Vi ricordate Byron Moreno? Dopo 20 anni ci spiega l’espulsione di Totti

Pubblicato il autore: Andrea Milano


Era il 18/06/2002 ottavi di finale del Mondiale svolto in Giappone e Corea del Sud. Il tabellino fu il seguente: Corea del Sud-Italia 2-1 d.t.s. Italia a casa e Corea del Sud incredibilmente ai quarti di finale. Tranne i più giovani, tutti ricorderanno quella partita, che ebbe come protagonista assoluto un personaggio che all’epoca era un arbitro internazionale (prima di smettere per scelta). Arbitrò a senso unico tutta la gara, ovviamente non dalla parte dell’Italia, fino a quando non decise di diventare protagonista assoluto e indiscusso, espellendo Francesco Totti durante i supplementari. Espulsione che dire inesistente è dire poco, ma nella sostanza condizionò ancor di più un match già condizionato dai suoi fischi. L’Italia aveva il dovere di vincere, quello è vero, tanto più che eravamo andati avanti per primi con gol di Vieri. Ma non si riuscì a raddoppiare e la Corea trovò il pareggio. L’ambiente infuocato e l’arbitro fecero il resto. Dopo quella gara oltre alla grande delusione per l’uscita dal Mondiale, ci furono polemiche feroci nei confronti di Byron Moreno, il fantomatico arbitro. Oggi l’ambiguo personaggio ha deciso di spiegare cosa gli passò per la testa quando estrasse il cartellino rosso a Totti.

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Le parole di Byron Moreno che spiegano l’espulsione di Totti

Dopo ben vent’anni, Byron Moreno arbitro di Corea del Sud-Italia ha deciso di parlare per spiegare l’espulsione che comminò a Totti, o forse per farsi ancora un po’ di pubblicità. Comunque sia ecco le sue parole a riguardo: “Totti era stato già ammonito, quindi correva pericolo di espulsione. Prima dell’episodio nell’area di rigore coreana era stato protagonista di un’altra situazione ambigua, alzando il gomito su un avversario e colpendolo in modo imprudente, ma non lo espulsi. Poi, quando cadde in area, applicai il regolamento, che diceva di punire duramente i tentativi di simulazione. È vero che lui venne toccato dal difensore, ma quest’ultimo aveva prima preso la palla e Totti si lasciò andare troppo facilmente, cercando il rigore. Appena cadde i coreani mi gridarono ‘Yellow card’, quindi controllai il mio taccuino, vidi che era ammonito e tirai fuori il rosso. Io posso rispondere per me stesso, con la coscienza tranquilla. L’espulsione a Totti non fu in alcun modo premeditata. E il giorno dopo ho lasciato la Corea, perché il mio Mondiale finiva lì. Nient’altro”. Parole queste che, a distanza di vent’anni ancora fanno provare rabbia, soprattutto per chi ha visto quella partita. Magari avremmo perso uguale, ma non così. Ripensare oggi, con uno sguardo al futuro, invece fa ancora più male, poiché oggi non potremmo nemmeno arrabbiarci per un arbitro al Mondiale, dal momento il cui non parteciperemo.

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