Mihajlovic, uomo vero in un calcio troppo finto

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui


Mihajlovic, esonero meritato?
Maledizione Juventus, non c’è altro modo per spiegare la cacciata di Sinisa Mihajlovic dalla panchina del Torino. Così come gli era successo ad aprile 2016, quando era sulla panchina del Milan, l’allenatore serbo viene esonerato dopo una sconfitta con i bianconeri. Qualche scricchiolo c’era stato già nelle settimane scorse. La vittoria in campionato contro la Lazio e quella contro la Roma in Coppa Italia, entrambe all’Olimpico, sembravano aver calmato le acque. Il pareggio interno a reti bianche con il Genoa e il KO contro la Juventus, con espulsione di Doveri hanno fatto propendere il presidente Cairo per il cambio. Al posto di Mihajlovic arriva Walter Mazzarri, un altro sanguigno sulla panchina del Torino. Quello subito in granata è il quarto esonero per il tecnico serbo in serie A, dopo quelli subiti al Bologna, alla Fiorentina e al Milan.

Mihajlovic ha pagato anche colpe sue. L’annata negativa di Belotti, gli alti e bassi di Ljiajc e un carattere che lo porta spesso a contrarsi con tutto e tutti. Il Torino attualmente ha 25 punti in classifica, lontano 5 lunghezze dalla zona Europa League. Un anno e mezzo comunque con tante cose buone quello trascorso da Sinisa sulla panchina granata. La consacrazione di Belotti nella passata stagione e il lancio di alcuni giovani come Lyanco, Edera e Milinkovic-Savic. D’altro canto Mihajlovic non è riuscito a far esplodere del tutto il talento di Ljiajc e non è si è fatto amare come avrebbe voluto dal pubblico torinista. Onestamente chiedere di più a questo Torino non sappiamo quanto sarebbe stato lecito, Mazzarri ci dirà la verità

Mihajlovic il focoso che non va bene in questo calcio

Esistono due categorie di allenatori nel calcio: quelli esonerati e quelli che verranno esonerati”, un ritornello che Mihajlovic spesso ripeteva. Questa massima calcistica appartiene a Giovanni Trapattoni, ma spesso Sinisa l’aveva fatta sua. Una carriera che ha subito un’involuzione quella del serbo. Nel 2015 era uno degli allenatori più ambiti della serie A, dopo il grande campionato condotto con la Sampdoria. Poi la grande chance nel Milan. In rossonero ha avuto il merito di lanciare Donnarumma e Romagnoli, ma anche il torto di non capire il talento di Suso.

Mihajlovic portò in finale di Coppa Italia i rossoneri, ma non potè giocarla causa l’esonero voluto da Silvio Berlusconi. Allievo di Boskov il focoso Sinisa è uno che dice pane al pane, vino al vino. Un giocatore non si allena come dovrebbe, lui lo sbatte in tribuna. Non ha paura di lanciare i giovani. Basti pensare che ai tempi preferì il 16enne Donnarumma all’esperto Diego Lopez. Non sarà un mago della panchina, come Guardiola o Mourinho ma non si è mai sentito un giocatore lamentarsi di Mihajlovic. Un uomo vero, che non ha paura di difendere le sue idee. Gli hanno dato dello zingaro, lui orgoglioso delle sue origini slave. Si ama o si odia Sinisa, che può consolarsi con le parole della moglie Arianna:Sei il mio zingaro preferito”. Qualche mese di riposo, magari calciando qualche punizione con i suoi figli. Poi Mihajlovic sarà pronto per una nuova avventura.

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