Napoli-Fiorentina : azzurri chiamati al riscatto per allontanare i primi segnali di crisi

Pubblicato il autore: teros Segui

Napoli-Fiorentina

Dopo la sconcertante sconfitta di Rotterdam, il Napoli si rituffa nell’atmosfera del campionato contro la Fiorentina per ritrovare morale ed autostima e rilanciare le sue legittime aspirazioni di pretendente allo scudetto.
Tuttavia i segnali che arrivano dalla trasferta olandese non incoraggiano previsioni ottimistiche. La squadra abulica e svogliata vista in campo nell’ultimo turno di Champions sembra aver smarrito la brillantezza e la vitalità della prima parte di stagione, scandita da uno straordinario ruolino di vittorie, condite da grappoli di reti spettacolari.
Nè può costituire un’attenuante credibile la presunta demotivazione, conseguente alle notizie provenienti da Karkhiv che chiudevano di fatto il discorso qualificazione attestando, già alla mezz’ora, il doppio vantaggio dello Shakhtar sul Manchester, a riprova che, al netto dei proclami di facciata e degli sperticati complimenti dispensati a più riprese da Guardiola a favore del Napoli e del suo gioco, la capolista della premier ha badato prevalentemente a salvaguardare energie e gambe dei suoi calciatori, in vista del derby contro lo United.  A conferma del fatto che i principi di lealtà sportiva vengono spesso sottomessi ai calcoli di convenienza.

Gli uomini di Sarri, apparsi deconcentrati ed imprecisi oltre misura,in ogni caso hanno offerto una prestazione deludente,  in un match che, al di là del conseguimento dell’impossibile qualificazione ( già ampiamente compromessa con la disfatta di Karkhiv ed il doppio tracollo contro il City) avrebbero comunque dovuto onorare fino in fondo per il doveroso rispetto verso la la maglia che indossano, la nazione che rappresentano in Europa e, non da ultimo, per gratificare, magari con una vittoria ( anche se platonica), gli oltre mille tifosi partenopei che hanno seguito la squadra con la solita passione.
Il mesto congedo degli azzurri dalla Champions ( peraltro estromessi dagli ottavi, pur avendo pescato un girone tutt’altro che proibitivo ) è ulteriormente aggravato dall’atteggiamento di superficialità e quasi di supponenza con cui, a seguito della sconfitta con il Feyenoord, gli azzurri si sono preclusi l’accesso ai sorteggi di Europa League quale testa di serie e la conseguente opportunità di fruire di un turno favorevole. Come a voler snobbare in partenza la partecipazione alla seconda competizione continentale che, viceversa, potrebbe rivelarsi una preziosa ancora di salvezza in caso di fallimento anche in campionato.

Ma. al di là del discutibile attaccamento ai colori sociali,la pessima figura maturata in ambito continentale scalfisce anche quell’immagine di squadra spumeggiante e spettacolare che il Napoli aveva meritatamente costruito nell’ultimo biennio, affermandosi come una delle realtà più interessanti del panorama europeo.
Tuttavia, il disastro di Rotterdam è stato l’apice negativo di un ciclo di partite in cui la formazione di Sarri ha offerto prestazioni tutt’altro che entusiasmanti per evidenti motivazioni.
Innanzitutto, l’evidente flessione della condizione atletica si ripercuote inevitabilmente sull’ottimale applicazione tecnico-tattica degli schemi di gioco elaborati dell’allenatore toscano, che necessitano di scambi in velocità a ritmi vertiginosi per dispiegare la massima efficacia della manovra che, in caso contrario, diventa lenta e prevedibile.
Almeno due protagonisti del tridente offensivo azzurro, segnatamente Mertens e Callejon necessitano di qualche opportuno turno di riposo, pur nella consapevolezza la rosa manca sostituti all’altezza ( forse sarebbe il caso di concedere qualche chance in più ad Ounas).

La geniale intuizione di Sarri che ha trasformato Mertens in una devastante punta centrale sembra ormai arrivata al capolinea : i movimenti del folletto belga, studiati minuziosamente a tavolino dai tecnici avversari, sono diventati alquanto prevedibili e, spesso, oggetto di puntuali raddoppi di marcamento.
L’organico complessivo della squadra ( al di là degli sfortunati incidenti occorsi a Milik e Ghoulam, ma senza trascurare la frettolosa cessione di Zapata e Pavoletti) appare inadeguato a fronteggiare più competizioni cosi’ impegnative.

La società ha pertanto l’obbligo di intervenire con tempestività ed efficacia nel mercato di gennaio per potenziare la rosa con elementi di qualità (non può essere sufficiente prelevare il solo Inglese dal Chievo), per evitare di vanificare quanto di buono costruito sin qui.
La stagione ovviamente non è compromessa, rimane ancora raggiungibile il traguardo più ambito, a patto che la squadra si rialzi rapidamente e  Maurizio Sarri riesca a ricostruire nei suoi giocatori quegli stimoli e quelle motivazioni che avevano reso gli azzurri quasi imbattibili fino a qualche settimana fa.
E una vittoria contro la Fiorentina, oltre ad allontanare i primi segnali di crisi, costituisce il giusto propellente per restituire agli azzurri un’opportuna iniezione di fiducia e di morale e, magari, il viatico per riconquistare anche il primato in classifica, qualora la”vecchia signora”riesca a bloccare l’arrembante Inter di Spalletti.

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