Esperienza e ragionamento insieme al buon senso: la nuova filosofia dell’Ancelottismo

Pubblicato il autore: marco.stiletti Segui
AncelottiL’Ancelottismo, così la chiamano la filosofia di Carletto che ha vinto in Italia, Inghilterra, Francia e ora sta spopolando anche in Germania. La Supercoppa tedesca, vinta dal Bayern contro il Dortmund 2-0, è l’ennesimo capolavoro del metodo ancelottiano. Il segreto: il rapporto speciale che riesce a creare con i giocatori. Da eterno secondo Csrletto è diventato un tecnico di successo.
Allenando la Reggiana negli anni ’90, poi il Parma e la Juve senza grandi successi (era l’allenatore del nubifragio di Perugia), Carlo Ancelotti fino alla notte del 28 maggio 2003, era considerato un perdente di successo oppure un eterno secondo. Poi Schevchenko è andato sul dischetto e ha spiazzato Buffon, il Milan ha alzato la Champions League nel teatro dei sogni di Old Trafford, e lui è diventato un simbolo di successo. Se in italia è sempre stato soltanto Carletto, a Londra lo hanno ribattezzato King Charles, a Parigi addirittira Carlo Magno e a Madrid lo hanno definito il Pacificatore, paragonando la sua gestione tranquilla a quella piuttosto turbolenta di Josè Mourinho.
In tredici anni, con la tenacia e la furbizia ha raccolto più di chiunque altro: vittorie in Italia, in Inghilterra, in Francia, in Spagna e, adesso, pure in Germania. Cioè nelle nazioni più calciofile d’Europa. Si discute tanto di guardiolismo, di mourinhismo, di cholismo: e allora perchè non trattare anche l’argomento ancelottismo.
Per Carlo Ancelotti il calcio è semplice, anche se qualcuno tende a complicarlo. E vale sempre la regola dell’incudine e del martello: aspettare con pazienza e attaccare con coraggio. Questa lezione se la porta dietro da quando era calciatore e continua a essere la guida del suo pensiero. Nella sua vita l’ex allenatore del Milan ha avuto due maestri: Nils Liedholm e Arrigo Sacchi. Dal Barone ha appreso l’importanza del dialogo con i giocatori, oltre che la capacità di sdrammatizzare anche i momenti più delicati: un sorriso a volte (quasi sempre) vale più di una sgridata. Da Sacchi, invece, ha imparato la cultura del lavoro e la cura maniacale dei particolari: nessun dettaglio gli sfugge: E adesso, al Bayern, a dargli una mano se per caso qualcosa gli scappasse, c’è pure suo figlio Davide, promosso assistente allenatore.
La sua ascesa comincia nel 2009 quando Carlo decise di accettare le sterline di Abramovich per sedersi sulla panchina del Chelsea. Senza perdersi d’animo ha imparato una lingua nuova e, in breve, è diventato un perfetto englishman. La conquista della Premier e il giro sul bus scoperto per le strade di Londra restano attimi indimenticabili. Così come dalla sua memoria non si cancellerà il rapporto che aveva costruito con i giocatori, da Terry a Lampard, da Drogba a Essien. Poi i rapporti tempestosi con i presidenti lo hanno fatto spesso navigare in varie acque emigrando da una famiglia a un’altra: da Tanzi ad Agnelli, da Berlusconi ad Abramovich, dagli sceicchi del Psg a Florentino Perez non è stata una crociera riposante. In Baviera dice di trovarsi come in famiglia, ma sa bene che solo i risultati decideranno il suo futuro. L’obiettivo dichiarato è la Champions League. Lo stesso che gli chiesero quando sbarcò a Madrid, dove la Decima che non arrivava era diventata un’ossessione. Carletto, saggiamento, spense l’ambiente dagli incendi dell’era Mourinho, assecondò gli acquisti di Florentino e, partita dopo partita, arrivò al traguardo vincendo un’altra Champions come le due conquistate sulla panchina del Milan.
Il periodo più complicato del suo lungo girovagare è stato quello francese. Arrivato in corsa, in una società che non era ancora strutturata, patì parecchio. Poi, a sostenerlo, vennero due amici: Thiago Silva e Ibrahimovic. Anche in quel caso fu un trionfo, ma non entrando in sintonia con l’ambiente in quanto il campionato non gli dava quell’adrenalina di cui aveva bisogno. Questa è stata la ragione dell’addio al Psg. Ora da allenatore del Bayern si sta misurando con la Bundesliga e, soprattutto, con una realtà completamente diversa da quelle che ha conosciuto finora.
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