Italia-Svizzera vista da un tifoso

Pubblicato il autore: massimiliano granato Segui

Non avevo riposto tante speranze, in quel giorno del 2019, quando decisi di prenotare i biglietti per Euro 2020. Un po’ per la mia proverbiale sfortuna al gioco, un po’ perché comunque ci sarebbe stata una vera e propria invasione. In fondo, era solo da Italia ’90 che il nostro paese non ospitava una manifestazione di una certa portata, a livello nazionale. Fui contento della conferma e incredulo: fosse un falso? Non lo era ma, dopo qualche presa in giro degli amici( ” andrai a vedere San Marino-Andorra”) arriva la mazzata: il virus annulla l’Europeo. Rabbia, sconforto, delusione e soprattutto incredulità: ” mannaggia! Proprio quando toccava a me “. E attendere l’anno successivo
Euro 2020- la rivincita
Il virus si attenua: d’altro canto ci sono i primi caldi, le vaccinazioni e la notizia che tutti aspettavano: Euro 2020 si disputa e con 25% di capienza. Intanto, fioccano mail che chiedono di restituire il biglietto. Resisto. E’ la cifra più alta che ho mai speso (prima, 40 euro per la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, guarda caso, all’Olimpico): stranamente, la dea bendata guarda dalla mia parte e mi conferma il biglietto. La mia quarta gara azzurra sarà ad Euro 2020 e poco male se l’avversario degli azzurri (alla faccia di chi temeva mi toccasse chissà che) si chiama Svizzera.
Organizzazione e viaggio
Un viaggio da Padova a Roma non è difficile ma bisogna pianificare bene: albergo non troppo lontano dallo stadio ed economico: stazione non distante dall’albergo: pare pura utopia. A scuola, nelle ore buche, telefonate ad alberghi con qualche apprensione di troppo. Finalmente si parte: tanto la gara è alle 21, si può tranquillamente arrivare quattro ore prima. Tragico errore! Un conoscente mi informa di guardare l’orario di ingresso (biglietto tramite applicazione, quindi guai arrivare col telefono scarico): trasalisco, l’orario è fissato massimo alle 19. Con il bus arrivo alla fermata convenuta vicino all’albergo ma il navigatore (o io?) pare impazzire. Ho un borsone col pc che picchia sul ginocchio e la mia polo azzurra (identica a quella del Mundial 1982) è ormai bagnata..si rompe persino una suola!
Finalmente allo stadio
Tocca saltare la sosta all’albergo, che sarebbe stata benedetta. Sono le 18.40 e il terrore di non poter entrare è reale. E la borsa? Fortuna che il tassista mi indica il deposito bagagli, mai così gradito. Stanchezza, ma si va. L’atmosfera è di festa grande: maglie azzurre e rosse si incrociano (già vista un’anteprima alla stazione degli autobus)con grandi gesti di civiltà. Non risse, non bottiglie per terra, niente sporcizia. Ci si incammina. I controlli sono capillari e durante uno di questi vengo a sapere che l’orario delle 19 per il mio scaglione era puramente indicativo! Ma non c’è tempo per i rimpianti. Ho solo una borsa a tracolla con dentro una bandiera, una banana ormai schiacciata, qualche caramella e null’altro. Mi domando come faccia ancora a stare in piedi, con le pacche prese al ginocchio destro. Attraverso i cancelli dove un sosia dell’attore Giuseppe Battiston mi chiede di aprire la bandiera: magari ci sono delle scritte…invece gli rispondo che ormai sa di banana: sorride.
E il virus?
Faccio una breve sosta per comprare un ricordino ma rinuncio: troppa coda. Poi ho la mia maglia ufficiale (dimenticavo: prima di salire in taxi mi son cambiato) e quanto basta. Ma fame e sete si fanno sentire. E qui faccio una macabra scoperta: per alcuni le mascherine sono un accessorio e la distanza pare non esistere. Possibile? E sì che dalle note di comportamento pareva di dover attenersi (e logicamente) ad un codice militare. Entro finalmente all’Olimpico e prendo posto, con cibo e bevande, rigorosamente senza tappo. Manca un’ora circa alla partita e lo scenario è veramente a brividi, con atmosfera da grandi occasioni. Tutto molto bello, come diceva Pizzul, ma c’è qualcosa di strano. Mi siedo ben distanziato dagli altri e cosa scopro? Con amarezza scopro che i controlli sulle mascherine e i distanziamenti sono pressoché nulli: certo, il timore di trovare il facinoroso di turno (qualcosa vedo a fine gara, con una persona che viene allontanata) ci può essere ma un lassismo lascia sorpresi. Tralasciando i logici cori e le ” ole ” stile Italia ’90, molti sono attaccati come se il virus non esistesse e alcuni senza mascherina vagavano per gli spalti.
Fine dello spettacolo
La gara è bella, vibrante ed il risultato è noto a tutti: un bel 3-0 che fa ben sperare per il prosieguo del torneo per gli azzurri che, domani, domenica 20, saranno chiamati a confermare il primo posto nella terza ed ultima gara del primo turno dell’europeo. Ci sono tante maglie, parrucche tricolori in stile pagliaccio da circo e alcune ragazze hanno persino il trucco in viso. Forse per quello scordano la mascherina? Proprio in virtù di ciò, scelgo quindi di uscire proprio al fischio finale, per evitare logici assembramenti. Mentre esco per cercare di recuperare il bagaglio ( a scanso di equivoci: sono tornato sano e salvo) mi chiedo però come sia stato possibile questo dualismo nei controlli: capillari all’entrata dello stadio (addirittura tre passaggi) e quasi nulli (almeno nel mio settore) dentro il medesimo. Giusto festeggiare, ma senza dimenticare ciò che stiamo ancora vivendo.

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