Andrea Agnelli condannato a un anno di inibizione. Ammenda per la Juventus

Pubblicato il autore: Emmanuele Sorrentino Segui


Andrea Agnelli condannato a un anno di inibizione.

Il Tribunale Federale Nazionale – Sezione Disciplinare, presieduto dal dott. Cesare Mastrocola, coadiuvato dagli assistenti avv.ti Paolo Clarizia, Valentina Ramella, Sergio Quirino Valente, nonché dai dott.ri Pierpaolo Grasso e Paolo Fabricatore, quest’ultimo quale Rappresentante AIA, ha irrogato al presidente Andrea Agnelli la sanzione di un anno di inibizione, nonché di l’ammenda di euro 20.000,00. Alla Juventus FC S.p.A. invece è stata irrogata la sanzione di euro 300.000,00. 
Sono queste le disposizioni del Tribunale Nazionale F.I.G.C., che ha ridotto le sanzioni rispetto a quelle richieste dalla Procura Federale, la quale chiedeva due anni e sei mesi di inibizione e un’ammenda di euro 50.000,00.
La Procura Federale riteneva che il presidente Andrea Agnelli fosse responsabile della violazione dei principi di lealtà, correttezza e probitàdegli obblighi di cui agli artt. 1 bis, comma 1, e art. 12, commi 1,2,3 e 9 del Codice di Giustizia Sportiva.
In particolare, la Procura affermava che Andrea Agnelli, dalla stagione sportiva 2011-2012 a quella 2015-2016, con lo scopo di mantenere l’ordine pubblico nei settori dello stadio occupati dai tifosi “ultras” al fine di evitare alla Società l’irrogazione di sanzioni, non impediva a tesserati e dirigenti della Juventus di intrattenere reiterati rapporti con i gruppi ultras, attraverso anche il contributo della malavita organizzata, autorizzando la fornitura agli stessi di dotazioni di biglietti e abbonamenti in numero superiore al consentito, anche a credito e senza esibizione dei documenti di identità.
Il Tribunale, nella motivazione, ha evidenziato come l’art. 1 quatercomma 7 bis -del D.L. 24 febbraio 2003, n.28 dispone che “è fatto divieto alle Società organizzatrici di competizioni nazionali riguardanti il  gioco del calcio di porre in vendita o cedere […] alla Società sportiva cui appartiene la squadra ospitata, titoli di accesso agli impianti sportivi“, nonché “è […] fatto divieto di porre in vendita o cedere […] alla stessa persona fisica o giuridica titoli di accesso in numero superiore a quattro”, rilevando che la violazione di tali disposizioni comporta l’applicazione di “sanzioni amministrative pecuniarie da Euro 10.000,00 ad Euro 150.000,00“.
Le disposizioni, come precisato dal Tribunale Nazionale F.I.G.C., sono state introdotte nell’ambito dell’adozione di “misure urgenti per la prevenzione e la repressione di fenomeni di violenza connessi a competizioni calcistiche“. Per cui, il predetto organo giudicante ritiene che la “ratio della norma è stata completamente stravolta“, in quanto, invece di attenuare fenomeni di violenza, è stato adoperato dalle parti in causa allo scopo di “mantenere l’ordine pubblico nei settori dello stadio occupati dagli ultras ed i buoni rapporti con la tifoseria“.
In particolare, i giudici affermano che la società Juventus FC abbia pacificamente violato l’art. 12 comma 1 del Codice di Giustizia Sportiva, che dispone il divieto assoluto di contribuire, economicamente o con altri mezzi, alla costituzione e al mantenimento di gruppi organizzati di propri sostenitori.
Il Collegio ha anche contestato l’operato di Agnelli, che “nulla ha fatto per evitare il perpetrarsi di tali gravissime condotte“. Vi è di più: lo stesso Agnelli ha impartito specifiche direttive in ordine alle modalità di vendita dei biglietti.
In definitiva, il Collegio ritiene che Agnelli non abbia violato il disposto normativo di cui all’art. 12, comma 9 del Codice di Giustizia Sportiva, perché “non è stata fornita prova concreta […] che il Presidente abbia posto condotte illecite riconducibili alla violazione sopra indicata“. Si ricorda ai lettori che il predetto articolo sancisce il divieto assoluto per i tesserati di avere rapporti con esponenti e/o gruppi di sostenitori che non facciano parte di associazioni convenzionate con le società.
Avverso questa decisione è ammesso ricorso alla Corte federale di appello.

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