Napoli, quando il “golazo” è la specialità della casa

Pubblicato il autore: Stefano Cabrini Segui
NAPLES, ITALY - OCTOBER 21: Dries Mertens of SSC Napoli in action during the Serie A match between SSC Napoli and FC Internazionale at Stadio San Paolo on October 21, 2017 in Naples, Italy. (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Foto originale Getty Images © scelta da SuperNews

A Napoli si sa, la cucina tradizionale è famosa in tutto il mondo, invidiata e decantata anche all’estero da centinaia di anni: pizza, mozzarella di bufala, babà e chi più ne ha più ne metta.
Dall’estate del 2015 si è insediato il nuovo Executive Chef dalle parti di Castelvolturno e Fuorigrotta promuovendo un menù tutto suo con sfumature toscane, piatti tradizionali con contorni da tutto il mondo cambiando l’insegna da “Rafa’s” a “Da Maurizio”, trattoria per palati fini, ormai sulla bocca di tutti anche in Europa, un’orchestra che suona a memoria, se si passa dalle parti del Vesuvio non può non passare di lì per un semplice assaggio, un ricco pranzo o una raffinata cena.

Anche ieri in una domenica sera antecedente al Carnevale, si è affermata una specialità del ristornate dalle origini fiamminghe: il pallonetto alla Mertens.
Il belga uno dei principali chef de partie ci ha ormai preso gusto a deliziare la platea con questo tipo di piatti, ne sa qualcosa anche un turista inglese di nome Joe Hart l’anno scorso al San Paolo e ieri sera il neo vicino di casa sannita Puggioni.Dries non si limita al suo pallonetto, ma ha saputo anche dare varietà al menù anche con punizioni, tiri dalla distanza, a giro e dopo scambi con lo chef de cuisine napoletano Lorenzo e il sous chef Josè Maria.

Il primo è entrato a far parte del gruppo ancora prima dell’arrivo del boss toscano, partendo come stagista affiancato da un famoso cuoco sudamericano di nome Edison, ormai emigrato in un lussuoso ristorante parigino. Le sue specialità sono il tiro a giro di destro dalla distanza cercando l’incrocio dalla parte opposta: agli assaggiatori è venuto alla memoria un famoso piatto disegnato da uno chef veneto ma naturalizzato juventino da pochi anni in pensione ma sempre di moda.
Lorenzo con la sua genuinità misto classe e quel tocco di “napolenità” è diventato uno dei cuochi più importanti d’Italia e famosi in tutta Europa.
Lo spagnolo Josè Maria arriva da uno stage in un altro lussuoso ristorante di Madrid, è sempre presente un vero e proprio stakanovista propenso anche al sacrificio di aiutare i compagni di reparto rinunciando a volte alle sue vere specialità come l’inserimento sul primo palo, velocità o i diagonali in contropiede.

L’executive sous chef del ristorante “Da Maurizio” è un ragazzo ormai non più giovanissimo ma da più di dieci anni con sangue napoletano che a numero di piatti ha superato anche un certo chef argentino considerato per qualità più di una divinità a Napoli ed in patria.
Marek(iaro) dopo un Erasmus in quel di Brescia ha sposato la causa napoletana da giovanissimo prendendo tutti i gradi e diventando il riferimento numero uno del Grande Manager Aurelio.
La sua cucina con qualche spruzzo dell’est non prevede kapustnica e silvovica ma grandi tiri da lontano, inserimenti dalle retrovie e tanta corsa che lo hanno eletto a beniamino al San Paolo sempre pronto ad arrivare in pensione con questa maglia. Il menù è sempre ricchissimo e prelibato, possiamo anche ricordare le geometrie e i rigori italo-brasiliani dello chef saucier Jorginho, i cross in salsa magrebina dello chef garde-manger Faouzi ormai prossimo al rientro dopo il congedo per malattia.
Lo staff è di prima qualità, forse il principale motivo che il manager e il titolare Maurizio non abbiano voluto nessuno a gennaio ne stagisti in prova, né contratti a tempo determinato né grandi stelle: quelle gliele diamo noi sulla guida Michelin.

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