Napoli – Liverpool: così lontane geograficamente, così vicine nel calcio

Pubblicato il autore: NicoloGuberti Segui


Il titolo potrebbe essere forviante: 2500 chilometri separano il golfo campano dalla piovosa contea del Merseyside, eppure qualcosa accomuna queste due città.

Liverpool e Napoli, due squadre che, seppur differenti per caratteristiche individuali, si assomigliano sotto vari punti di vista: entrambe fanno della velocità di gioco e della rapidità di esecuzione il loro punto di forza ed entrambe schierano tridenti leggeri, affidandosi più alla fantasia degli interpreti che non a veri finalizzatori, diventati peraltro merce sempre più rara (aspettando Milik ndr).

Due grandi allenatori: il primo, Sarri, creatore di una macchina quasi perfetta, mentore di quelle trame di gioco osannate dal maestro Pep che fanno del Napoli l’unica squadra di serie A a giocare un calcio “totale”.
Il secondo, Klopp, definisce il suo calcio “heavy metal”, tattico, fatto di accelerazioni, verticalizzazioni immediate e strappi dei singoli, di cui lo stesso Pep ed il suo City hanno risentito ad Anfield, uscendone sconfitti.
Entrambi accomunati dalla stessa filosofia calcistica, diversa da quella di molti dei loro colleghi, volta all’inseguimento della bellezza, alla ricerca dello spettacolo.

Leggi anche:  Inter, prova di forza: adesso serve il salto anche in Europa

Un altro dettaglio, non di poco conto, accomuna Liverpool e Napoli, gruppi tanto affascinanti quanto fragili: se mente e gambe sono al 100% il gioco espresso è spettacolare e tatticamente impeccabile; nei momenti di calo fisico e soprattutto mentale, si ha la sensazione invece di vedere due squadre bloccate, che faticano a creare la solita mole di gioco, a sbloccare il risultato, a trovare soluzioni, anche le più semplici.

Una sorta di “blocco mentale” che queste squadre hanno affrontato e sembrano aver superato, ma che per esempio non colpisce le compagini con maggiori certezze nei rispettivi campionati e che se dovesse riproporsi potrebbe rappresentare un fattore cruciale per il raggiungimento degli obiettivi stagionali.
Sicuramente gli infortuni non aiutano, così come non aiuta la qualità dei giocatori che subentrano nelle partite, evidentemente distante dal livello degli undici titolari, ma l’impressione è che queste due squadre spesso fatichino nella gestione dei momenti della gara: sono due meccanismi perfetti che per funzionare necessitano sempre della miglior prestazione di tutti gli interpreti, condizione non semplice da soddisfare con un calendario cosi fitto.

Leggi anche:  Infortunati Serie A: gli indisponibili della 6 giornata

Secondo voi, riusciranno a migliorare?

  •   
  •  
  •  
  •