Michael Cuomo a SuperNews: “Dove può arrivare il Monza? Avremo una risposta a fine gennaio”

Pubblicato il autore: Giuseppe Livraghi


SuperNews
ha avuto il piacere di intervistare Michael Cuomo, noto giornalista dell’emittente TV TeleLombardia e del quotidiano Il Giorno nonché “voce narrante” delle imprese del Monza.

Conquistando la promozione in Serie A, il Monza 2021-’22 ha spezzato quello che pareva un incantesimo, lanciato a mo’ di battuta da Renato Pozzetto nel film (del 1979) “Agenzia Riccardo Finzi… praticamente detective”.
«È indubbio che la conquista della massima divisione da parte del sodalizio monzese debba essere considerata un grandissimo risultato. A mio parere, la svolta di quella stagione fu la vittoria per 2-1 di Cittadella (5 marzo 2022), conseguita in nove contro undici contro una formazione tradizionalmente ostica e segnando la rete decisiva con Patrick Ciurria al 93’. Questo per quanto riguarda il campo, poi ci fu un altro fatto che ritengo assai importante, per nulla da sottovalutare, relativo al ritorno dalla trasferta di Frosinone, quando alla terzultima giornata il Monza perse per 1-4 con i ciociari».

Quale?
«Nel viaggio di ritorno, quando magari sarebbe stato comprensibile abbattersi, Adriano Galliani risollevò il morale di tutto l’ambiente biancorosso proferendo poche ma importanti parole: “Tranquilli, ce la faremo”. Ciò cosa significa? Significa che quel Monza 2021-’22 fu certamente una compagine forte tecnicamente, ma anche un gruppo compatto, dove per gruppo si intende non solo quello composto dai giocatori, bensì tutto l’organigramma: società e giocatori. Non fu cosa da poco e il merito di ciò credo sia di un grandissimo dirigente che si chiama Adriano Galliani».

I brianzoli seppero risollevarsi dai momenti difficili successivamente presentatisi: Perugia e i minuti iniziali della finale di ritorno dei play-off con il Pisa.
«A Perugia il Monza giocò per la storia, in quanto un successo gli avrebbe consentito di conquistare la sua prima promozione in massima divisione: purtroppo andò male, anche perché i ragazzi giocarono contro avversari e “fantasmi” (quelli di quattro promozioni fallite di poco negli anni Settanta e quella mancata la stagione precedente), mostrandosi assai tesi. Però, a dimostrazione di quanto il gruppo fosse coeso, la Serie A venne conquistata poche settimane più tardi, disputando degli eccellenti play-off».

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Play-off che videro i “bagai della Brianza” battere Brescia (in semifinale) e Pisa (in finale).
«Esatto. E qui rispondo alla domanda relativa alla gara di ritorno con i toscani. Dopo aver vinto per 2-1 l’incontro d’andata in casa, il Monza andò in svantaggio dopo neppure un minuto, per poi incassare il raddoppio nerazzurro al 9’: da lì in poi, però, i brianzoli mostrarono la loro tenacia e la loro tempra morale, prima segnando l’1-2 con Machin e quindi impattando con Gytkjaer, infine (dopo aver incassato il 2-3 pisano al 90’) aggiudicandosi gara e promozione vincendo per 4-3 grazie ai goal di Marrone e nuovamente di Gytkjaer».

Gytkjaer fu il “mattatore” dei play-off.
«Certamente: realizzò due reti nella semifinale d’andata con il Brescia, offrì l’assist per il goal di Mancuso nella gara di ritorno con i bresciani e infine andò tre volte a segno nelle due gare conclusive con il Pisa. A Pisa realizzò, da subentrato, prima il 2-2 poi il definitivo 4-3: tale sua seconda rete credo consista nell’esempio di quanto sia importante farsi trovare pronti e attenti, cogliendo l’attimo. E Gytkjaer lo fece: non solo in quella “caldissima” gara, ma in tutta la stagione, facendosi sempre trovare pronto e siglando goal pesanti».

Si può affermare che ebbe l’umiltà dei “grandi”?
«Vero: mai un problema, mai una polemica, ma tanto impegno e altrettanto lavoro. E ciò gli ha consentito d’entrare nel cuore dei sostenitori monzesi, che in occasione della recente gara amichevole con il Lugano hanno appositamente intonato un coro a lui dedicato (“Din don, din don, intervengo dall’Arena, il vichingo ha fatto goal”). Ciò, ovviamente, senza dimenticare il fattore tecnico: la vittoria (la prima del Monza in Serie A) dello scorso 18 settembre con la Juventus porta la firma di Gytkjaer, a segno con una zampata da sottomisura a seguito di un movimento da autentico attaccante, eludendo la difesa bianconera».

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Quel successo sulla “Vecchia Signora” è consistito nella svolta della stagione 2022-’23 del Monza?
«Credo di sì, poiché quella fu la prima vittoria del Monza in campionato, dopo un inizio davvero difficile (cinque sconfitte nelle prime cinque giornate, seguite dal pareggio di Lecce). Tuttavia, a mio parere un’altra svolta ebbe luogo pochi giorni addietro, con la “promozione” di Raffaele Palladino (allenatore della Primavera monzese) a tecnico della prima squadra».

Una decisione che ai tempi parve un azzardo. I fatti, poi, dimostrarono il contrario.
«Sinceramente e personalmente, appena ricevuta la notizia sorsero due domande: sarà in grado? E proprio con la Juventus da affrontare prima della sosta del campionato? Non dimentichiamo, infatti, che Palladino non aveva ancora allenato una prima squadra. La risposta venne dai fatti: la scelta fu azzeccata».

Alcuni ritengono Palladino un tecnico “visionario” (ovviamente in senso buono).
«Verissimo. Lo si può giustamente definire un allenatore visionario (della “scuola” di Juric e Gasperini), che profetizza un calcio con pressing alto, grande ritmo, corsa e valorizzazione dei giovani. Inoltre, è un tecnico di grande spessore umano: mai arrabbiato, sempre pacato».

Dove potrà arrivare il Monza? All’inizio l’obiettivo era il decimo posto, poi le prime giornate hanno messo un po’ di apprensione ai sostenitori biancorossi, i quali si accontenterebbero di una semplice salvezza. Anche se, a ben guardare, la salvezza non sarebbe affatto da considerare qualcosa di semplice e scontato, per via delle ovvie difficoltà dovute al cambio di categoria.
«Concordo sul fatto che la salvezza non sarebbe affatto da considerare un qualcosa di scontato, in quanto sappiamo benissimo che il raggiungimento della permanenza in Serie A da parte di una neopromossa è sempre assai difficile. Dove può arrivare il Monza? Dipende. Credo ne sapremo qualcosa in più a fine gennaio, poiché il primo mese del 2023 lo vedrà opposto (in sequenza) a Fiorentina, Inter, Cremonese, Juventus, Sassuolo e ancora Juventus (il primo confronto con i piemontesi sarà relativo alla Coppa Italia): qualora riuscisse ad arrivare al “giro di boa” del campionato con venti punti all’attivo potrebbe anche puntare a qualcosa in più della salvezza. Ripeto, però, che la permanenza non dovrebbe affatto essere ritenuta un qualcosa di scontato».

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Alcuni sognano l’Europa.
«Sognare non è affatto vietato. Il fatto che per le amichevoli della pausa per il Mondiale si siano scelti avversari quali il Lugano e l’Olympique Lione significa che il Monza ambisce a “varcare il confine”. Che poi sia un sogno realizzabile sarà il campo a dirlo: di certo i mezzi ci sono. Vedremo. A prescindere da ciò, credo che il Monza abbia finora lavorato molto bene: la certificazione è stato il recupero di Stefano Sensi».

In Brianza, Sensi è tornato ai livelli (elevati) ai quali aveva abituato un po’ tutti.
«Esatto. Al Monza abbiamo visto il Sensi che conosciamo. Al di là, ovviamente, del successivo brutto infortunio patito in occasione della gara con l’Hellas Verona».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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