Roma, il curioso caso di Bruno Peres

Pubblicato il autore: Samuele Zagagnoni Segui


Nella metà di agosto del 2016 la Roma, bruciando la concorrenza di alcuni club di Premier League e Bundesliga, riusciva ad acquistare il terzino brasiliano, classe 1990, Bruno Peres.
Il Torino di Cairo, che è sempre stata una bottega cara, decideva di privarsi del giocatore solamente di fronte all’importante cifra di 15 milioni (1 milioni per il prestito, 12,5 milioni per il riscatto obbligatorio e 1,5 milioni di bonus), assicurandosi anche una percentuale sulla futura rivendita del calciatore.
Con questo acquisto la Roma si illudeva di sistemare il ruolo del terzino destro (problema ricorrente per la squadra giallorossa). In effetti, le premesse erano più che buone. Il giocatore aveva disputato due stagioni al Torino, allenato da Ventura, di grandissimo livello, dimostrando di poter spostare gli equilibri in diverse partite. Lo score, nei due anni in granata, è stato quello di un terzino da top club: 65 partite condite da 8 goal e 12 assist.  Negli occhi di tutti gli appassionati di calcio rimane la perla nel derby contro la Juventus del 30.11.2014. Cost to coast, 78 metri di corsa palla al piede, gli avversari  (del calibro di Vidal!) che arrancano nel rincorrerlo e conclusione sotto all’incrocio dei pali.

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E’ con quel goal meraviglioso negli occhi che, il 16 agosto 2016, i tifosi della Roma andavano entusiasti a Fiumicino ad accogliere il nuovo acquisto. Si pensava che fosse, finalmente, arrivato il “nuovo Cafù“.
Tuttavia, come spesso accade sia nel calcio che nella vita, le aspettative non sono stato ripagate. Infatti, il terzino visto nelle due stagioni alla Roma è solamente una copia molto sbiadita di quello arrembante di Torino.
I noti problemi difensivi, che nella squadra granata venivano attenuati dal modulo (giocava largo a destra in un centrocampo a 5), nella Capitale si mostravano insostenibili da supportare. Inoltre, la fase offensiva, vero pezzo forte del repertorio del brasiliano, non è di certo delle migliori. Cross sballati e passaggi lenti sono le qualità messe in mostra dal giocatore in questo anno e mezzo nella capitale.
Ieri sera, nella partita contro l’Inter, la storia di Bruno Peres e la Roma si è arricchita di un nuovo (e forse decisivo) capitolo. Il giocatore è stato chiamato in campo dall’allenatore a 20 minuti dalla fine (la fase più delicata della partita) e si è mostrato spento, scarico di testa e svogliato.

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Imperdonabile il modo in cui (non) ha contrastato Brozovic nell’occasione del goal (del definitivo 1-1) di Vecino. Ma non solo, come se non bastasse, pochi minuti dopo, con uno sciagurato passaggio all’indietro, ha rischiato di lanciare Mauro Icardi verso la porta.
Eusebio Di Francesco, come un bravo allenatore in queste situazioni deve fare, nella conferenza stampa post partita l’ha difeso dicendo “la responsabilità non va data ad un solo giocatore”. 
Ciò nonostante, appare facilmente immaginabile ciò che stesse passando nella sua testa riguardo al giocatore.
Il direttore sportivo Monchi sta aspettando solamente un’offerta che non generi un’enorme minusvalenza nel bilancio. Per questo motivo ha rifiutato le offerte, del Benfica e Galatasary, di inizio gennaio. Per il d.s. sono stati considerati troppo pochi i 9 milioni offerti dai due club. Chissà se la deludente prestazione di ieri cambierà il suo pensiero. Ciò che è certo è che, date le premesse, la storia tra Bruno Peres e la Roma può essere considerata perlomeno curiosa.

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