Marco Nappi a SN: “Scoglio mi faceva giocare anche da infortunato. Oggi Napoli e Milan mi divertono”

Pubblicato il autore: Enzo Palo

marco nappi
SuperNews ha avuto il piacere di intervistare Marco Nappi. Per gli amanti del calcio il nome è più che noto, la sua corsa di 40 metri con la palla incollata sulla testa, è entrata nella storia di questo sport. L’ex calciatore di Genoa, Fiorentina, Atalanta (giusto per citarne alcune – ndr), in oltre 20 anni di carriera ha cambiato diverse maglie ma in ogni posto ha lasciato un bel ricordo nel cuore dei tifosi. Marco Nappi ci racconta il suo attuale lavoro di allenatore, ci parla della sua carriera e ci svela un aneddoto su Franco Scoglio che malinconicamente ci riporta indietro nel tempo, a vivere i ricordi di un calcio più vero che ormai non c’è più.

Benvenuto Marco Nappi. Dopo l’esperienza in Cina, sei tornato in Italia sulla panchina dell’Arzachena. Quali fattori ti hanno portato a compiere questa scelta?
In Cina l’esperienza sia di vita che professionale è stata stupenda. La Cina mi è rimasta veramente nel cuore perché lì ho trovato un popolo meraviglioso che mi ha aiutato molto, soprattutto nei primi tempi ad ambientarmi. Successivamente, riuscendo a far bene con la squadra che allenavo, è diventato tutto più facile. Nel 2020, in occasione del Capodanno cinese sono tornato in Italia dalla mia famiglia perché avevo 15 giorni di vacanze. In quello stesso periodo è scoppiato il Covid e non sono più riuscito a rientrare in Cina. Una volta scaduto il mio contratto, non c’è stata più la possibilità di tornarci.

L’Arzachena quest’anno è partita bene e si trova a lottare per la cima della classifica. Qual è il vostro obiettivo stagionale?
Quando sono arrivato l’anno scorso ho trovato un ambiente fantastico. Il direttore sportivo Antonello Zucchi ha capito subito le mie esigenze e già dalla passata stagione mi ha allestito una buonissima squadra. Grazie a tutto ciò, sono riuscito a esprimere tutto il mio valore e le mie qualità. Un campionato strepitoso concluso in semifinale play-off, dove pur lottando fino alla fine abbiamo perso 2 a 1. Quest’anno siamo partiti con l’obiettivo di vincere il campionato. Conosco la mia squadra e ho il vantaggio che i ragazzi sanno cosa voglio io da loro.

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In 24 anni di carriera hai cambiato diversi club. A quale maglia sei più affezionato?
Ti potrei dire quella del Genoa perché lì ho conosciuto mia moglie e in Liguria sono nate le mie figlie, però come dico sempre a tutti, non c’è proprio una maglia specifica che preferisco. Io ovunque sono stato, anche se per 1 anno o 2 al massimo, ho sempre avuto un grandissimo rapporto con la tifoseria perché ero un giocatore che in campo dava sempre tutto.

Con la Fiorentina sei arrivato a giocarti la finale di Coppa Uefa contro la Juventus al fianco di Baggio. L’anno dopo hai diviso lo spogliatoio con Borgonovo e Dunga. In campo sfidavi il Napoli di Maradona, l’Inter di Klinsmann e il Milan di Sacchi. Una Serie A con i migliori giocatori a livello mondiale, imparagonabile a quella di oggi. Secondo te come mai il nostro campionato non gode più dello stesso appeal?
Il motivo è legato ai pochi italiani presenti in rosa. Prima il campionato italiano era bello non solo perché c’erano Maradona, Careca, Mattheus, Van Basten ma perché c’erano anche Baresi, Maldini, Costacurta, Ferrara, Crippa. Ti faccio nomi di giocatori importanti, calciatori che hanno dato tanto al calcio italiano. Non a caso abbiamo vinto il mondiale nel 82 con quella che per me è stata la nazionale più bella e più amata di sempre. Negli anni seguenti c’erano squadre italiane che vincevano la Coppa dei Campioni, resta nella storia il dominio nel mondo del Milan. Tutti i migliori volevano giocare in Italia. Oltre a questo, bisogna dire che c’è anche meno passione in questo calcio. Ci sono molti interessi economici e ci sono giocatori che guadagnano cifre che non meritano neanche. È cambiato un po’ tutto ma non in meglio, bensì in peggio.

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Nel 1991 hai giocato con la maglia dell’Udinese che per ora è la squadra rivelazione di questa Serie A. Secondo il tuo parere, dove possono arrivare gli uomini di Sottil?
L’Udinese è una buonissima squadra. Quest’anno ha trovato il modulo giusto e ha trovato entusiasmo. È una formazione che può dar fastidio a chiunque. Non so se ha la forza di rimanere fino a fine campionato a questi livelli però è sempre un piacere vedere giocare l’Udinese.

Proprio a Udine hai ritrovato l’allenatore che maggiormente ha creduto in te, Franco Scoglio. Ci parli del tuo rapporto con ‘il Professore’?
Il mio rapporto con il mister era di odio e amore. Amore perché lui mi faceva giocare sempre. Pensa che una volta sono stato ricoverato per 3 giorni in ospedale, dal martedì fino al sabato mattina, a causa di un forte problema alla schiena. Dopo punture e flebo ero veramente devastato. Scoglio mi ha comunque chiesto di andare lo stesso in ritiro per stare con la squadra e io ho accettato volentieri, era anche il primo anno a Genova. La domenica mattina il mister mi fa chiamare dal massaggiatore e andiamo tutti e 3 al campo. Dopo qualche corsetta mi chiede se avessi dolore ma io non avevo male. Successivamente fa la formazione e mi schiera titolare. Prima della partita tutti escono a scaldarsi ma il mister mi fa restare negli spogliatoi per farmi massaggiare. A 5 minuti dalla fine del riscaldamento entro in campo e dagli spalti si alza un boato enorme che me lo ricorderò per tutta la vita, ho ancora i brividi adesso. I tifosi sapevano che fossi ancora in ospedale e invece mi vedono col numero 7 in campo. In quella partita stravinta da noi per 3 a 0, ho fatto l’assist a Briaschi e segnato il secondo gol della squadra. Ti posso dire che il Mister era avanti di 20 anni perché aveva le idee di gioco che ci sono adesso come ad esempio la scalata in avanti dei centrali difensivi e le sovrapposizioni continue degli attaccanti. Ti dico che ancora oggi come allenatore mi porto qualche idea che aveva lui del calcio. Scoglio un pochettino mi soffriva perché io subito andavo in simpatia ai tifosi e visto che a lui piaceva essere ‘diciamo’ la prima donna, a volte arrivavamo un po’ allo scontro. Però con lui ho sempre giocato e lo ricorderò per sempre con grande affetto anche se non c’è più.

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Quest’anno quale squadra vedi favorita per la vittoria dello Scudetto?
Sinceramente non sto vedendo tantissime partite perché sono talmente fossilizzato con la mia squadra che guardo le partite di tutto il mio girone di Serie D. Ti posso dire una cosa, io mi diverto quando vedo il Napoli e il Milan. Sono sempre partite belle da vedere e utili per captare qualche piccola idea.

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