi è Zaniolo’?”.

Poi la critica velata alla stampa: “Hanno riferito che Monchi era fondamentalemente un burattino di Franco Baldini, questo è assolutamente falso al 100%. Anzi, Baldini dopo la finale di Coppa Italia del 2013 non ha più rilasciato interviste, e ha lasciato il merito della firma di Zaniolo a Monchi”.

Il futuro di James Pallotta è nel calcio?

“Ci penso spesso, il mio posto credo sia nella Premier League. E’ difficile per un americano, ma penso sia difficile in ogni paese trovare difficoltà culturali e le altre cose perchè ci sono molte variabili”.
Poi ecco l’uscita allo scoperto: “Penso che ci siano squadre interessanti in Premier, con grande storia. Vorrei vedere tornare in alto il Newcastle, hanno una grande tifoseria. Potrebbe essere interessante far parte di un buon gruppo di investitori, c’è pià razionalità in Inghilterra, giusto?”

A fine intervista, la chiosa sulla Roma: “Anche se non sono stato lì, tutto questo l’ho vissuto e respirato. Mi ha spinto la passione, non una cosa del tipo ‘oh ci guadagnerò due miliardi di dollari sulla Roma’. Potrei avere fame ora, ho provato a vincere a Roma ma valuterò se fare un tentativo altrove”.

 

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