Tagliavento, dal gol di Muntari a Crotone: meno male che la pensione è vicina

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui
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Tagliavento, che fine ingloriosa di carriera
. Compirà 46 anni il prossimo settembre e quindi questa sarà l’ultima stagione da arbitro professionista. Meno male verrebbe da dire. Paolo Tagliavento è stato il protagonista indiscusso di Crotone-Cagliari. Prima ha espulso, con l’ausilio, del Var il difensore sardo Pisacane. Una decisione severa, ma che ci poteva anche stare. Nel finale però Tagliavento è diventato l’assoluto protagonista del match. Ceccherini svetta di testa su una punizione e segna. Lo Scida esulta pensando di aver colto una vittoria fondamentale nella corsa salvezza. Invece no. L’arbitro ternano a controllare il Var. E annulla il gol. Fuorigioco? Un fallo? Boh. Fatto sta che il gol non viene convalidato e Crotone-Cagliari finisce 1-1.  A fine partita esplode la rabbia di Walter Zenga, Non è la prima volta che i calabresi vengono penalizzati. I rossoblu avevano avuto molto da ridire sia con il Sassuolo che con il Napoli. Sarebbe stato bello chiedere a Tagliavento quale sia stata la causa dell’annullamento del gol di Ceccherini, ma non può. Peccato.

L’arbitro ternano è stato in buona compagnia. Tanti gli errori in questo weekend di campionato, che devono portare ad una profonda riflessione nel mondo arbitrale. Il campionato sta entrando nella sua fase decisiva e quindi ci sarà bisogno della massima concentrazione degli arbitri. Il Var è stato introdotto per diminuire gli errori, che comunque resteranno sempre parte del gioco del calcio. Certo se poi un arbitro vede qualcosa che non c’è, allora non c’è Var che tenga.

Tagliavento, una carriera in discesa

La sera delle manette di Mourinho c’era lui ad arbitrare quell’Inter-Sampdoria. Una partita accesissima, con tre espulsi. Finì 0-0, i nerazzurri ridotti in 9 portarono a casa un punto prezioso nel duello scudetto con la Roma di Claudio Ranieri. Le decisioni di quella sera furono contestate, ma giuste. Ma la carriera di Paolo Tagliavento ha avuto il suo momento di svolta, in negativo, il 25 febbraio 2012. Proprio la sera del gol di Muntari. Quel gol fantasma, non assegnato al Milan ha segnato l’inizio della parabola discendente di Tagliavento. Quella sera il fischietto ternano aveva indicato il centrocampo, ma poi si fidò del suo collaboratore di linea che non convalidò il gol.

Una mancanza di coraggio, pagata a carissimo prezzo. Ci fosse stata la gol-line technology non sarebbe successo nulla. Ma quel gol era apparso evidente anche a chi si trovava a 50 metri dall’azione. Troppo dentro la porta le braccia protese di Buffon per non essere gol. Da allora Tagliavento non è stato più lo stesso. L’arbitro ternano è scivolato sempre più indietro nelle gerarchie dell’Aia. Tanto da passare da dirigere i match scudetto a quelli per la sopravvivenza in serie A. Dopo il pasticcio di Crotone arriverà probabilmente per lui un provvidenziale stop. Poi tornerà ad arbitrare fino a maggio. Sperando che non combini più grandi disastri come a Crotone. Poteva passare alla storia del calcio italiano come uno dei migliori arbitri del mondo. Probabilmente verrà ricordato come l’arbitro che non ha dato il gol a Muntari. Bastava un pizzico in più di coraggio. Ieri a Crotone basta solo vedere bene cos’era accaduto. Povero Tagliavento. E poveri noi.

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